Banche italiane, bail-in: Germania contraria a sospensione, paghino i privati

Sospensione del bail-in per salvare le banche italiane con soldi pubblici? La Germania dice "nein" e invita il governo Renzi a rispettare le regole.

di , pubblicato il
Sospensione del bail-in per salvare le banche italiane con soldi pubblici? La Germania dice

La Germania si mette di traverso al piano del governo Renzi per mettere in sicurezza le banche italiane. Ieri, la cancelliera Angela Merkel si è detta contraria alla sospensione del bail-in, proposta da Roma giusto il tempo per fare in modo che lo stato ricapitalizzi direttamente gli istituti e protegga i risparmiatori dalle perdite, che altrimenti dovrebbero subire in prima battuta.

L’ipotesi di sospendere le nuove regole per sei mesi non piace ai tedeschi. La Merkel ha chiarito che non si possono cambiare le norme ogni due anni, che bisogna adesso rispettare quelle che già esistono. Qualche ora prima, a dirsi contrario alla sospensione del bail-in era stato il consigliere esecutivo della BCE, il francese Benoit Coeuré, che aveva parlato, addirittura, di rischio di fine dell’Unione bancaria come l’abbiamo conosciuta sinora.

Salvataggi bancari, no con soldi pubblici per Frau Merkel

Per tutta reazione, il premier Matteo Renzi ha replicato che anche con le norme attuali, l’Italia sarebbe nelle condizioni di tutelare i risparmiatori. Che cosa significa? La direttiva comunitaria, nota anche come Brrd, che ha dato vita all’apparato di norme, per le quali i salvataggi delle banche devono ricadere sulle spalle (nell’ordine) di azionisti, obbligazionisti subordinati, obbligazionisti senior e, infine, dei correntisti per le giacenze al di sopra dei 100.000 euro, almeno per un importo complessivo non inferiore all’8% del passivo totale dell’istituto, prevede anche la possibilità per il governo di impedire che siano intaccati i conti dei risparmiatori, qualora ritengano che ciò creerebbe un rischio sistemico.

Dunque, quasi certamente non dovrebbero esservi rischi nemmeno per i correntisti più fortunati. E sempre la Brrd contiene una previsione, per la quale l’applicazione del bail-in può essere eccezionalmente sospesa nel caso di destabilizzazione finanziaria anch’essa di natura sistemica. Alzi la mano chi potrebbe eccepire che la Brexit non acconsenta all’attivazione di tale clausola?

 

Unione bancaria a rischio

Ma la contrarietà di BCE e Germania all’uso di fondi pubblici per salvare le banche italiane non sono ostacoli sormontabili, almeno non nel breve termine.

Qualora Roma decidesse unilateralmente di fare di testa sua, di creare un fondo pubblico ad hoc per iniettare capitali nelle banche più bisognose di risorse, l’Unione bancaria andrebbe a farsi benedire, perché i tedeschi, ma non solo, potrebbero decidere a quel punto di avversare qualsivoglia tentativo di istituire una garanzia unica sui depositi, che sia Mario Draghi che Jean-Claude Juncker, rispettivamente governatore della BCE e presidente della Commissione europea, ritengono essere una soluzione obbligatoria per armonizzare i diversi mercati nazionali del credito nell’Eurozona.

Berlino, già contrarissima all’ipotesi, potrà eccepire che nessuna mutualizzazione dei rischi potrebbe aversi con chi non rispetta le regole.

Piano banche del governo

Il governo Renzi ha allo studio da giorni l’ipotesi di mettere sul piatto 40 miliardi di euro, che sarebbero necessari per ricapitalizzare adeguatamente i nostri istituti. Tali risorse potrebbero essere spese in tre modi essenzialmente: per iniettare capitali nelle banche, coprendo così i “buchi” di bilancio derivanti da una minore valutazione del mercato dei crediti in sofferenza iscritti a bilancio al maggiore prezzo di carico; per sostenere i prezzi di mercato delle sofferenze; per entrambe le operazioni.

Il vice-presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha ammesso il martedì l’esistenza di trattative in corso con Roma sul punto, anche se da Palazzo Chigi è arrivata una mezza smentita.

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , ,
>