Banche, governo in allarme sul flop della garanzia pubblica

Banche a picco in borsa da inizio anno, mentre il governo corre ai ripari contro il flop dell'accordo con la UE sulla garanzia pubblica.

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Banche a picco in borsa da inizio anno, mentre il governo corre ai ripari contro il flop dell'accordo con la UE sulla garanzia pubblica.

Dall’inizio dell’anno ad oggi, i titoli bancari hanno perso in borsa quasi il 37%. La crisi è iniziata con il varo del decreto “salva banche”, che ironia della sorte, ha dato il via alle tensioni sui mercati, scatenando tra gli investitori i timori sulla tenuta del settore.

Ieri, il governo nella persona del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e per la prima parte anche in quella del premier Matteo Renzi, si è riunito con i responsabili della Cassa depositi e prestiti e i vertici delle principali banche italiane. Obiettivo: trovare un’intesa per dare soluzione ai due grandi punti deboli del nostro sistema bancario, quello delle elevate sofferenze e bassa patrimonializzazione di alcuni istituti. L’ipotesi, che ha preso terreno al summit di ieri, sarebbe di dare vita a due fondi privati. Il primo servirebbe per acquistare dalle banche i crediti sofferenti, finanziandosi con l’emissione di Abs, titoli di cartolarizzazione, peraltro, oggetto di acquisti della BCE da un anno e mezzo. Il secondo sarebbe mirato a garantire le ricapitalizzazioni in vista, specie per le banche popolari. E’ di questi giorni la notizia che la Popolare di Vicenza chiederà presto al mercato 1,75 miliardi, garantiti da Unicredit, che starebbe, però, cambiando idea, mostrandosi incline a un passo indietro.

Prezzi crediti sofferenti troppo alti per mercato

Di questo schema farebbe parte anche la Cdp, ma con una quota di minoranza, perché essendo una partecipata pubblica, un suo peso preponderante farebbe accendere i fari della Commissione europea sugli aiuti di stato, quando da un paio di mesi è stato chiuso il dossier “bad bank” dopo diversi mesi di trattative con Roma. Il problema resta sempre lo stesso: nonostante il governo abbia “strappato” quale unica concessione dalla UE di potere garantire a prezzi di mercato le emissioni degli Abs, in relazione alle sofferenze bancarie acquistate dai fondi privati, la distanza tra i valori di questi crediti ancora iscritti a bilancio e quelli a cui il mercato sarebbe disposto ad accollarseli rimane invariata ed elevata. Ne è l’esempio l’offerta del fondo USA, Apollo, che ha proposto a Banca Carige meno di 700 milioni per acquistare i suoi crediti sofferenti al 20% del loro valore di bilancio.

     

Garanzia su sofferenze bancarie non funziona

Come gli stessi operatori del settore avevano avvertito già alla fine di gennaio, la cosiddetta Gacs, ovvero la garanzia pubblica sulle sofferenze, non inciderebbe granché nell’avvicinare domanda e offerta, semplicemente perché funzionerebbe secondo un meccanismo puramente di mercato. Non si vede quale concreto contributo offrirà lo stato, se la formazione dei prezzi per sostenere il costo della garanzia è sostanzialmente affidato anch’essa a uno schema di mercato. Né si capisce il reale scopo di quanto accaduto ieri, perché se è vero che il governo avrebbe spronato banche, Fondazioni e Cdp a dare vita a due veicoli privati e dal funzionamento compatibile con le norme europee sugli aiuti di stato, non si spiega perché gli interpellati dovrebbero accettare, quando già oggi potrebbero darvi vita senza sollecitazioni esterne. A meno da non fiutare una contropartita non dichiarata, anche perché il messaggio inviato ieri dall’esecutivo suona sostanzialmente in questi termini: voi banche sane dovete accollarvi parte del peso delle ricapitalizzazioni delle banche meno solide, tra cui Banca Carige, Popolare di Vicenza, Banca Veneto e MPS.

Crollo azioni banche prosegue

Il vertice di ieri, però, in sé conferma il flop dell’accordo di gennaio con Bruxelles. Se questo fosse stato di reale aiuto alle nostre banche, non si sarebbero resi necessarie ipotesi di creazione di nuovi strumenti, come i due fondi privati di garanzia. E oggi è intervenuto sul tema il presidente del Consiglio di gestione di Intesa-Sanpaolo, Gian Maria Gros Pietro, che ha messo in guardia dal volere accelerare la riscossione dei crediti deteriorati, in quanto la misura avrebbe un impatto negativo sulle piccole e medie imprese, che risultano le più esposte al fenomeno (rappresentano circa i due terzi delle sofferenze lorde). Intanto, dall’inizio dell’anno, le azioni MPS sono crollate del 61,5%, quelle di Banca Carige del 56,5%, quelle di Banco Popolare del 63%, mentre -43% segna Bpm, -51% Ubi Banca, -27% Intesa Sanpaolo (unica tra le big a perdere meno della media) e -41% Unicredit.

   

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