Salvataggio banche italiane divide l’Europa: ecco cosa indebolisce Renzi

Bail-in: il salvataggio delle banche italiane con fondi pubblici non è scontato e né sarà concesso gratis. La UE è divisa per ragioni politiche.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Bail-in: il salvataggio delle banche italiane con fondi pubblici non è scontato e né sarà concesso gratis. La UE è divisa per ragioni politiche.

L’Eurogruppo di ieri e oggi è chiamato a prendere una decisione su come affrontare la crisi delle banche italiane e, per estensione, di quelle europee. Difficile, però, che una scelta definitiva venga davvero partorita entro le prossime ore. La questione non è tanto ideologica, come pure lo è in parte e lo sembra, quanto politica. L’Italia chiede di potere salvare MPS con soldi pubblici, ma senza che questo faccia scattare il bail-in a carico degli obbligazionisti subordinati, una platea di circa 50.000 persone, che rischia di perdere tutto il capitale investito. Le ripercussioni di una simile vicenda sarebbero tali, da indebolire ulteriormente e forse irreversibilmente il governo Renzi, che nei prossimi 3-4 mesi dovrà affrontare il referendum costituzionale da una posizione politica non certamente favorita.

In teoria, alla UE converrebbe chiudere un occhio sul bail-in, sospendere le nuove regole sui salvataggi bancari e dare al governo italiano il modo di minimizzare gli effetti finanziari e politici di uno o più bailout. Il problema è che se si consentisse all’Italia di fare questo, le conseguenze politiche negative ricadrebbero interamente sulle spalle dei governi del Nord Europa, a partire da quello tedesco, che ha alla sua destra un partito, Alternativa per la Germania, che nei sondaggi viaggia intorno al 12-15% e che fonda la sua politica sull’opposizione inflessibile ai salvataggi pubblici di banche e stati a carico dei contribuenti tedeschi.

Costo politico sarebbe alto in Germania

La Germania rinnova il Bundestag l’anno prossimo e non può permettersi un’avanzata netta degli euro-scettici, che renderebbe difficoltoso per il centro-destra della cancelliera Angela Merkel persino rieditare una nuova Grosse Koalition con i socialdemocratici.

Dunque, salvare Frau Merkel o Matteo Renzi. Sappiamo tutti chi sia il soggetto politico più forte, ma le cose si complicano, allorquando si nota che un tracollo delle banche italiane farebbe riesplodere una crisi finanziaria di ampia natura in tutta l’Eurozona e che stavolta sarebbe micidiale sia per la moneta unica, sia per la stessa UE.

 

 

 

Varie ipotesi di bail-in parziale

Da qui la necessità di trovare un’intesa, che stando a una qualche ipotesi circolata a Bruxelles, sarebbe la seguente: sì al salvataggio pubblico, ma applicando parzialmente il bail-in, imponendo perdite a carico degli obbligazionisti subordinati diversi dai risparmiatori privati, ovvero di fondi, banche, assicurazioni.

Discriminare a posteriori tra gli investitori, però, non è mai una scelta oculata e potrebbe creare un clima di sfiducia più generalizzato da parte dei grandi capitali nell’Eurozona. Per questo, si cerca una soluzione condivisibile, accettabile dalle parti e che non comporti rischi di altro tipo sui mercati.

Flessibilità fiscale già concessa riduce margini in favore di Renzi

A voler essere onesti, la posizione negoziale di Renzi si regge tutta sulla sola paura di un effetto domino in Europa, scatenato da una crisi bancaria italiana. Per il resto, però, non sono in pochi tra le cancellerie a giudicare il nostro premier ormai politicamente spacciato, per cui la stessa Berlino si chiede se abbia senso sacrificare il proprio interesse e i principi perseguiti per salvare un governo probabilmente destinato a cadere ugualmente tra pochi mesi.

Oltre tutto, i tedeschi sono convinti di avere già concesso anche troppo all’Italia, come sul piano della politica fiscale, attraverso una flessibilità garantita a piene mani a Roma, nonostante la musica nel nostro paese non sembri essere granché cambiata sul fronte dell’affidabilità politica.

 

 

 

Salvataggi bancari, via libera con minore flessibilità?

Infine, c’è la questione della Commissione. Formalmente, è naturale che l’Italia tratti con Bruxelles, non con Berlino, che (sempre formalmente) è un partner alla pari. Ma con la Brexit, la forza politica e contrattuale dei commissari si è di molto affievolita. In teoria, sarebbe una buona notizia per noi, ma nel caso specifico non lo è. Il presidente Jean-Claude Juncker sarebbe intenzionato ad evitare l’apertura di un nuovo fronte di crisi, stavolta al Sud, concedendo all’Italia una sospensione temporanea del bail-in, il tempo per ricapitalizzare con liquidità pubblica le sue banche.

Ma contro di lui si è creato uno schieramento piuttosto variegato, che vede a capo il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, nonché i governi di Polonia e Repubblica Ceca, contrari alla forza preponderante della Commissione. Ciò significa che sempre meno forza traspare dalle negoziazioni in capo ai commissari, mentre sempre più inizia a formalizzare quell’“approccio intergovernativo” voluto da Schaeuble, che si traduce nella necessità di concordare più o meno direttamente con la stessa Germania condizioni politicamente sostenibili per il salvataggio di MPS e di eventuali altre banche.

Poiché nessuno vuole rischiare di destabilizzare le banche europee, alla fine Renzi potrebbe ottenere buona parte di quanto chiede, ma il costo di queste concessioni potrebbe pagarsi sul piano fiscale, dove il monitoraggio della Commissione diverrebbe nei prossimi mesi più tecnico e meno politico. Alias, niente più flessibilità.

 

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Argomenti: bail in, Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Europa, Economia Italia, Governo Renzi