Banche italiane salve solo fuori dall’euro per SocGen, bocciate da S&P

Le banche italiane giudicate al pari di quelle turche e brasiliane da S&P, mentre lo strategist di SocGen avverte che se l'Italia non esce dall'euro, tentare di salvarle sarebbe una perdita di tempo.

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Le banche italiane giudicate al pari di quelle turche e brasiliane da S&P, mentre lo strategist di SocGen avverte che se l'Italia non esce dall'euro, tentare di salvarle sarebbe una perdita di tempo.

Se il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, parlava stamattina dinnanzi alla Commissione Finanze di Camera e Senato, in audizione per il decreto “salva risparmio”, dall’agenzia di rating Standard & Poor’s è arrivata una sonora bocciatura delle banche italiane, che assegna loro un giudizio pari a 6, in una scala da 1 a 10, dove 10 è il grado massimo di rischio. Dunque, i nostri istituti si collocherebbero nella zona rossa, insieme a quelli di paesi come Turchia, Thailandia e Brasile, ovvero economie emergenti in affanno. In Europa, al nostro livello vi è l’Irlanda, paese sottoposto agli aiuti della Troika (UE, BCE e FMI) dal 2011 a fine 2013 e che in seguito allo scoppio della bolla del credito nel 2008, ha dovuto nazionalizzare quattro banche. Giudizio 5, migliore del nostro, lo ottengono, invece, gli istituti spagnoli e polacchi.

Secondo S&P, alla base della debolezza delle banche italiane c’è l’elevata mole di crediti deteriorati, stabilizzatosi sopra i 300 miliardi di euro e ridottasi di appena il 3% nel 2016 al 19,3% degli impieghi totali. Anche dopo le cessioni in programma, spiega l’agenzia, questa montagna di crediti dubbi scenderà solo intorno ai 260 miliardi, ovvero al 15-16% del totale degli impieghi. (Leggi anche: Banche, debitori insolventi: il trucco della lista di proscrizione)

Italia fuori dall’euro per salvare le sue banche, SocGen

La ragione per cui scenderanno lentamente risiederebbe nella bassa crescita economica dell’Italia, che anche nel 2019, stima S&P, sarà nell’ordine dello 0,8-0,9%. E qui interviene un’altra valutazione molto pesante, stavolta da parte di Albert Edwards, strategist di Société Générale, che definisce “una perdita di tempo” il tentativo del governo Gentiloni di salvare le banche italiane con un intervento pubblico.

Secondo il manager, staremmo confondendo la causa con gli effetti. Il problema dell’Italia, spiega, non sono le banche, ma la bassa crescita economica, che determina un aumento delle sofferenze bancarie. Senza crescita, resteranno alte, in presenza o meno di un intervento pubblico. Ma l’Italia, continua, non crescerà mai restando nell’Eurozona, dimostrando con i dati come il nostro sia l’unico paese dell’area a non avere registrato un aumento del pil reale dal 1999, anno di introduzione della moneta unica. (Leggi anche: Crisi banche italiane durerà a lungo, ecco perché)

 

 

 

 

Padoan: serve fiducia sulle banche italiane

Dal 2005 ad oggi, il pil italiano risulta sceso del 4%, quello spagnolo cresciuto dell’8,5%, quello francese del 10%, quello britannico del 16% e quello tedesco di oltre il 18%. Se l’Italia non esce dall’euro, sostiene Edwards, non tornerà mai a crescere e mai risolverà il problema delle sue banche.

Una conclusione amara, mentre il nostro governo ha invitato, tramite Padoan, a ripristinare la fiducia nel sistema del credito, sanzionando i manager scorretti. Il ministro ha evidenziato come sia facile fa perdere la fiducia verso le nostre banche, mentre difficile sarebbe, poi, recuperarla. Per questo, ha invocato sanzioni a carico dei banchieri che adottano azioni “a danno delle comunità”, come quelli che fanno vendere titoli impropri, anche se ha sottolineato l’esigenza di distinguere tra scorrettezza e sfortuna. (Leggi anche: Crisi banche italiane, intervento statale per 20 miliardi sarà insufficiente)

Azioni bancarie a +20% dal referendum

Su MPS, ha annunciato che sarà nominato un nuovo cda, mentre sulle risorse stanziate con il decreto di dicembre, ha spiegato come non dovrebbero essere utilizzati tutti i 20 miliardi, mostrando, invece, disappunto per l’aumentata richiesta di ricapitalizzazione da 5 a 8,8 miliardi da parte della BCE per Siena: “la lettera non era pienamente trasparente”.

In borsa, intanto, i titoli bancari sono stabili rispetto ai livelli di apertura del 2017, recuperando oltre il 20% dal giorno del referendum costituzionale, a conferma di quanto il mercato stia riponendo fiducia sul cambio di approccio da parte del nostro governo, dopo le dimissioni di Matteo Renzi da premier, che nell’anno precedente aveva adottato una serie di misure palliative, che lungi dall’avere risolto i problemi, li hanno persino incancreniti. (Leggi anche: Banche italiane a +20% dalle dimissioni di Renzi: che il problema fosse lui?)

 

 

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