Banche italiane e crisi del debito, l’ipotetico scenario devastante

La crisi delle banche italiane e del debito pubblico vista attraverso gli occhi di uno scenario tendenzialmente catastrofico.

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La crisi delle banche italiane e del debito pubblico vista attraverso gli occhi di uno scenario tendenzialmente catastrofico.

Facciamo un esercizio di fantasia. Immaginiamo che le cose non vadano esattamente come auspichiamo, ovvero che la ripresa economica dell’Italia continuerà ad essere lenta e di essere già alla fine del 2019, quando scadrà il mandato di Mario Draghi a governatore della BCE.

A quel punto, salvo sorprese, i tedeschi pretenderanno un loro uomo, dopo avere ingoiato per anni il rospo amaro di una politica monetaria ultra-espansiva. Il successore non è detto che sarà il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ma come ipotizzato, comunque parlerà tedesco. Ebbene, cosa cambia? Tanto, ad iniziare dai tassi. La BCE potrebbe lasciarli invariati a zero fino a quando Draghi non lascerà la guida dell’istituto e a quel punto il successore inizierà ad alzarli, oltre che a ritirare gradualmente gli stimoli monetari. Il combinato tra queste due misure farà lievitare i rendimenti dei titoli di stato nell’Eurozona, facendone allo stesso tempo scendere i prezzi.

Rendimenti bond salgono, prezzi scendono

BTp, Bund, Bonos, Btf, etc., varranno tutti di meno. Chi li possiede riporterà subito le prime perdite. E in Italia, se le cose restassero come oggi, le banche sarebbero ancora in possesso di 400 miliardi di bond pubblici tricolori. Il segno meno sui loro bilanci varrà complessivamente miliardi, potenzialmente in grado di azzerare gli eventuali utili. Ma non è tutto. Una BCE a guida tedesca sposerà la proposta di Berlino per porre un tetto alla detenzione da parte delle banche di titoli di stato e per considerare tali bond non più a rischio zero, cosa che si tradurrebbe in un accantonamento necessario di capitale sui loro acquisti. I nostri istituti correrebbero a rivenderli sul mercato, ma l’eccesso di offerta di bond ne accelererà il collasso dei prezzi e amplificherà le minusvalenze da iscrivere nei bilanci bancari.      

Rischio bail-in su crisi banche

A quel punto, complice un livello delle sofferenze ancora elevato, mai assorbito per effetto della bassa crescita, qualche banca più debole, poco patrimonializzata e molto esposta al debito pubblico (niente nomi, ciascuno di noi aguzzi la fantasia) sarà costretta a ricorrere al “bail-in”. Gli azionisti vedranno annullarsi il valore dei titoli in loro possesso, successivamente si passerà agli obbligazionisti subordinati, dopo ancora a quelli senior. Se non bastasse, si valuterà di toccare anche i conti correnti al di sopra dei 100.000 euro, ma ecco che interverrà il governo italiano ad esercitare quella clausola prevista dal Brrd, la direttiva UE sui salvataggi, chiarendo ai colleghi europei che toccare i conti dei risparmiatori provocherebbe una crisi sistemica per via della sfiducia innescata verso il complesso delle banche, per cui si opporrà a una tale misura. L’Europa non potrà che acconsentire, ma ciò si tradurrà nella necessità per l’Italia di intervenire con soldi pubblici per impedire un “bail-in” a carico dei clienti della banca. Peccato, però, che nel frattempo anche le finanze statali di Roma stiano soffrendo: l’impennata dei rendimenti ha innalzato il costo di rifinanziamento del nostro debito pubblico e il Tesoro non può più fare affidamento come prima sulle banche per collocare i suoi bond, dovendo cercare di attirare gli investitori stranieri e le famiglie italiane, in fuga da anni dal nostro mercato dei titoli di stato. Qualche miliardo per evitare una crisi sistemica lo si troverà sempre, ma la Commissione europea su pressione della BCE e del solito governo tedesco sottoporrà il nostro bilancio statale a una vigilanza peculiare, che non prenderà il nome di “commissariamento”, ma che questo è, mentre l’economia italiana tornerà in recessione per il “credit crunch”, provocato dal taglio degli impieghi verso imprese e famiglie da parte delle banche, finalizzato a ridurre le esposizioni a rischio e a risparmiare risorse per rafforzare il capitale.

     

Italia commissariata

Riepilogando: la virata della politica monetaria della BCE verso una direzione restrittiva e una legislazione meno favorevole ai bond governativi farà lievitare i rendimenti sovrani. Le banche detentrici dei titoli di stato subiranno forti perdite. Lo stato vedrà lievitare il costo del debito pubblico. Qualche istituto più debole inizierà a saltare a gambe per aria.

Ci saranno uno o più “bail-in”, ma per impedire di colpire i conti correnti saranno effettuati salvataggi parzialmente pubblici. L’Europa li avallerà, ma commissarierà il nostro governo.  

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