Banche Grecia: depositi ai minimi dal 2001, nuova fuga dei risparmiatori

Con l'ennesimo rischio Grexit, dalle banche in Grecia è fuga per i risparmi, scesi ai livelli minimi da oltre 15 anni. L'economia ellenica potrebbe così ripiombare nella recessione e si renderebbero necessari nuovi controlli sui capitali.

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Con l'ennesimo rischio Grexit, dalle banche in Grecia è fuga per i risparmi, scesi ai livelli minimi da oltre 15 anni. L'economia ellenica potrebbe così ripiombare nella recessione e si renderebbero necessari nuovi controlli sui capitali.

Torna il rischio Grexit, o meglio il tira e molla tra Grecia e creditori pubblici sullo stanziamento dei nuovi aiuti, senza i quali sarebbe molto difficile per Atene onorare 7 miliardi di debiti in scadenza a luglio. E seguendo un film già visto lungo tutti i primi mesi del 2015 e culminato con l’introduzione di controlli sui capitali nel giugno di due anni fa, le banche elleniche sentono nuovamente odore di guai.

Stando alla banca centrale nazionale, i depositi di famiglie e imprese sono diminuiti a gennaio per il secondo mese consecutivo di 1,63 miliardi, dopo essersi ridotti di ben 3,4 miliardi a dicembre, scendendo a 119,75 miliardi, il livello più basso dal novembre del 2001.

Dal calcolo sono stati esclusi 5,3 miliardi, a seguito di una riclassificazione degli assets degli istituti privati. Sostanzialmente, oggi le banche in Grecia detengono gli stessi livelli di liquidità della tristemente famosa estate 2015, quando il governo Tsipras limitò i prelievi bancari a 60 euro al giorno e impose restrizioni ai pagamenti con carta di credito e bancomat sia in patria che all’estero, al fine di attenuare la fuga dei capitali, che dalla fine del 2014 al luglio 2015 era stata pari a ben 42 miliardi di euro. (Leggi anche: Banche Grecia, BCE riaccetta i bond in garanzia)

Banche greche praticamente insolventi

Da allora, i depositi bancari si sono stabilizzati poco sopra la soglia dei 120 miliardi, tanto che nel 2016 i controlli sui capitali sono stati parzialmente allentati. Non c’è ragione di essere ottimisti, se si pensa che le sofferenze degli istituti ellenici si attestano al 70% del totale degli impieghi, praticamente essendo pari a circa 100 miliardi di euro. Considerate, che le banche italiane sono nel mirino della speculazione da oltre un anno per sofferenze elevate, ma pari a meno del 20% del totale dei crediti erogati.

Nei fatti, il credito in Grecia va avanti solo grazie all’assistenza della banca centrale di Atene, che fornisce loro liquidità. Parliamo di un sistema di fatto insolvente, che di tutto avrebbe bisogno, tranne che di una nuova crisi di liquidità, scatenata da un’ennesima fuga dei capitali.

(Leggi anche: Grecia approva nuove regole per salvare le banche)

La Grecia rischia la recessione con la crisi bancaria

Più dura il dibattito sugli aiuti, maggiori saranno le probabilità di un nuovo shock, il cui esito potrebbe essere destabilizzante e non solo per la Grecia. Se la BCE fosse nuovamente costretta a riaprire i rubinetti della liquidità di emergenza, nelle more di un accordo tra Atene e i creditori, andrebbe in onda lo stesso film di due anni fa, ma con la lieve differenza che l’Eurozona è in piena campagna elettorale e tra meno di sette mesi vota la Germania, i cui elettori appaiono molto sensibili a scene di panico tra i risparmiatori di altri paesi, fiutando il rischio di doversi addossare i costi di un ennesimo, quanto inutile, salvataggio pubblico. (Leggi anche: Grecia potrebbe espropriare i conti bancari)

Per non parlare della stessa economia greca. La Commissione europea stima un ritorno alla crescita con il pil a segnare quest’anno un +2,7%, dopo il magro +0,3% dello scorso anno. Una crisi bancaria farebbe ripiombare il paese nella recessione e sarebbe l’ottavo anno dal 2007. Troppo da sopportare pure per lo stoico spirito dei suoi undici milioni di abitanti.

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