Banche italiane, il regalo avvelenato dall’Europa sulla Vigilanza al governo Conte

A vigilare sulle banche europee ci sarà un italiano, ma la notizia è tutt'altro che positiva per il governo Conte. Ecco perché la nomina di Andrea Enria è stata un regalo avvelenato dell'Europa a Roma.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
A vigilare sulle banche europee ci sarà un italiano, ma la notizia è tutt'altro che positiva per il governo Conte. Ecco perché la nomina di Andrea Enria è stata un regalo avvelenato dell'Europa a Roma.

Sarà Andrea Enria il successo di Danielle Nouy a capo della Vigilanza della BCE. Il suo nome ha battuto quello di Sharon Donnery, vice-governatore della banca centrale irlandese, data per favorita alla vigilia dopo che l’assenza proprio di un europarlamentare italiano, quel Marco Zanni vicino a Matteo Salvini e già grillino, aveva creato una situazione di parità tra i due candidati, mentre non c’era stato niente da fare per Robert Ophele, presidente della Consob francese. Ad avere votato in maggioranza Enria è stato il board della BCE, composto dai 19 governatori centrali dell’Eurozona e dai 6 membri esecutivi. Dunque, adesso per il governatore centrale irlandese Philip Lane si spalancano le porte di Francoforte per la nomina a capo-economista dell’istituto, un ruolo assai ambito, perché di fatto affianca il numero uno nelle sue decisioni di politica monetaria. Quanto al successore di Mario Draghi, invece, tutte le ipotesi restano in auge, anche se sembra sfumare quella di un prossimo governatore tedesco, visto che la Germania si candida per guidare la prossima Commissione UE, schierando Manfred Weber per il PPE. In teoria, ciò incrementerebbe le chance francesi, sebbene Parigi abbia avuto un suo uomo a capo della BCE fino al 2011 con Jean-Claude Trichet.

Un italiano alla Vigilanza per difendere le nostre banche? Con i BTp ci andò male

Per l’Italia non è stato un successo, contrariamente a quanto possiate immaginare. Vero, abbiamo un nostro connazionale a sorvegliare le banche nell’Eurozona, ma la nomina è avvenuta senza un appoggio esplicito da parte del governo Conte. Anzi, se vogliamo dircela tutta, negli ambienti leghisti e grillini, il nome di Enria non è mai piaciuto e a ragion veduta, come segnala il caso Zanni. L’uomo è il presidente dell’Eba, l’authority bancaria europea. Nel 2011, in piena crisi dello spread, si distinse non già per una capacità di tutela del nostro sistema bancario e italiano nel suo complesso, quanto per la sciagurata accettazione del diktat franco-tedesco di imporre agli istituti l’iscrizione dei bond sovrani ai valori di mercato (“mark-to-market”) del 30 settembre di quell’anno. I mercati reagirono fuggendo dai BTp, visto che infliggevano perdite a carico delle banche che li detenevano e fiutando il rischio di un default di Roma nella decisioni europee. Ne seguì l’esplosione paurosa dello spread, con tanto di dimissioni del premier Silvio Berlusconi.

Un italiano eletto contro l’Italia?

E allora, come mai proprio l’Europa anti-sovranista ha votato un italiano per il delicato ruolo di sorvegliante delle banche, quando i tedeschi temono regole troppo morbide sui crediti deteriorati e sul legame tra banche e debiti sovrani? La risposta sta nella ridisegnazione della mappa delle cariche in Europa, che dovrà avvenire da qui a un anno. Eleggendo adesso un italiano in una carica certamente importante, ma non così politicamente significativa, formalmente Bruxelles si è tolta dai piedi l’Italia, terza economia dell’area. Il nostro Paese ha ottenuto un contentino, per cui d’ora in avanti le cariche che contano verranno spartite da Germania, Francia e tutti gli altri. Chiamatelo regalo avvelenato, anche perché con l’uscita di scena tra un anno esatto di Draghi dalla BCE, dentro l’istituto non avremo alcun connazionale nelle posizioni decisionali. Non ci sarà un italiano nel comitato esecutivo per la prima volta dalla nascita dell’istituto, non avremo certamente il capo-economista e non potremo esprimere il governatore. Peseremo quanto Malta, Cipro, la Grecia inviando ogni sei settimane il governatore di Bankitalia in qualità di membro votante a rotazione.

E se è vero che la Vigilanza sotto la Nouy ha assunto un peso importante nelle scelte che impattano il sistema bancario europeo, è altrettanto vero che le decisioni che contano sono state già adottate, sottraendole al successore italiano. Parliamo degli Npl, il cui abbattimento è stato deciso nei giorni scorsi, seppure ancora in via ufficiosa, che avverrà in futuro a condizioni più favorevoli per le banche italiane rispetto alle indicazioni di marzo della Commissione europea. Insomma, il lavoro è stato svolto e l’Italia non potrà fare danni, anche perché Enria non risponderà, nel caso in cui si aprissero dossier scottanti, alle direttive di Roma, non essendo un burocrate voluto dal governo giallo-verde, bensì un “Draghi boy”.

Lo spread buono si allarga, per le banche italiane altra bella notizia che si aggiunge agli Npl 

Questo non significa chiaramente che le sue decisioni saranno prese contro l’interesse dell’Italia, semplicemente che l’Italia sul piano politico non ha ottenuto ieri nulla con la sua nomina, anzi ha appreso indirettamente che verrà tagliata fuori dai giochi per la spartizione delle cariche più importanti, ossia: presidenza Commissione UE, presidenza Europarlamento, capo-economista BCE, governatore BCE, presidenza UE. Paradossale che possa apparire, i due governi in caduta libera, Berlino e Parigi, che si avviano a una sonora bocciatura alle prossime elezioni europee, potrebbero accordarsi per prendersi tutto, a dispetto di quanto diranno i cittadini alle urne. L’establishment uscente prova a ipotecare il futuro dell’euro e delle istituzioni comunitarie, piazzando i propri uomini prima di essere verosimilmente travolto sul piano dei consensi.

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Argomenti: Banche italiane, Bce, Crisi delle banche, Crisi Eurozona, Economia Europa, Economia Italia