Banche italiane sotto attacco? Ecco i segnali del pericolo imminente sui mercati

Banche italiane a rischio nei prossimi mesi. E già in borsa si notano i primi scricchiolii.

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Banche italiane a rischio nei prossimi mesi. E già in borsa si notano i primi scricchiolii.

In poco più di due settimane, le banche italiane hanno perso mediamente in borsa il 5%, pur restando in rialzo di oltre il 22% quest’anno. In particolare, Unicredit ha ceduto il 5,7%, Intesa-Sanpaolo il 3,7%, BancoBPM e Ubi Banca il 9,8% ciascuno, BPER il 14,2%, etc. Non sembra un trend casuale, perché appare fortemente correlato all’annuncio da parte della Vigilanza BCE di nuove regole dall’anno prossimo per la contabilizzazione dei futuri crediti deteriorati, per i quali dovranno accantonarsi capitali per il 100% del valore non coperto da garanzie.

Le banche italiane sono afflitte da una montagna di Npl (“Non performing loans”) di oltre 300 miliardi, circa un terzo dell’intero stock europeo. Temono di essere costrette a ulteriori ricapitalizzazioni per ottemperare alle nuove regole, mentre Confindustria lamenta un possibile nuovo taglio del credito alle imprese.

E’ notizia di oggi che Moody’s ha confermato l’outlook negativo sulle nostre banche, adducendo come ragione proprio l’elevato livello delle sofferenze, pur in calo di un quarto quest’anno, grazie anche alla riduzione dei nuovi afflussi. Secondo l’agenzia di rating, l’unica tra le grandi ad avere prospettive negative anche sul nostro debito sovrano, le banche italiane risentirebbero anche della bassa crescita economica del Bel Paese, che per quanto risulti superiore alle stime dei mesi scorsi, resta inferiore a quella degli altri grandi paesi europei. (Leggi anche: Sulle banche italiane in arrivo doppia mazzata UE su bond e Npl)

Scommessa ribassista contro banche italiane

Come se non bastasse, pochi giorni fa si è appreso che il fondo speculativo Bridgewater, primo al mondo con assets gestiti per un valore di 160 miliardi di dollari, ha scommesso 1,1 miliardi di dollari (930 milioni di euro) contro diverse società quotate a Piazza Affari, di cui 770 milioni (650 milioni di euro) contro le banche italiane. Posizioni corte sono state accese, particolare, su Eni per oltre 300 milioni, Unicredit per 250 milioni, Intesa-Sanpaolo per poco meno, su Generali per quasi 150 milioni, etc. Cosa significa? Il fondo ha venduto le suddette azioni allo scoperto, facendosele prestare da intermediari, confidando che i prezzi scendano e di riacquistare i titoli a costi inferiori a quelli di vendita, restituendoli al broker.

Ora, Bridgewater potrà anche perdere la scommessa, non essendo infallibile. Tuttavia, i segnali negativi contro le banche italiane si stanno moltiplicando di giorno in giorno e davvero si dovrebbe essere ciechi per non vederli. Oltre alle nuove regole BCE, la Commissione europea ha annunciato che presenterà una proposta per slegare i bilanci bancari dai rischi sovrani, andando incontro a una richiesta in tal senso della Bundesbank e dello stesso governo tedesco. Francoforte propone due soluzioni all’Eurotower: tetto alle quantità di bond detenibili, magari in relazione alle attività complessive; equiparazione tra la normativa sui titoli di stato e i prestiti ai privati, prevedendo anche per i primi l’obbligo di accantonare capitali a copertura del rischio, stimato sulla base del rating. Le banche italiane detengono quasi 370 miliardi di euro in titoli di stato tricolori, per cui sarebbero le più colpite da una eventuale disciplina più stringente. (Leggi anche: Perché la stretta sui prestiti sarebbe un baratto tra BCE e Germania)

Germania contro Unione bancaria

E il leader dei liberali tedeschi della FDP, Christian Lindner, ha confermato tutte le sue richieste alla cancelliera Merkel, nel corso di un’intervista al Frankfurter Allgemeine Zeitung. In vista della formazione del prossimo governo federale, l’uomo ha rivendicato il suo “nein” contro l’Unione bancaria, sostenendo che proprio il caso delle banche italiane salvate con soldi pubblici, quando i bilanci avrebbero dovuto essere ripianati da azionisti e creditori, dimostrerebbe che gli stati dovrebbero continuare ad essere responsabili per i salvataggi bancari nazionali e ha ribadito anche la sua opposizione all’utilizzo dell’ESM come una sorta di Fondo monetario europeo, chiarendo che in presenza di disciplina fiscale, esso non servirebbe.

Nonostante si possa credere al contrario con la dipartita di Wolfgang Schaeuble dal Ministero delle Finanze in Germania, il nuovo governo tedesco sarà con ogni probabilità meno flessibile su conti pubblici e banche, pretendendo che vengano rispettate le regole a presidio degli uni e delle altre.

Sentiremo parlare nuovamente di austerità fiscale e di bail-in, termini che sembrano essere scomparsi dal vocabolario finanziario di Bruxelles. Tutti elementi, che ci lasciano immaginare uno scenario a breve per niente positivo per economia e banche italiane. Se aggiungiamo che siamo a ridosso di elezioni politiche altamente incerte e che la BCE sta per chiudere i rubinetti della liquidità dopo anni di stamperie a gogò, capiamo quante probabilità abbia Bridgewater di vincere la scommessa ribassista contro l’Italia. (Leggi anche: L’Eurozona si libera di Schaeuble, eppure lo rimpiangerà)

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