Banche italiane, crisi del credito in arrivo. Guardate questo numero, non lo spread

Una nuova crisi del credito sarebbe alle porte con le tensioni finanziarie di queste settimane sull'Italia. E non è tanto allo spread che dobbiamo guardare.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Una nuova crisi del credito sarebbe alle porte con le tensioni finanziarie di queste settimane sull'Italia. E non è tanto allo spread che dobbiamo guardare.

Se nei giorni scorsi vi avevamo messi in guardia dalle possibili ripercussioni negative per le banche nell’Eurozona con il rialzo dei tassi BCE nei prossimi anni, non possiamo non guardare con imminente preoccupazione alle conseguenze a cui si stanno esponendo le banche italiane già in questa fase con le tensioni finanziarie che stanno colpendo il nostro Paese, a seguito della nascita del governo giallo-verde. Non ci riferiamo al tracollo in borsa del comparto azionario, che ha perso al venerdì scorso il 16% dal 15 maggio, ovvero in appena una decina di giorni. Il dato a cui guardare per capire se l’Italia si starebbe imbattendo in un’altra crisi del credito (“credit crunch”) sarebbe un altro. Lo spread BTp-Bund a 10 anni è volato ai massimi da 4 anni, ma è il rendimento a breve dei nostri titoli che va monitorato. Perché?

Funziona così: le banche prestano denaro a medio-lungo termine, attingendo alla liquidità dei clienti o sul mercato dei capitali a breve termine. Di fatto, a causa dell’incongruenza tra incassi e pagamenti, sono costrette a rifinanziare le loro operazioni con frequenza. Se erogano un mutuo a 20 anni con il denaro dei clienti depositato a 2 anni, significa che prima che rientrino di tutto il capitale dovranno raccogliere denaro agli sportelli (e non solo) per svariate volte. Stiamo volutamente semplificando al massimo per rendere il concetto.

Ora, il rendimento dei BTp a 2 anni è esploso dal -0,27% di 5 settimane fa allo 0,62% a cui era arrivato venerdì pomeriggio, salvo ripiegare in fase di chiusura di seduta. La scadenza biennale può essere presa a riferimento per valutare il costo del denaro a breve, mentre quella decennale per il costo del denaro a medio-lungo termine. Ebbene, lo spread 10/2 anni è rimasto nell’ultimo mese costante a poco meno di 200 punti base (2%) e questo per le banche, in teoria, dovrebbe segnalare capacità inalterata di prestare denaro con margini simili. Tuttavia, non è così in pratica. La concorrenza tra gli istituti e le condizioni economiche poco dinamiche renderanno più probabile la lievitazione dei tassi passivi (interessi offerti alla clientela), che non l’erogazione di prestiti a tassi maggiori o almeno non assorbendo l’intero aumento di queste settimane. In sostanza, i margini si starebbero abbassando per le banche, che troveranno sempre meno conveniente prestare denaro, anche e, soprattutto, nel caso in cui la tempesta finanziaria di questa fase dovesse prefigurarci l’ingresso in recessione della nostra economia o una stagnazione totale. E se lo spread 10/2 anni dovesse restringersi (o passare in negativo) per l’appiattimento (o l’inversione) della curva, evento che si verificò nel 2011 con le fosche previsioni sul nostro debito sovrano, quanto detto sopra verrebbe solamente amplificato.

Quali banche italiane rischiano di più con il rialzo dei rendimenti BTp

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Argomenti: Banche italiane, bond sovrani, Crisi delle banche, Economia Italia, rendimenti bond, Spread

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