Banche italiane, crisi sistemica: così potranno travolgere l’Europa

Le banche italiane dividono Italia e Germania. La loro crisi segnerebbe la fine dell'euro e della UE. La cancelliera Angela Merkel resta contraria al salvataggio pubblico.

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Le banche italiane dividono Italia e Germania. La loro crisi segnerebbe la fine dell'euro e della UE. La cancelliera Angela Merkel resta contraria al salvataggio pubblico.

Tra Italia e Germania è scontro, e non solo sui campi di calcio. In questi giorni si registrano frizioni tra il premier Matteo Renzi e la cancelliera Angela Merkel, proprio all’indomani del vertice a tre con il francese François Hollande a Berlino, che sembrava avere esitato un’ampia convergenza tra le grandi economie europee sulla gestione della UE post-Brexit.

Invece, la crisi delle banche italiane ha rialzato un muro tra Roma e Berlino.

Renzi accarezza un piano di salvataggio pubblico dei nostri istituti per 40 miliardi di euro, tanti ne servirebbero per ricapitalizzarli adeguatamente. Frau Merkel risponde “nein”, indisponibile a sospendere le regole sul bail-in per consentire al nostro paese di salvarsi le banche, anche perché spiega che la flessibilità già concessaci è stata abbastanza.

Crisi banche, Italia e Germania lontani

In effetti, salvare le banche con fondi pubblici infrangerebbe in un solo colpo le regole dell’Unione bancaria e quelle fiscali, facendo schizzare, seppur “una tantum”, il rapporto tra deficit e pil ben oltre il 4% e facendo lievitare il debito intorno al 135% del pil. Altro che Fiscal Compact e perdite delle banche a carico dei privati.

Esisterebbero diverse soluzioni per reperire le risorse necessarie per la messa in sicurezza dei nostri istituti, ma i tecnicismi non muterebbero la sostanza: un intervento di Roma implicherebbe trasferire le perdite delle banche sui contribuenti.

Ieri sera, la Commissione europea ha autorizzato il governo italiano a garantire entro i prossimi sei mesi le nostre banche con uno “scudo” da 150 miliardi di euro, a sostegno degli istituti per i casi di crisi di liquidità, al fine di evitare rovinose corse agli sportelli. Le banche potranno emettere bond senior garantiti dallo stato, che a questo punto arriverebbe a coprire i tre quarti del valore attuale delle sofferenze. Attenzione: la garanzia opera solo in favore delle banche “solvibili”, quindi, non anche per quelle a rischio crac, alle quali continuerà ad attuarsi l’apparato delle nuove norme, noto come bail–in.

 

 

 

Salvataggio banche italiane, rischio sistemico

Eppure, il problema che ha davanti il governo tedesco è tutt’altro che ideologico: il salvataggio delle banche italiane ne impedirebbe il tracollo definitivo in borsa prima e la chiusura degli sportelli dopo, un evento che porterebbe dritti alla fine dell’euro e, date le cose, persino del mercato unico europeo.

Altro che Brexit, sarebbe l’Italia il vero pericolo per la sopravvivenza delle istituzioni comunitarie. Non che lo stiamo scoprendo in questi giorni. La terza economia dell’Eurozona e anche della UE, ora che il Regno Unito non ne fa più parte, è il principale fattore di destabilizzazione dell’unione monetaria, a causa della grave crisi economica e sociale, che si riversa pari pari sulla politica, creando un humus favorevole all’euro-scetticismo.

E un freno alla ripresa è dato da quella enorme massa di crediti sofferenti, pari a circa 200 miliardi sui 360 miliardi di crediti deteriorati. Al netto delle svalutazioni, ammontano ancora a circa 84 miliardi le sofferenze, un livello 5 volte più elevato rispetto agli impieghi dell’era pre-crisi.

Alte sofferenze bancarie rischio sistemico

Senza una qualche soluzione, nel caso migliore l’economia italiana si riprenderà così lentamente, che la disoccupazione non sarà assorbita ancora per diversi anni a percentuali accettabili, ingrossando le file degli euro-scettici e dando vita a governi sempre meno filo-UE. Adesso, la Brexit ha accelerato lo scenario, perché un’eventuale caduta del nostro sistema bancario renderebbe i rischi sopra descritti immediati e non solo sul piano geo-politico, bensì pure al livello finanziario. Assisteremmo a un effetto domino di portata sistemica in tutta Europa.

Il fatto di essere seduti sopra una polveriera potrebbe paradossalmente assegnarci un qualche potere negoziale con i tedeschi, come si è visto con le dichiarazioni del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, in favore della posizione italiana. Guai, però, per ciò stesso a pensare che l’abbiamo spuntata.

 

 

 

Non otterremo niente gratis

Immaginiamo per un attimo che la Germania, spaventata dal rischio concreto e imminente di una crisi finanziaria in stile Lehman Brothers, acconsenta all’uso di fondi pubblici per salvare le nostre banche; il placet non sarebbe gratuito, ma contropartita di concessioni, che il governo di Roma subirebbe.

E quali sarebbero? Restando in tema bancario, dovrebbe rinunciare ad assecondare la richiesta di Bruxelles e BCE di una garanzia unica sui depositi, a cui i tedeschi sono fortemente contrari; inoltre, lo strappo alle regole fiscali sarebbe subordinato all’accettazione non solo di un programma di riforme e al rispetto di target concordati sui nostri conti pubblici senza margini di flessibilità, ma anche del monitoraggio di un organismo sovranazionale, che sarebbe molto probabilmente l’ESM (European Stability Mechanism), il fondo europeo di stabilità permanente, lo stesso dal quale transiterebbero formalmente i denari necessari ai salvataggi bancari nostrani.

Non fateci troppo caso, se scopriste che il presidente dell’ESM è un tedesco, tale Klaus Regling. Di cosa vi stupireste? La Germania ha piazzato “suoi” fedelissimi in ogni posizione che realmente conti. Ai francesi ha concesso il posto di commissario agli Affari monetari, lungi dal godere di poteri effettivi. E lo stesso Juncker si regge solamente per il sostegno di Berlino, ora che esplicitamente alcuni paesi europei, tra cui la Polonia, ne hanno chiesto le dimissioni per la fallimentare gestione della Brexit. Pensate mica che il numero uno di Bruxelles vada incontro alla sua morte politica per salvare senza nulla in cambio le nostre banche sotto-capitalizzate?

 

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