Banche italiane corrono su BCE, ma a frenare l’entusiasmo ci pensano i giudici

Banche italiane positive in borsa sulle nuove regole europee per i crediti deteriorati. L'"addendum" si sta rivelando più morbido delle attese, ma i tempi lunghi della giustizia italiana pesano negativamente.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Banche italiane positive in borsa sulle nuove regole europee per i crediti deteriorati. L'

Buone notizie per le banche italiane. La Vigilanza della BCE, nella persona di Danielle Nouy, ha presentato il progetto di riforma della gestione dei crediti deteriorati, ammorbidendolo rispetto ai rumors dei mesi scorsi. A partire dall’1 aprile prossimo, gli istituti nell’Eurozona dovranno accantonare il 100% delle perdite subite con il deterioramento dei crediti erogati a partire da quella data, ma con una tempistica differenziata, a seconda che il credito risulti provvisto o meno di garanzie. Senza, la copertura dovrà avvenire entro 2 anni, se garantito entro 8 anni. In particolare, bisognerà accantonare nel secondo caso appena il 5% il primo anno, salendo già al 40% al terzo, al 55% al quarto, arrivando all’85% entro il settimo e, infine, al 100% entro l’ottavo.

Dunque, viene escluso dalla nuova disciplina, definita “addendum”, lo stock dei crediti deteriorati pregressi, quello accumulato fino al 31 marzo prossimo e che ammontava a 850 miliardi lordi al 30 settembre scorso, di cui un terzo solo in Italia (140 miliardi netti, il 7,8% dei crediti complessivamente erogati). Un sospiro di sollievo per le banche italiane, che gravate di cosiddetti Npl (“Non performing loans”) più di altre, temevano di essere costrette ad accelerare le svalutazioni a bilancio, con ulteriori perdite miliardarie da registrare. Le nuove regole non saranno vincolanti, dovendo ancora passare al vaglio dell’Europarlamento, anche se il loro ammorbidimento dovrebbe renderne più agevole l’approvazione. Una vittoria per il presidente di Strasburgo, Antonio Tajani, che aveva preteso che l’ultima parola spettasse ai politici su quella dei burocrati.

Sulle banche italiane in arrivo doppia mazzata UE su Npl e bond

Ottima la reazione in borsa del comparto bancario italiano, che tra ieri e oggi ha guadagnato il 2,5% contro una media europea dell’1%, a conferma di quanto il tema sia percepito con maggiore sensibilità nel nostro Paese. Gravando sui crediti ancora da erogare e tenendo conto che già da anni le banche siano diventate molto più prudenti in tutta Europa nell’erogare prestiti a famiglie e imprese, chiedendo maggiori garanzie e pretendendo una solidità finanziaria di base superiore che in passato, non dovremmo temere alcuna stretta creditizia nei prossimi mesi, nel senso che quel che è fatto è fatto.

Il macigno della giustizia lenta in Italia

Del resto, alle banche vengono assegnati ben 7 anni per coprire totalmente un credito andato in malora, non certo un tempo insufficiente. Il vero problema, tuttavia, sta nei differenti ordinamenti giudiziari, che rendono molto variegati i tempi di recupero di un prestito tra stato e stato. L’Italia, ad esempio, ha notoriamente una giustizia molto lenta, oberata da milioni di cause pregresse e si stima che se allineassimo i tempi delle nostre cause civili a quelli della Germania, recupereremmo qualcosa come 60 miliardi all’anno e 130.000 posti di lavoro. In effetti, da noi servono 991 giorni per arrivare a sentenza, quasi 600 in più della Francia. E tra nord e sud esistono disparità enormi: in Piemonte basterebbero 543 giorni, in Campania 1.813. E una procedura fallimentare impiega da noi mediamente più di 8 anni per essere definita, ma arrivando a qualcosa come 16,5 anni al sud contro i 7,7 al nord.

Dunque, pur in presenza di tempi piuttosto lunghi concessi alle banche, l’Italia rischia di trovarsi ugualmente in difficoltà, perché al termine dei 7 anni, non è detto che i nostri istituti abbiano potuto escutere le garanzie sottese ai prestiti guasti; anzi, molto probabilmente non si troveranno affatto in tali condizioni al sud, con la conseguenza che l’“addendum” potrebbe pesare negativamente sui loro bilanci, ma a causa di una giustizia italiana molto lenta e inefficiente. Del resto, se dopo 7 anni non si è stati ancora in grado di impossessarsi di un bene immobile ipotecato o di aggredire il patrimonio del debitore, il problema non sta a Francoforte, bensì nei tribunali italiani. E di riforma della giustizia sentiamo parlare da decenni senza passi concreti.

Banche italiane, la giustizia lenta costa 7 miliardi per anno di ritardo

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia