Banche italiane, scudo pubblico da 150 miliardi: terzo flop in 6 mesi?

La crisi delle banche italiane si evince dall'attivismo del governo Renzi in questi mesi. Eppure, dopo due fallimenti, lo "scudo" dei 150 miliardi potrebbe rappresentare il terzo flop del 2016.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crisi delle banche italiane si evince dall'attivismo del governo Renzi in questi mesi. Eppure, dopo due fallimenti, lo

Le banche italiane potranno godere del cosiddetto “scudo” dello stato, una garanzia pubblica del governo sulle obbligazioni “senior” e “covered” già emesse e con durata residua massima di 5-7 anni. La garanzia non potrà superare il 5% del totale delle passività dell’istituto e non potrà eccedere il mezzo miliardo.

Lo scudo del governo sarà valido fino al 31 dicembre di quest’anno, anche se potrà essere rinnovato. La sua dimensione è di 150 miliardi di euro. Se attivato, il costo ricadrà sul contribuente, ma non sarebbe conteggiato nel deficit, solamente come debito. Per ottenerlo, infine, le banche non dovranno esibire alcun collaterale come garanzia.

Crisi banche finita con garanzia?

La garanzia statale risolve, dunque, i problemi del nostro sistema bancario? Niente affatto. Essa è utile ad evitare una corsa agli sportelli da parte di correntisti e obbligazionisti non subordinati, in quanto questi adesso non hanno da temere una crisi di liquidità. Nessuna soluzione, però, per la sotto-capitalizzazione dei nostri istituti, perché non c’entra nulla con gli aumenti di capitale necessari per irrobustire il patrimonio. La loro necessità non viene fatta venir meno in alcun modo con lo scudo statale.

In altre parole, la Commissione europea ha concesso all’Italia la possibilità di garantire la liquidità delle banche per un determinato periodo, al fine di arrestare la propagazione di una possibile crisi di fiducia dei risparmiatori e degli investitori. Tuttavia, gli istituti possono avvalersi della suddetta garanzia solo se solvibili. Chi rischia l’insolvenza, invece, sarà ugualmente sottoposto alle previsioni del bail-in, in pieno rispetto ai contenuti della direttiva comunitaria nota come Brrd del 2013, recepita dagli ordinamenti nazionali.

 

 

 

Salvataggio pubblico escluso

E quei 40 miliardi di aiuti pubblici di cui parlava il premier Matteo Renzi? Tutta un’altra storia. La Germania e i commissari restano contrari all’intervento statale, tanto che la cancelliera Angela Merkel ha notato come non si possano cambiare le regole ogni due anni.

Da cosa scaturiscono i 40 miliardi? E in cosa consisteva e consiste tutt’ora il piano originario del governo? Le sofferenze bancarie, ossia i crediti maggiormente a rischio, in Italia valgono intorno ai 200 miliardi, ma al netto delle svalutazioni già effettuate, esse sono iscritte a bilancio a circa 84 miliardi. Tuttavia, il mercato le valuta all’incirca sui 40-45 miliardi, con la conseguenza che se le banche cedessero tali crediti ad altri privati, dovrebbero registrare presumibilmente perdite per complessivi 40-45 miliardi. Considerando la detrazione d’imposta del 27%, si arriverebbe a un ammanco di capitale di circa 35 miliardi rispetto ai livelli attuali, soldi, che in molti casi dovrebbero essere reperiti sul mercato con apposite ricapitalizzazioni, al fine di non scendere al di sotto dei livelli minimi patrimoniali imposti dalla BCE e percepiti come garanzia di solidità dal mercato.

Rischio di terzo flop

Il governo Renzi avrebbe desiderato (e sul punto ancora tratta con Bruxelles) di potere intervenire con un fondo pubblico per ricapitalizzare sin da subito le banche e/o per sostenere i prezzi delle sofferenze in fase di cessione sul mercato, avvicinandoli a quelli di carico nei bilanci.

Già con la seduta di venerdì, i titoli bancari sono tornati a ripiegare, perdendo da inizio anno circa il 54% del loro valore. Considerando il flop della garanzia pubblica sulle sofferenze e quello della nascita del fondo Atlante, il rischio di una terza delusione in appena sei mesi appare alto. Sperando che i mercati non perdano del tutto la pazienza e che la discesa degli istituti in borsa trovi, a un certo punto, una tregua.

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia, sofferenze bancarie