Banche italiane e Deutsche Bank: ecco quando è previsto il panico sui mercati

Banche italiane meno rischiose di Deutsche Bank? Vediamo che dice il mercato e quando qualcuno ipotizza che possa scattare il vero panico.

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Banche italiane meno rischiose di Deutsche Bank? Vediamo che dice il mercato e quando qualcuno ipotizza che possa scattare il vero panico.

Banche italiane e banche tedesche. Il confronto ufficiale lo ha scatenato il premier Matteo Renzi alla conferenza stampa di fine anno nel dicembre scorso, quando dichiarò che “mai nella mia vita scambierei le banche italiane per quelle tedesche”. E ieri, in un impeto di rabbia sulla crisi in corso in borsa, durante il vertice bilaterale con il premier svedese Stefan Loefven, ha chiarito che a suo avviso i problemi dei nostri istituti sarebbero nulla rispetto a quelli tedeschi. Se i nostri risultano esposti verso i crediti deteriorati, Deutsche Bank lo è verso una montagna di derivati.

“Il rapporto è di 1 a 100”, ha chiosato il premier.

Non c’è solo rabbia nelle parole di Renzi, bensì pure l’avvertenza piuttosto esplicita alla Germania, che nel caso di un “nein” al salvataggio delle nostre banche con capitali pubblici, a saltare per prima sarebbe proprio Deutsche Bank, che il Fondo Monetario Internazionale ha definito la settimana scorsa quale caso più allarmante per l’Europa.

Derivati bancari immensi per DB

Con in pancia titoli derivati per 54.700 miliardi di euro, pari a 20 volte il pil e a quasi 6 volte quello dell’Eurozona, l’istituto ha perso oltre il 46% dall’inizio dell’anno, scendendo alla quotazione attuale di 11,75 euro. Il crollo è senz’altro violento, ma il peggio potrebbe ancora arrivare.

Raggiunto telefonicamente da Reuters, il fondatore della società di investimento Doubleline Capitale, Jeff Gundlach, ha dichiarato che a suo avviso la gente inizierà ad andare nel panico, quando il titolo della banca tedesca scenderà sotto i 10 euro (“a una sola cifra”). A quel punto, prevede l’investitore, “qualcuno dovrà fare qualcosa”. E ammette di ritenere come il migliore investimento in questa fase sia l’oro, dati i timori di instabilità e i dubbi sull’efficacia delle politiche delle banche centrali.

 

 

Default banche, quali rischierebbero di più

Eppure, i mercati non starebbero prevedendo un elevato rischio default per Deutsche Bank, che resta atteso ben più basso di quello di alcuni istituti italiani. Si consideri che da ieri e per tre mesi, assumendo una decisione senza precedenti, la Consob ha disposto il divieto di vendite allo scoperto delle azioni MPS, sulle quali, quindi, per 90 giorni non potranno effettuarsi scommesse ribassiste.

Ciò ha favorito il parziale rimbalzo del titolo, ma i “credit default swaps”, i titoli che assicurano gli obbligazionisti contro il rischio crac, non segnalano alcun miglioramento. Quelli di MPS a 5 anni restano sopra i 600 punti base, implicando un rischio default del 66% entro il 2021. Su base annua, si registra più che un raddoppio dai meno di 250 bp del luglio 2015. E l’impennata è iniziata nei giorni seguenti al salvataggio delle 4 banche minori (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti) da parte del governo, alla fine del novembre scorso, ulteriore indizio dei danni provocati da azioni improvvisate e poco studiate anche sul piano della comunicazione.

Fallimento MPS avvertito più probabile

Per contro i cds di Deutsche Bank mostrano un rendimento di appena 244 bp, anche se più del doppio dei 109 di un anno prima. Anche assicurarsi contro il rischio fallimento di Banco Popolare costa di più, per l’esattezza quasi 260 bp nei 5 anni. Inferiore, invece, è il costo per l’assicurazione sui bond di Unicredit e Intesa-Sanpaolo, rispettivamente pari a 220 e 168 bp.

Sarà anche vero, quindi, che Deutsche Bank rappresenterebbe una bomba ad orologeria per i mercati, ma al momento è molto più elevato il rischio percepito con riguardo a MPS, che in effetti sta per essere salvata nuovamente dallo stato, cosa di cui non si discute formalmente per la banca tedesca.

 

 

 

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