Banche italiane: perdite anche a carico dei privati, l’avvertimento di Schaeuble

Il salvataggio delle banche italiane a carico dello stato passa per la richiesta dei tedeschi di infliggere perdite anche ai privati. Ma le posizioni nel governo tedesco sono due.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il salvataggio delle banche italiane a carico dello stato passa per la richiesta dei tedeschi di infliggere perdite anche ai privati. Ma le posizioni nel governo tedesco sono due.

Non è ancora stata scritta l’ultima parola del capitolo sulle banche italiane. Quando sembrava che i leader europei fossero tutti concordi sulla necessità di sospendere l’applicazione del bail-in, al fine di consentire all’Italia di salvare i suoi istituti con denaro pubblico e senza perdite a carico degli obbligazionisti, ci ha pensato il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, a rimettere tutto in discussione.

Ieri, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il segretario al Tesoro USA, Jacob Lew, principalmente incentrata sulla Brexit, il braccio destro della cancelliera Angela Merkel ha confermato quanto aveva già dichiarato prima dell’Eurogruppo di inizio settimana, ovvero che bisogna attendere i risultati degli stress-test per capire se le banche italiane abbiano necessità di essere ricapitalizzate e che a tale fine bisogna trovare una soluzione “all’interno delle regole” attuali, contemplando il principio del “burden sharing”, ovvero della condivisione dell’onere tra stato e investitori privati.

Salvataggio banche, obbligazionisti siano coinvolti per Berlino

In altre parole, Schaeuble si mostra disponibile a un intervento pubblico in favore di MPS, così come di eventuali altre banche italiane, perché ciò è previsto dalle regole stesse contenute nel cosiddetto bail-in, a patto che anche i privati partecipino alle perdite, ossia gli azionisti, in prima battuta, nonché gli obbligazionisti subordinati, se non, addirittura, anche quelli senior.

Il problema sta nel fatto che il governo Renzi ipotizza un intervento in favore di MPS, anzitutto, al fine di impedire proprio che scatti il bail-in ai danni degli obbligazionisti subordinati, essendo circa 50-60.000 di questi piccoli investitori, ovvero semplici famiglie del canale retail.

 

 

 

Governo tedesco diviso

Politicamente, la richiesta di Berlino non è sostenibile per il premier Matteo Renzi, non a un paio di mesi dal referendum costituzionale, che segnerebbe la sua carriera politica in un senso o nell’altro, nonché potrebbe rivelarsi fatale per il suo esecutivo.

La cancelliera aveva dichiarato nei giorni scorsi di non intravedere alcuna crisi in Italia, ma apparentemente aprendo alla prospettiva di un salvataggio pubblico, quando sosteneva che sarebbe stata trovata la “soluzione giusta”. Parole in sintonia con quelle del presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, per cui non sarebbe in vista alcuna crisi bancaria in Italia.

Non è la prima volta che il governo tedesco si mostra bifronte dinnanzi a operazioni di bailout. Lo abbiamo notato con il dossier Grecia, riguardo al quale la posizione del ministro è sempre stata più dura di quella della cancelliera. Che anche stavolta sia così o che sia in corso una discussione a Berlino tra quanti, come Schaeuble, vedono nel caso italiano un possibile contraccolpo elettorale per i conservatori tedeschi, e quanti, come Frau Merkel, è costretta a scegliere soluzioni di mediazione per spirito di Realpolitik?

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Argomenti: bail in, Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Europa, Economia Italia