Banche italiane bocciate dall’FMI: sofferenze altissime e margini bassi

Banche italiane bocciate dall'FMI, preoccupato per le loro elevate sofferenze e i bassi margini. I tassi zero colpiscono particolarmente il nostro sistema.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Banche italiane bocciate dall'FMI, preoccupato per le loro elevate sofferenze e i bassi margini. I tassi zero colpiscono particolarmente il nostro sistema.

E’ allarme sulle banche italiane per il Global financial stability report (Gfsr) primaverile del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Il mercato, spiega, è preoccupato per l’elevato stock di sofferenze degli istituti in Italia, pari all’11,2% degli impieghi, nettamente al di sopra della media europea: 6,7% in Spagna, 2,8% nel Regno Unito e 4,3% nei paesi “core” dell’Eurozona. Nel dettaglio, Unicredit ha crediti a rischio per il 10,8% degli impieghi, Intesa-Sanpaolo per il 10,7% e le altre banche italiane li hanno al 12,2%. Il Texas ratio medio è per le nostre banche del 58,7%, con Unicredit al 58,3% e Intesa-Sanpaolo al 52,2%. Complessivamente, l’Europa detiene 900 miliardi di crediti deteriorati o Non performing loans (NPL), di cui oltre un terzo in Italia. La soluzione del problema, spiega il rapporto, non può essere rinviata, anche perché il 15% delle banche nei paesi avanzati oggi presenta una scarsa redditività, in assenza di riforme.

Bassi tassi colpiscono banche italiane

Tornando al caso specifico dell’Italia, l’FMI nota come il deterioramento della redditività e le alte sofferenze abbiano come risultato il rischio di un aumento dei costi per la raccolta di capitali esterni e per il funding. L’istituto, pur apprezzando gli sforzi del governo italiano per tentare di risolvere il problema, ricorda la forte correzione subita dalle obbligazioni subordinate tra gennaio e febbraio, anche perché il caso Novo Banco in Portogallo e quello ancora prima delle 4 banche italiane salvate a novembre avrebbero confermato la disomogeneità nell’individuare soluzioni all’interno dell’Eurozona. Secondo il report, i tassi zero o negativi colpiscono le banche italiane, così come quelle tedesche, portoghesi e spagnole, per gli elevati depositi della clientela, sui quali il trasferimento del taglio dei tassi non è immediato. Come Spagna e Portogallo, poi, le nostre banche sarebbero più esposte ai bassi tassi, vuoi perché in Italia è più elevata la percentuale dei mutui contratti a tassi variabili, vuoi anche perché la redditività di partenza era più bassa, per cui i margini del nostro sistema bancario partivano già in svantaggio e risentono, quindi, maggiormente dei tassi zero sul mercato.        

Caso Atlante, chi paga?

Preoccupazioni, quelle dell’FMI, che confermano il clima di tensione tra i governi e sui mercati finanziari per lo stato di salute delle nostre banche. Il governo Renzi ha assecondato in questi giorni la nascita del fondo Atlante, su cui divampa la polemica politica, dopo che il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, ha chiesto al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, di riferire sul tema, non fidandosi dei “suoi Mef boys”, che avrebbero già fallito sulla “bad bank” e il “bail-in”. La sensazione è che Atlante non sarà quel sostegno necessario alle nostre banche, riuscendo a smaltire solo una piccola percentuale di sofferenze e agevolando soltanto le prime ricapitalizzazioni, previste a breve con la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. E sulla reale natura di questa operazione “di sistema” si discute, non essendo chiare le finalità di un intervento, che appare davvero costoso per i partecipanti al progetto. Fitch boccia questo tentativo del governo di spronare i grandi istituti più solidi a rafforzare quelli più deboli, mettendo in guardia dal rischio che si esiti un indebolimento anche dei primi.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia