Banche italiane tra le più vulnerabili. UE: basta ai salvataggi pubblici

Le banche italiane sarebbero tra le più vulnerabili in Europa per le perdite sui crediti deteriorati. Tuttavia, in tutta la UE si assiste a un miglioramento del grado di patrimonializzazione degli istituti e con l'Unione Bancaria, assicura la Commissione, le banche non saranno più salvate con fondi pubblici.

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Le banche italiane sarebbero tra le più vulnerabili dell’intera Unione Europea. Lo scrive il “Rapporto europeo sulla stabilità e l’integrità finanziaria” della Commissione di Bruxelles, secondo cui le perdite sui crediti deteriorati netti degli istituti di Grecia, Slovenia, Cipro, Irlanda, Italia e Bulgaria potrebbero ammontare fino al 70%  dei fondi accantonati a scopi di solvibilità, quando nella maggioranza degli altri paesi, si legge, la percentuale sarebbe in media meno del 30%.

Tuttavia, nello stesso Rapporto si legge anche che la definizione di “crediti deteriorati” differisce ancora di stato in stato, anche se dovrebbe essere più omogenea entro il 2014, con l’arrivo della cosiddetta Unione Bancaria.

Il capitale aggregato delle banche europee è cresciuto, però, dal 2008 alla metà del 2013 di 630 miliardi di euro (da 1.765 a 2.390 miliardi), ma di questi solo 230 sono capitali freschi, il resto deriva da fondi interbancari. E di fatto, spiega il Rapporto, uno dei pericoli maggiori ha a che fare con il fatto che i maggiori investitori delle banche siano altre banche, aumentando così le interconnessioni e i rischi sistemici.

Nel frattempo, anche il rapporto “L’integrazione finanziaria in Europa” della BCE vede un netto miglioramento sotto il profilo patrimoniale per le banche europee, il cui Tier 1 – indice del patrimonio di primo livello – è salito dal 10,7% al 13% dal 2010 al 2013, con coefficienti mediamente ben superiori ai minimi richiesti anche in paesi con patrimonializzazione più debole, come in Spagna, Slovenia e Italia.

Nel commentare entrambi i rapporti, il Commissario al Mercato interno, Michel Barnier, ha dichiarato che l’Unione Bancaria sarebbe di estrema importanza nel garantire che il sistema finanziario sostenga l’economia reale, senza creare rischi eccessivi per la società. Infine, Barnier ha affermato che le nuove regole sottoporranno le banche europee alla stessa disciplina prevista per gli altri settori, ossia le loro perdite non graveranno più sulle spalle dei contribuenti.

 

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