Banche italiane: Visco (Bankitalia) si auto-assolve, ma è poco credibile

La relazione di Ignazio Visco sulle banche italiane non ha convinto praticamente nessuno, nemmeno i banchieri in sala. Le banche italiane, intanto, perdono in borsa il 35% dall'inizio dell'anno.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La relazione di Ignazio Visco sulle banche italiane non ha convinto praticamente nessuno, nemmeno i banchieri in sala. Le banche italiane, intanto, perdono in borsa il 35% dall'inizio dell'anno.

La stampa si aspettava qualcosa di più dalle Considerazioni Finali del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, rese ieri dinnanzi a una platea, che a tratti ha dato segno di insoddisfazione e di sbigottimento. Persino quotidiani non certo sguaiati contro Via Nazionale, come Repubblica, hanno scritto parole abbastanza dure sulla relazione, giudicandola “debole”.

Diversi i punti toccati da Visco, ma quello che ha maggiormente colpito i presenti in sala e gli stessi giornalisti è stata l’assenza più totale di auto-critica. A stupire è, invece, proprio lo stupore altrui, perché non è un mistero che Bankitalia non sia avvezza a mostrarsi dubbiosa su qualsivoglia proprio atteggiamento o atto. Tutti ricordiamo ancora che nel 2005 fu necessario un bombardamento mediatico e istituzionale per costringere l’allora governatore Antonio Fazio a lasciare la carica, nonostante anni di evidente fallimento nella vigilanza del sistema bancario nazionale.

Crisi banche, per Visco va tutto bene

Tornando al discorso di Visco, il governatore ha chiarito che Palazzo Koch non ha poteri inquisitori come quelli dei giudici e che potrebbe limitarsi semmai a segnalare ai Pm. Stop. Per arginare eventuali altre critiche, ha aggiunto che l’istituto da lui guidato avrebbe ridotto la portata di alcuni rischi, agendo in assoluta riservatezza, in modo da evitare problemi ben più gravi.

Riassumendo il succo delle sue parole e parafrasando: “abbiamo fatto il possibile e anche più di quello che vi è dato sapere”. Così si auto-assolve il capo dell’organo di vigilanza sulle banche italiane, a sei mesi dal salvataggio pubblico di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti, che è costato l’azzeramento delle rispettive azioni e di circa mezzo miliardo di obbligazioni subordinate in mano a 10.500 piccoli risparmiatori. Non una parola sullo scandalo della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, due istituti, i cui azionisti hanno di fatto perso tutto, essendosi azzerato il valore dei titoli in loro possesso.

 

 

 

 

Visco scarica la colpa sulla solita Europa

Non una riga sulla crisi delle banche italiane, che in borsa perdono dall’inizio dell’anno il 35-36% (ieri, un altro -3,3% è stato accusato dal comparto, che evidentemente non ha gradito la Relazione, laddove invita le banche a tagliare i costi, personale compreso, riducendo le filiali). Anzi, qualcosa sul punto Visco l’ha detta, ossia che le sofferenze bancarie sarebbero sì un problema grave, ma da non sopravvalutare. Dunque, è il resto del mondo a sbagliarsi sullo stato di salute del nostro sistema del credito.

Il capolavoro del gattopardismo viene raggiunto, però, quando il governatore attacca l’Europa, rea di non avere consentito alle banche salvate di accedere al fondo di tutela dei depositi e che con i soliti lacci e lacciuoli non consentirebbe una gestione adeguata della crisi.

Critiche a posteriori su bail-in

In particolare, Visco rimprovera alla UE di avere introdotto una nuova disciplina sui salvataggi, il “bail-in”, in maniera tempestiva e senza una previa fase di rodaggio, escludendo del tutto la possibilità di un salvataggio a carico dello stato all’occorrenza, che potrebbe rivelarsi, invece, benefico nel medio-lungo termine.

Tralasciamo ogni considerazione sulla sostanza e ci limitiamo a ricordare che non una sola parola fu spesa da Bankitalia alla vigilia del recepimento della direttiva comunitaria Brrd da parte del nostro Parlamento, quella che contiene il “bail-in”.

Ancora una volta, Via Nazionale si è mostrata incapace di avere una visione lunga sull’evoluzione del nostro sistema bancario e sui suoi fattori di crisi, preferendo piangere sul latte versato, anziché rischiare una critica preventiva alle istituzioni europee. Quelle di ieri sono avvenute in pieno clima di auto-difesa, nella migliore tradizione italica dello scarica-barile.

 

 

 

Nessun accenno ad anomalia su BTp

E strizzando l’occhio al governo e, in generale, al sistema politico italiano, ha replicato alla richiesta della Bundesbank di porre un tetto alla detenzione dei titoli di stato da parte delle banche, sostenendo che posizioni dogmatiche rischiano di aggravare i problemi, anziché ridurli.

Opinabile è chiaramente la posizione tedesca sul punto, ma Bankitalia ha qualcosa da dire sull’anomalia tutta italiana di oltre 400 miliardi di euro di titoli di stato in pancia alle nostre banche, pari a più del 10% dei loro attivi? Secondo Visco è normale che le banche italiane abbiano raddoppiato in 4 anni il quantitativo di bond governativi posseduti, mentre stringono la cinghia sui prestiti erogati alle piccole e medie imprese?

Placet per fondo Atlante, nessuna critica

Certo, il governatore avrebbe buon gioco a rispondere che non è compito dell’istituto fornire linee-guida gestionali alle banche sottoposte alla sua vigilanza. E avrebbe piena ragione. Ma la questione è un’altra: se il boom di titoli di stato detenuti è frutto, oltre che delle elevate sofferenze sui crediti prestati alla clientela e ai bassi tassi vigenti sul mercato, anche della valutazione a rischio zero di tali bond nei bilanci bancari, non sarebbe più appropriato che le banche fossero costrette a trattare ogni asset in condizioni regolamentari di uguaglianza, evitandosi distorsioni a sfavore dell’economia reale?

Infine, inevitabile la benedizione del fondo Atlante, che farebbe molto per contribuire alla soluzione dei problemi delle nostre banche. Bene, ma ha niente da dire Visco sul fatto che il fondo agisce come se fosse un ente pubblico, acquistando azioni di istituti, che il mercato si rifiuta di accollarsi, e sofferenze a prezzi che nessun altro investitore privato si sognerebbe di sborsare? E’ normale per il governatore che banche private e quotate in borsa mettano a repentaglio il valore dei propri azionisti per “salvare il sistema”?

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia