Banche Grecia rivivono l’incubo del 2015: alzata liquidità d’emergenza

Le banche in Grecia iniziano a rivivere il triste film del 2015. La BCE avalla l'aumento della liquidità d'emergenza, nel paese sono scattati nuovi deflussi di capitali.

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Le banche in Grecia iniziano a rivivere il triste film del 2015. La BCE avalla l'aumento della liquidità d'emergenza, nel paese sono scattati nuovi deflussi di capitali.

Le nuove tensioni tra Grecia e creditori pubblici europei sui termini per ottenere una nuova fetta di aiuti, all’interno del terzo programma di assistenza da 86 miliardi, varato nell’estate del 2015, sono tornate ad alimentare nuovi deflussi di capitali dalle banche elleniche, che dall’inizio dell’anno hanno registrato un calo dei depositi privati di 3,6 miliardi a 119,75 miliardi al giovedì scorso.

E così, la BCE ha acconsentito oggi all’innalzamento da parte della Banca di Grecia della liquidità d’emergenza di 400 milioni a 46,6 miliardi di euro.

Si tratta della prima volta dal settembre di due anni fa, che la banca centrale di Atene ha alzato tale linea di prestiti agli istituti del paese, dopo che a febbraio sono stati loro erogati 300 milioni in più rispetto al mese precedente, ovvero per un totale di 43,1 milioni. Il nuovo tetto di 46,6 miliardi rimarrà in vigore fino al 5 aprile prossimo e dovrebbe essere sufficiente a consentire alle banche di far fronte alle proprie esigenze di liquidità, pur nell’attuale contesto di ritorno alla sfiducia dei risparmiatori. (Leggi anche: Banche Grecia, depositi ai minimi dal 2001)

Cos’è la liquidità d’emergenza?

L’ELA (“Emergency liquidity assistance”) prevede l’applicazione di un interesse di 150 punti base superiore ai tassi di riferimento della BCE, per cui la liquidità d’emergenza risulta penalizzante per le banche che ve ne fanno ricorso. Soltanto due settimane fa, il tetto massimo era stato abbassato di 100 milioni, segno che le condizioni delle banche elleniche negli ultimi giorni si sarebbero deteriorate.

Francoforte iniziò a innalzare il limite per la liquidità di emergenza per le banche in Grecia dal febbraio fino al settembre di due anni fa e a un ritmo settimanale, al fine di evitarne il collasso. Che questo stia avvenendo a 18 mesi di distanza non depone in favore della fiducia verso il sistema bancario di Atene. (Leggi anche: BCE alza i fondi ELA di 900 milioni)

Rischio nuovi controlli sui capitali

Il ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos, è da mesi in trattative con l’Eurogruppo per l’ottenimento dei nuovi aiuti, senza i quali sarebbero a rischio i pagamenti per 7 miliardi verso i creditori, tra cui la stessa BCE.

La tranche sarà sbloccata in cambio di riforme, ma lo stallo è tutto qua: il governo Tsipras si rifiuta di affrontare il nodo delle pensioni e delle detrazioni fiscali, che insieme rappresentano la ciccia a cui attingere per fare cassa. Il clima elettorale in Europa non aiuta a trovare soluzioni di compromesso.

Nel frattempo, dall’arrivo di Syriza al governo, le banche hanno perso un quarto dei depositi, scendendo a meno di 120 miliardi. Ne possedevano di oggi il doppio nel 2009. Se i deflussi dovessero proseguire, Atene si vedrebbe costretta prima o poi a reintrodurre i controlli sui capitali, che furono varati alla fine del giugno 2015, a pochi giorni dal referendum sugli aiuti. (Leggi anche: Grecia, Tsipras getta la spugna: forse elezioni anticipate)

 

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