Crisi banche, BCE invoca un mercato elettronico per NPL e apre su “addendum”

Novità in arrivo per il mercato degli NPL, con la BCE a invocare la nascita di una piattaforma di trading elettronico, mentre avanzano le nuove regole per le banche dell'area.

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Novità in arrivo per il mercato degli NPL, con la BCE a invocare la nascita di una piattaforma di trading elettronico, mentre avanzano le nuove regole per le banche dell'area.

Si avvicina la data dell’8 dicembre, termine ultimo per inviare alla BCE le proprie opinioni sul dibattito avviato all’inizio di ottobre con la pubblicazione delle nuove linee guida per abbattere i crediti deteriorati o NPL (“Non Performing Loans”). Entro quella data, tutti i dubbi e le modifiche alla bozza presentata dall’ente di supervisione contro i rischi presieduto da Danielle Nouy dovranno essere fatti presenti dalle parti coinvolte, essenzialmente banche, istituti centrali nazionali e governi. E Francoforte apre a un compromesso, ovvero al possibile rinvio dell’entrata in vigore delle nuove norme, qualora risultasse insufficiente il lasso di tempo intercorrente tra l’8 dicembre e l’1 gennaio prossimo. Uno spiraglio per le banche italiane, che sono state tra le più critiche contro la “guidance”, detenendo NPL lordi per 318 miliardi di euro, oltre un terzo del totale nell’Eurozona. (Leggi anche: Crisi banche, Draghi tuona contro NPL e Padoan reagisce)

Tra le varie ipotesi di apertura contro l’ampio fronte critico, che comprende l’Europarlamento, vi sarebbero la possibile fase di transizione per gli NPL già iscritti a bilancio al 31 dicembre prossimo e parzialmente coperti; l’allungamento del periodo entro cui coprire totalmente i nuovi NPL iscritti a bilancio e la possibilità che tali regole vengano applicate solamente nei confronti delle banche ritardatarie nella copertura degli NPL, insomma in chiave sanzionatoria.

Il cosiddetto “addendum” ad oggi prevederebbe che tutti i nuovi NPL iscritti a bilancio dal prossimo anno vengano coperti totalmente dalle banche entro due anni, se sprovvisti di garanzie, entro sette anni, se provvisti di garanzie. Tuttavia, s’ipotizza che le nuove regole possano applicarsi anche agli NPL pregressi, cosa che si tradurrebbe in un salasso per le banche molto esposte, tra cui proprio le italiane, la cui incidenza dei crediti dubbi sul totale risulta ancora tre volte superiore al dato medio dell’area, che è del 6%. Le ricapitalizzazioni necessarie per ripulire i bilanci con le maggiori coperture richieste colpirebbero le erogazioni di nuovi prestiti a famiglie e imprese, affievolendo la ripresa economica in atto.

Un mercato digitale degli NPL

E ieri, dalla BCE è arrivata una proposta, che sarebbe destinata a fungere da “game changer” nel dibattito: la creazione di una piattaforma di trading elettronico per il mercato degli NPL nell’area. L’idea di Francoforte sarebbe di dare vita a un sistema elettronico di dati, che sarebbe in grado di incentivare la domanda, consentendo alle banche di cedere più facilmente i loro crediti dubbi e a un prezzo meno distante rispetto a quello che il mercato offrirebbe loro. Il ragionamento dei funzionari di Mario Draghi sarebbe il seguente: le banche dell’Eurozona oggi riescono con grande difficoltà a ripulire i loro bilanci dagli NPL, perché non possono facilmente cedere questi ultimi a terzi sul mercato, essendo scarsa la domanda. La bassa domanda a sua volta deriva dalla carenza di dati disponibili sulla composizione dei portafogli di crediti, per cui i pochi soggetti disposti a comprare NPL, presentano offerte di prezzo decisamente più basse dei livelli desiderati dalle banche e, in particolare, del “book value”, ovvero dei valori di iscrizione a bilancio, con la conseguenza che o tali cessioni non si realizzano o si realizzano con gravi perdite per le banche, che provocano spesso la necessità di ricapitalizzarsi. (Leggi anche: Sulle banche italiane in arrivo doppia mazzata UE su NPL e bond)

Facendo nascere un sistema elettronico nell’area e in grado di fornire informazioni dettagliate sulla qualità dei crediti ceduti, si moltiplicherebbero gli investitori interessati e le due parti del mercato sarebbero meno lontane, con scarti minori tra prezzi offerti e prezzi richiesti, agevolando le cessioni degli NPL e, quindi, la pulizia dei bilanci. Più banche offrirebbero pacchetti, più investitori sarebbero disposti a comprarli, riducendosi l’influenza di quei pochi che oggi farebbero il bello e cattivo tempo sullo scarno mercato degli NPL, di fatto fissando i prezzi. E sempre grazie alla nascita della piattaforma elettronica, si potrebbe dare vita a una standardizzazione dei dati sui crediti, riducendo i costi delle transazioni e la trasparenza.

Costi di recupero più alti in Italia

La BCE ha precisato che tale sistema non necessiterebbe dell’ingresso degli stati, anzi sarebbe preferibile che si tenessero alla larga. Trattandosi di dati sensibili e riservati, tuttavia, non si esclude che si dovrebbero apportare modifiche alle norme sulla privacy, per cui il lavoro sarebbe tutt’altro che di facile realizzazione, specie considerando che si avrebbe a che fare con 19 legislazioni differenti.

Infine, prendendo spunto dall’elaborazione dei dati su un campione di NPL di banche dei 19 stati dell’Eurozona da parte della BCE sulle informazioni pubblicate dalla Banca Mondiale nel suo Doing Business 2017, si nota come l’Italia mostrerebbe il più alto costo di recupero rispetto al prezzo di iscrizione a bilancio dei suddetti crediti. In pratica, escludendo i compensi elargiti allo staff coinvolto e i costi delle infrastrutture IT, gli investitori devono affrontare mediamente oneri per quasi un quarto del valore a libro per recuperare i crediti a rischio, la più alta percentuale di tutta l’area e tre volte più alta che per le banche tedesche. A fronte di ciò, il rendimento per gli investitori che rilevano tali pacchetti sarebbe nell’ordine del 12% rispetto al valore a libro, del tutto simile che in Germania e Olanda e Spagna, ma inferiore alla Francia. (Leggi anche: Crisi banche, stretta prestiti baratto tra BCE e Germania)

 

 

 

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