Banche italiane e quel “buco” da 35 miliardi in 3 mesi

Banche italiane colpite dalle vendite. Non sono solo i crediti deteriorati il problema, bensì pure le elevate esposizioni ai BTp.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Banche italiane colpite dalle vendite. Non sono solo i crediti deteriorati il problema, bensì pure le elevate esposizioni ai BTp.

Un’altra seduta iniziata male per le banche italiane, che al momento perdono in borsa l’1,3%, registrando così quest’anno un calo di poco oltre il 50%. Nervosismo da referendum, che starebbe spingendo gli investitori a restare alla finestra e a portare altrove i capitali, complice l’attesa rialzista sui tassi USA, dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni USA. Ma esistono diverse ragioni specifiche, per le quale i mercati dubitano delle nostre banche, oberate da crediti deteriorati netti per oltre 85 miliardi netti a settembre.

Secondo Steve Eisman, il banchiere del “big short”, che nel 2008 fece una fortuna, dopo che negli anni precedenti aveva scommesso al ribasso sui titoli delle azioni bancarie USA, crollati con il crac di Lehman Brothers (è il personaggio centrale de “La Grande Scommessa”), le banche italiane sarebbero “le peggiori d’Europa”, tanto che adesso starebbe scommettendo contro di loro. (Leggi anche: Banche italiane, investitori in fuga sul referendum)

Le sofferenze bancarie sono più alte delle stime

Le ragioni addotte dal finanziere non sono strampalate, tutt’altro. Sostiene che le sofferenze bancarie, oggi valutate mediamente tra il 40% e il 45% del loro importo originario, non andrebbero prezzate oltre il 20%. Se nei loro bilanci dovesse essere iscritto il valore effettivo, spiega, diverrebbero insolventi.

Eisman cita un altro fattore di debolezza delle nostre banche, ovvero i titoli di stato detenuti, che stanno perdendo valore un po’ ovunque. In effetti, a guardare i numeri, si ottengono risultati abbastanza inquietanti: da metà agosto ad oggi, i BTp hanno perso mediamente l’8,7% (il 3,2% dalle elezioni USA). Ora, tenendo conto che ad agosto i nostri istituti possedevano 401 miliardi di euro investiti in titoli di stato italiani, scesi a 394,5 miliardi a settembre, significa che in poco più di tre mesi, il valore di questi assets iscritti a bilancio sarebbe sceso di quasi 35 miliardi. (Leggi anche: Banche italiane e titoli di stato, doppia mazzata dello spread)

 

 

 

Banche italiane esposte ai BTp in misura diversa

In realtà, si tratta di stime medie, che potrebbero essere poco realistiche per alcuni istituti, in quanto molto dipende dalla “duration” dei titoli detenuti. Le banche ad avere perso virtualmente di più, infatti, sarebbero quelle che hanno in pancia BTp mediamente più longevi, poiché sono questi ultimi ad essere arretrati di prezzo, mentre quelli a più breve scadenza hanno quasi del tutto limitato le perdite.

Tra le banche potenzialmente più colpite vi sarebbe, ad esempio, MPS, che ha in pancia titoli di stato di durata media intorno ai 9 anni e per un controvalore complessivo pari a 2,5 volte il suo patrimonio netto. Attenzione, però, perché non parliamo di perdite effettive, ma di un calo di valore, che potrebbe anche non tradursi mai in una minusvalenza, se il valore dei titoli alla scadenza o all’atto della loro cessione sul mercato secondario risultasse comunque superiore a quello medio di acquisto.

In ogni caso, negli ultimi tre mesi le cose non si sono messe bene per le banche italiane anche sotto questo profilo, come dimostra il caso esemplare del BTp 2067, emesso il 4 ottobre scorso a 99,194 ed acquistato a piene mani, in particolare, proprio da banche, compagnie assicurative e fondi. Ad oggi hanno perso il 13%. (Leggi anche: Banche italiane, ecco lo scenario se Renzi perde)

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia