Banche italiane, crisi liquidità evitata da BCE: ecco l’operazione di 7 giorni fa

Banche italiane: mentre il governo Renzi studia il modo per metterle in sicurezza, gli stessi istituti hanno voluto ripararsi dal rischio liquidità.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Banche italiane: mentre il governo Renzi studia il modo per metterle in sicurezza, gli stessi istituti hanno voluto ripararsi dal rischio liquidità.

Le banche italiane sono oggi la principale fonte di preoccupazione per la tenuta dell’Eurozona. Ormai, se ne parla apertamente, tanto che ieri il vice-presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha ammesso che tra Roma e Bruxelles vi sarebbero in corso trattative per studiare il modo di mettere i nostri istituti in sicurezza, nonostante a breve distanza sia arrivata la smentita parziale del premier Matteo Renzi, secondo cui “le nostre banche stanno molto bene” e “il risparmio degli italiani è al sicuro”.

Una delle ipotesi al vaglio è il possibile ingresso nel capitale dello stato per complessivi 40 miliardi, quanti ne servirebbero per risolvere una volta per tutte la questione delle sofferenze bancarie. Tuttavia, a parte che il piano contrasterebbe apertamente con le nuove regole del “bail-in”, che impongono previe perdite a carico di azionisti, obbligazionisti (subordinati e dopo ordinari) e, infine, ai correntisti, l’idea non piace allo stesso sistema bancario italiano.

Liquidità banche italiane al sicuro con asta BCE

Ieri, l’ad di Intesa-Sanpaolo, Carlo Messina, ha rigettato tale piano, sostenendo che lo stato-azionista in banca non gli piace e che crede, invece, sarebbe meglio avvicinare i prezzi di mercato dei crediti in sofferenza a quelli di carico in bilancio, come sta facendo da qualche mese a questa parte il fondo Atlante.

Una cosa è sfuggita in questi giorni a larga parte della stampa italiana, ovvero la coincidenza non del tutto casuale, forse, tra il referendum sulla Brexit e la prima asta Tltro secondo le nuove condizioni di gran lunga più favorevoli delle precedenti. Mercoledì scorso, la BCE ha erogato a 514 banche dell’Eurozona che ne hanno fatto richiesta quasi 400 miliardi di euro, di cui 368 in qualità di sostituzione di prestiti precedenti, per cui al netto si è registrata un’erogazione netta di 30 miliardi, meno dei 50 miliardi attesi. Un mezzo flop, che di fatto la dice lunga sullo scarso appetito del settore creditizio persino dinnanzi a prestiti gratis o, addirittura, con tassi negativi fino al -0,4%.

 

 

 

Anticipato rischio corsa agli sportelli

Della trentina di miliardi di nuovi finanziamenti, sapete quanti ne sono andati alle banche italiane? 22, ovvero quasi i tre quarti del totale. Le stesse hanno rinegoziato 110 miliardi, meno di un terzo dell’importo complessivo. Come mai tutta questa liquidità richiesta dai nostri istituti?

L’ipotesi più probabile è che, lungi dal servire per sostenere il credito a imprese e famiglie in Italia, le nostre banche si sarebbero messe al riparo da un’eventuale onda d’urto derivante dalla Brexit, cosa che effettivamente è accaduta in questi giorni. Attenzione, il crollo in borsa non interferisce con i livelli di liquidità detenuti dagli istituti, traducendosi in una perdita per gli azionisti, ma segnala un rischio, ossia quello di una possibile corsa agli sportelli (“run”), nel caso in cui si diffondesse tra i risparmiatori il panico sulla tenuta di questa o quella banca.

E allora, meglio tenersi preparati anche al peggio, prendendo a prestito denaro a costi nulli e che dovrebbero essere rimborsati in un periodo massimo di 4 anni. E a premunirsi di liquidità sono state essenzialmente le grandi banche italiane: Intesa-Sanpaolo (8,4 miliardi), Unicredit (8,3) e MPS (1,45). Da sole, queste tre rappresentano più dell’80% dei finanziamenti netti erogati dalla BCE sette giorni fa.

 

 

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Argomenti: asta tLtro, Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia