Banche italiane, crisi in cifre: ecco i numeri sul nostro sistema del credito

Banche italiane, ecco alcuni numeri sullo stato di salute del nostro sistema del credito.

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Banche italiane, ecco alcuni numeri sullo stato di salute del nostro sistema del credito.

Infuria la crisi delle banche italiane, che in borsa hanno bruciato quest’anno il 57,5% del loro valore di capitalizzazione all’1 gennaio scorso, perdendo nei 12 mesi circa il 59%. Al momento, il comparto bancario pesa sul totale dei listini di Piazza Affari per il 14% dall’oltre il 17% di inizio anno.

Alla base della fuga dai nostri istituti c’è la presa d’atto delle difficoltà relative alla gestione di quell’immensa montagna di crediti deteriorati, ovvero dei finanziamenti considerati più o meno a rischio. Di questi, 198 miliardi risultano al momento di fatto insolventi (cosiddette sofferenze bancarie), sebbene non sia stata adottata una procedura giudiziaria in tal senso. Rappresentano i crediti maggiormente a rischio, perché è elevata la probabilità che non siano restituiti in tutto o in parte. Di questi, circa 160 miliardi afferiscono alle imprese, una quarantina alle famiglie. E tra i primi, l’81% degli inadempienti è dato dal 10% delle imprese di maggiore dimensione, che sono anche destinatarie del 90% del totale del credito erogato alle imprese.

Sofferenze, boom con crisi

Tuttavia, di questa immensa mole di prestiti traballanti, le banche italiane hanno già svalutato mediamente intorno al 55% del loro valore iniziale, registrando a bilancio sofferenze nette per 83,9 miliardi (dato di aprile). Queste rappresentano il 4,67% degli impieghi, un rapporto di 5 volte più alto del periodo pre-crisi.

Ma il dato reale appare persino più problematico, perché a fronte dei 1.817,6 miliardi di impieghi in favore della nostra economia, 405,5 miliardi si hanno per investimenti in titoli di stato italiani, che non sono fonte di alcuna sofferenza. Pertanto, rapportando i crediti a rischio sul totale dei soli prestiti erogati a famiglie e imprese, si scopre che l’incidenza sale al 5,9%.

 

 

 

Raccolta obbligazionaria in forte calo

Per fortuna, la raccolta bancaria delle nostre banche, ovvero la capacità di rastrellare risparmi tra la clientela, resta elevata. Ammontava a 1679,4 miliardi a maggio, di cui circa 350 miliardi in forma di obbligazioni bancarie (quasi dimezzate su base annua) e 1.328,7 miliardi in qualità di depositi di famiglie (920 miliardi) e imprese (circa 430 miliardi).

Alla fine dello scorso anno, risultavano emesse obbligazioni subordinate per complessivi 67 miliardi, di cui soltanto 6,6 miliardi in scadenza e assegnati per 23 miliardi alle famiglie.

Liquidità banche assicurata da aste BCE

Anche grazie alle aste Tltro della BCE, lo stato di liquidità dei nostri istituti resta positivo, considerando che alla fine del mese scorso risultavano esposte verso Francoforte per 173,9 miliardi, di cui 162 per prestiti con scadenza residua superiore ai 3 mesi. Il dato è in crescita di 23,8 miliardi rispetto ad aprile, risentendo della prima erogazione di liquidi sotto le nuove e più favorevoli condizioni offerte dalla BCE.

Rapportando la montagna dei crediti deteriorati al nostro pil, scopriamo che essi valgono circa il 22%, mentre le sofferenze lorde inciderebbero per il 12% e quelle nette per oltre il 5%. Anche queste percentuali ci forniscono un’idea sull’entità dell’impatto che avrebbe sulla nostra economia una gestione fallimentare di questi prestiti.

 

 

 

 

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