Banche italiane aiutate dalla BCE, con i nuovi tassi negativi mezzo miliardo in più

Il "tiering" della BCE sui tassi negativi imposti sui depositi in eccesso delle banche dell'Eurozona farà risparmiare al sistema del credito italiano quasi mezzo miliardo. Le più stangate continueranno ad essere le tedesche.

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Uno studio di Deposit Solutions presentato al World Economic Forum di Davos rivela che le banche italiane risulterebbero tra le maggiori beneficiarie del nuovo sistema di imposizione dei tassi negativi della BCE. Il cosiddetto “tiering” è stata l’ultima mossa lasciata in eredità dall’ex governatore Mario Draghi, insieme alla riattivazione del “quantitative easing”. L’istituto aveva preso atto da mesi degli effetti collaterali crescenti dei tassi negativi imposti sugli eccessi di liquidità delle banche nell’Eurozona. Anziché rimuoverli o ridurne la portata, la strada battuta è stata un’altra: esentare le riserve di liquidità fino a un valore di sei volte quelle minime obbligatorie. In questo modo, ad essere penalizzati saranno le banche con livelli di liquidità strabordanti, che in concreto hanno sede nel Nord Europa.

Secondo lo studio, in questi anni sono stati versati dalle banche dell’unione monetaria alla BCE 25 miliardi di euro, di cui un terzo dagli istituti tedeschi, un quarto da quelli francesi e solamente il 4,1% da quelli italiani. In altre parole, la Germania ha pagato il prezzo più alto con quasi 8 miliardi e mezzo, mentre l’Italia ha contribuito per appena 1 miliardo.

Il “tiering”, dicevamo, avvantaggia le banche con bassi o nulli eccessi di liquidità. Tra queste troviamo proprio le italiane, che nel complesso detenevano alla fine dello scorso anno 138 miliardi di liquidità in eccesso rispetto ai 18 miliardi che obbligatoriamente devono tenere accantonati per obblighi regolamentari. Con il nuovo sistema impositivo dei tassi negativi, la quota esente salirà a 108 miliardi (6 volte per 18 miliardi), il 78% delle eccedenze. In altre parole, le banche italiane si ritroveranno a dovere sostenere l’onere di quel -0,5% su 90 miliardi in meno di liquidità, risparmiando 450 milioni.

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Spostamenti di denaro da nord a sud

E le banche tedesche? Detenevano 640 miliardi di liquidità in eccesso alla fine del 2019, a fronte di circa 37 miliardi di riserve obbligatorie. Su base annua, anch’esse risparmieranno, ma in proporzione molto meno delle concorrenti italiane. Sborseranno poco più di 2 miliardi (a liquidità detenuta invariata), circa 1 miliardo in meno di quanto avrebbero continuato a pagare con il vecchio regime dei tassi negativi “orizzontali”.

In teoria, il “tiering” spingerebbe le banche del Nord Europa a prestare più denaro per sottrarlo alle mire della BCE, mentre nel Sud Europa molte banche continuerebbero a potersi permettere di accumulare liquidità non investita senza incorrere nel “balzello”. Questo creerebbe un impulso paradossale, perché ad uscirne potenzialmente premiata sarebbe l’economia nordeuropea, quella che si mostra più solida e meno bisognosa di aiuti in questa fase. Al contrario, imprese e famiglie al sud non riceverebbero il credito sufficiente per investire e consumare nemmeno nei prossimi mesi e anni.

Per contro, va detto che il nuovo regime dei tassi negativi starebbe riducendo lo squilibrio nord-sud, attraverso massicci trasferimenti di liquidità dai conti delle banche del nord verso quelli delle banche del sud. Le prime hanno trovato conveniente, anziché pagare lo 0,5% dei depositi alla BCE, girarli alle seconde tramite operazioni repo (pronti contro termine), pagando un tasso inferiore. E così, tra ottobre e novembre, le banche italiane si sono ritrovate a gestire 56 miliardi di liquidità in più, mentre quelle tedesche ne possedevano oltre 19 miliardi in meno. Si è trattato di un effetto “one shot”, destinato a sopirsi con l’entrata in vigore delle nuove regole dall’1 novembre scorso. Restano i dubbi sull’impatto benefico per le economie nell’area, mentre sappiamo con certezza che il “tiering” farà risparmiare alle banche italiane quasi mezzo miliardo nell’intero 2020.

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