Banche italiane, attacco finanziario è test dei mercati contro la BCE?

L'attacco finanziario contro le nostre banche sarebbe un nuovo test dei mercati contro la BCE, al fine di verificare la resilienza dell'euro? E se sì, quale sarà la reazione di Mario Draghi.

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L'attacco finanziario contro le nostre banche sarebbe un nuovo test dei mercati contro la BCE, al fine di verificare la resilienza dell'euro? E se sì, quale sarà la reazione di Mario Draghi.

Che le banche italiane avrebbero perso un terzo del loro valore dal giorno del referendum sulla Brexit nel Regno Unito e che nel complesso quelle europee sarebbero crollate di un quarto nello stesso arco di tempo se lo immaginavano forse in pochi. Per l’Italia, a dire il vero, si tratta dell’accelerazione di una crisi in corso da tempo, come dimostra il fatto che fino al 23 giugno scorso, il saldo era comunque negativo del 40% dall’inizio dell’anno per i titoli bancari, oltre il doppio del -18% accusato dalle banche di tutta Europa.

Sta di fatto che ad essere al centro dei riflettori internazionali sono proprio le banche italiane, che registrano un passivo del 57-58% quest’anno e di quasi il 60% su base annua. Il caso più preoccupante è quello di MPS, che necessiterebbe di una ricapitalizzazione di svariati miliardi per superare gli stress-test della BCE, ma si consideri che fino a poche sedute fa la tensione riguardava, in particolare, anche Unicredit, un tempo la più capitalizzata in borsa.

Attacco finanziario è contro BCE?

Potremmo discutere per ore sull’origine di questa crisi bancaria italiana ed europea, ma alla fine sorge il dubbio che affondi le sue radici nel 2011, anno in cui si abbatté, soprattutto, sull’Italia una speculazione furente, che scatenò una crisi del nostro debito sovrano, a sua volta causa della caduta del governo Berlusconi e fonte di destabilizzazione finanziaria per tutta l’Eurozona, tanto che nell’estate dell’anno seguente dovette intervenire il governatore della BCE, Mario Draghi, a garantire i mercati che avrebbe fatto di tutto per salvare l’euro (“whatever it takes”).

Il varo dell’OMT, noto più volgarmente come piano anti-spread, fu ritenuto sufficiente a calmare le acque, nonostante non sia stato mai attuato. Negli ultimi tempi, anche volendo, i mercati non hanno potuto testare la resistenza di Francoforte a un attacco contro i bond, perché di fatto questi sono stati “scudati” dal “quantitative easing”, che ha abbassato i rendimenti sovrani e dei titoli corporate con rating elevato ai minimi di sempre.

Il problema di questi mesi è, semmai, che di titoli di stato sul mercato secondario ne sono offerti pochi, rispetto alla domanda, alimentata dalla BCE. E allora non ha senso sfidare Draghi su questo piano, perché sarebbe una sconfitta in partenza.

 

 

 

Banche considerate nuovo anello debole sui mercati

E allora non resterebbe che testare fino a quale punto la BCE intenda davvero difendere il progetto euro, attaccando gli anelli deboli dei mercati finanziari, quelli privi di un ombrello diretto, sotto al quale ripararsi. Le banche rientrano proprio in questa categoria, perché anche in previsione di un possibile inserimento dei titoli azionari tra gli assets acquistabili da Francoforte con il QE, il comparto bancario-finanziario ne resterebbe escluso, così come oggi i bond emessi da banche e società finanziarie sono esclusi, a differenza dei titoli corporate.

E tra le banche, quelle italiane sono le più vulnerabili, a causa delle forti esposizioni ai crediti a rischio e a un’economia nazionale debole, l’unica non in vera ripresa tra le grandi d’Europa. Ecco, quindi, che guardandolo da questa angolazione, l’attacco ai nostri titoli bancari assume una connotazione in parte diversa dal racconto prevalente di queste settimane.

Che reazione avrà Draghi?

Se trattasi di una sfida, però, significa che la BCE dovrà mostrarsi in grado di vincerla. E non a caso, a marzo ha varato le nuove aste Tltro, con le quali sostanzialmente regala alle banche dell’Eurozona denaro, anzi offre loro soldi per farglielo prendere in prestito (tassi negativi). A giugno si è tenuta la prima operazione di questo tipo, guarda caso il giorno prima del referendum sulla Brexit, che verosimilmente avrebbe (e ha) scatenato una nuova ondata speculativa contro l’Eurozona.

Le banche si sono presentate alla battaglia cariche di munizioni, ovvero piene di liquidità, con la quale potere garantire i risparmiatori. Non sta bastando, se è vero che, in particolare, quelle italiane hanno accelerato la caduta in borsa. Aspettatevi, quindi, che Draghi s’inventi qualcosa entro i prossimi due board, finanche sparigliando le carte e dichiarandosi pronto a rastrellare sul mercato persino azioni delle banche, qualora occorra per ravvivare l’inflazione.

Lo scopo sarebbe un altro: avvertire gli speculatori, come fece nel luglio 2012, che non consentirà loro di mettere a repentaglio la moneta unica.

 

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