Banche italiane, crisi tutt’altro che finita: le imprese cambino o moriranno

Crisi delle banche italiane non finita nemmeno nel caso di un salvataggio di MPS, tutt'altro che certo ad oggi. Le piccole e medie imprese dovranno trovare alternative o scompariranno.

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Crisi delle banche italiane non finita nemmeno nel caso di un salvataggio di MPS, tutt'altro che certo ad oggi. Le piccole e medie imprese dovranno trovare alternative o scompariranno.

Il -8,5% accusato mediamente dalle banche italiane in borsa dopo i risultati degli stress-test, pubblicati al termine della settimana scorsa, fino alla chiusura di ieri a Piazza Affari testimonia lo scarso entusiasmo con cui il mercato ha accolto gli esiti degli esami condotti dalla BCE. Il titolo Unicredit ha perso il 14% in un paio di sedute, mentre MPS ha ceduto quasi il 10%, segno che la crisi di fiducia sta riguardando tutto il comparto e non solo Siena, che pure era riuscita a sfangare le perdite alla riapertura dei mercati di lunedì.

Cosa turba gli investitori? Anzitutto, il piano di salvataggio di MPS. Messo in piedi dal fondo Atlante, in collaborazione con il governo Renzi e JP Morgan, appare abbastanza nebuloso, improntato all’ottimismo, non spiega come farebbe l’istituto a liberarsi di 6 miliardi di sofferenze cartolarizzate con la tranche senior, pur garantita dal Tesoro. E, poi, perché mai la banca d’affari americana dovrebbe prestare temporaneamente 6 miliardi ad Atlante, quando l’operazione in sé potrebbe essere non remunerativa per il fondo? Con cosa verrebbe pagata?

Salvataggio MPS tutt’altro che certo

E, infine: siamo sicuri che l’Adepp, l’associazione delle casse previdenziali autonome partecipi al cosiddetto fondo Atlante II con gli attesi 500 milioni, dopo che architetti, geologi, commercialisti e ingegneri hanno declinato l’invito del governo?

Il salvataggio di MPS appare così fragile, che ieri si è registrata una dura presa di posizione (la seconda in pochi giorni) del presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, autorevole esponente del PD, contro il Tesoro, giudicato “inadeguato” nella gestione della crisi bancaria. Boccia ha espresso stupore per l’ostentato ottimismo del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sostenendo che è scorretto affermare che “l’intero sistema bancario” sarebbe solido, quando lo è solo una parte di esso, per quanto il risparmio sia al sicuro.

 

 

 

 

Crediti a rischio in Italia abnormi

Per non parlare dei tempi sull’eventuale ricapitalizzazione di MPS, attesa per l’autunno inoltrato, verosimilmente quando si conoscerà l’esito del referendum costituzionale e il destino del governo Renzi sarà chiaro. Comunque vada, pensare che la crisi del sistema bancario italiano sia avviata alla fine per il solo fatto che MPS verrebbe messa in sicurezza sarebbe inopinato. Attualmente, i crediti deteriorati nel nostro paese ammontano a 360 miliardi, pari a quasi il 22% del nostro pil, mentre nel resto d’Europa equivalgono al 9%.

Questa montagna di crediti a rischio, pari a un quarto degli impieghi totali erogati a famiglie e imprese, segnalano la necessità per le banche italiane di ridurre le esposizioni verso la nostra economia reale per molti anni ancora, o meglio, di selezionare con criteri sempre più restrittivi la clientela.

Pmi devono trovare alternative o moriranno

Piaccia o meno, non esiste una valida alternativa a questo scenario. Quale sarà allora il futuro per la miriade di piccole e medie imprese italiane? Già 1,7 milioni di esse risultano spazzate via dalla crisi di questi anni, la quale ha ridotto di un quinto la produzione industriale. Anche questi dati spiegano perché dei 200 miliardi di euro di sofferenze bancarie, quasi 145 miliardi si hanno nei confronti proprio delle imprese di minori dimensioni.

Non ci sarà alcuna possibilità per questo tessuto imprenditoriale diffuso nei prossimi anni di finanziare nuovi investimenti ricorrendo all’indebitamento bancario. E allora, sarà necessario trovare canali alternativi per il reperimento delle risorse necessarie, ovvero dovranno o tendere a consolidarsi sul mercato, aumentando le dimensioni e/o dovranno quotarsi borsa, emettere bond e rifinanziarsi con il capitale di rischio. In altri termini, dovranno porre fine autonomamente al modello banco-centrico imperante ancora in Italia più che altrove, recidendo la loro dipendenza dalle banche o andare dritti verso la scomparsa.

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