Banche grilline, ecco perché i 5 Stelle controlleranno la finanza da Torino

Le prime due banche italiane potrebbero diventare un po' grilline. Perché? A seguito della vittoria di Chiara Appendino a Torino. Ecco come.

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Le prime due banche italiane potrebbero diventare un po' grilline. Perché? A seguito della vittoria di Chiara Appendino a Torino. Ecco come.

La vittoria di Chiara Appendino a sindaco di Torino è stato uno choc per il PD. Nessuno si aspettava seriamente che l’ex segretario dei Ds, Piero Fassino, sarebbe stato mandato a casa dagli elettori dopo un mandato e che al suo posto sarebbe arrivato un primo cittadino del Movimento 5 Stelle. Invece, così è stato.

I democratici sono giustamente avviliti per la sconfitta, tanto più che non è solo politica. Sì, perché il mondo pentastellato potrebbe aver fatto bingo vincendo a Torino. Come? Entrando in banca. Non da clienti, ma da “azionisti”.

Torino controlla Intesa e Unicredit

A cosa ci riferiamo? Il sindaco di Torino nomina due consiglieri nell’organo di indirizzo della Compagnia San Paolo e tre nella Fondazione Crt. La prima è azionista al 9,9% di Intesa-Sanpaolo, la prima banca italiana per valore di capitalizzazione in borsa, pari a più di 34 miliardi di euro. La Compagnia nomina il presidente dell’istituto, che attualmente è Gian Maria Gros-Pietro.

La Fondazione Crt è, invece, azionista con il 2,5% di Unicredit, ne esprime la vice-presidenza, oggi ricoperta da Fabrizio Palenzona. L’istituto vale oggi in borsa intorno ai 15 miliardi, dopo avere “bruciato” da inizio anno più della metà del suo valore.

Banche italiane, monopolio controllo PD finito

A conti fatti, la Appendino adesso avrebbe potere sulle prime due banche italiane, potendo controllare enti azionisti di controllo. Quanto alla Compagnia San Paolo, i membri del suo consiglio sono stati rinnovati a poche settimane dalle elezioni comunali, ma il neo-sindaco pentastellato ha subito chiarito di non vedere di buon occhio Francesco Profumo, ex ministro dell’Istruzione del governo Monti, già presidente del CNR, banchiere considerato vicino all’area cattolica.

Ufficialmente, la Appendino ha attaccato il nuovo board, invitandolo a dimettersi per la decisione di aumentarsi le indennità. Nella sostanza, in gioco c’è il controllo di Intesa, che per la prima volta potrebbe essere “de-sinistrizzata” (passateci il termine), ospitando tra i suoi azionisti esponenti vicini al mondo grillino. Per il PD uno smacco, peggio, la perdita di un potere detenuto senza reale concorrenza da decenni.

 

 

 

Cda Unicredit potrà essere influenzato da M5S

Ma sarà molto difficile ottenere le dimissioni di consiglieri eletti secondo le regole da poco. Sarebbe un precedente pericoloso e il PD avrebbe buon gioco a gridare all’occupazione delle cariche extra-istituzionali da parte dell’M5S. Diverso è il caso della Fondazione Crt, il cui board si rinnova a breve. Qui, la neo-sindaca e neo-mamma potrà dire la sua e indicare esponenti a lei vicini.

Sarebbe la fine di un’epoca. Come sottrarre MPS ai democratici, cosa a cui i grillini sono andati vicinissimi già nel 2013, quando hanno sfiorato la vittoria nel capoluogo toscano. Non è finita: Fassino, che è anche presidente dell’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani, siede nel cda della Cassa depositi e prestiti, la longa manus del governo, che tra le altre cose ha da poco messo mano al portafoglio con mezzo miliardo per finanziare la nascita del fondo Atlante, a sua volta sfruttato dal sistema bancario-assicurativo nazionale per salvare sé stesso, ricapitalizzando gli istituti più deboli e acquistando crediti sofferenti a prezzi fuori mercato.

Grillini entrano nei salotti della finanza

Qui, la sfida appare più ardua per la Appendino. In teoria, Fassino potrebbe rimanere in carica fino al 2018, essendo stato eletto consigliere comunale a Torino. Ma quand’anche si dimettesse, il suo posto sarebbe preso da un altro esponente del PD, dato che è il partito con il maggior numero di sindaci in Italia. Se il nuovo sindaco torinese, però, riuscisse in un qualche modo a prenderne il posto anche nel cda della Cdp, avrebbe diritto di parola sul risparmio postale, sulle operazioni di sistema in corso per salvare le nostre banche e su svariati assets ancora controllati indirettamente dal Tesoro.

I grillini che fanno irruzione nei salotti della finanza tricolore sono, però, una scena molto suggestiva. Non tutto di quanto sopra esposto accadrà verosimilmente. Di certo, però, il monopolio del controllo sulle banche del PD sembra giunto al termine. Di questo passo, anche quella che un tempo era la terza banca italiana, MPS, reciderà del tutto il cordone ombelicale con il partito dell’attuale premier. Non sappiamo se ciò sarà un bene o un male in sé, ma fa effetto.

 

 

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