Banche europee, ecco i criteri Eba per gli stress-test

Ecco lo scenario semi-apocalittico simulato dall'Eba per testare la solidità delle 124 maggiori banche dell'Eurozona.

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L’Eba (“European banking authority”) ha da poco comunicato i criteri con i quali esaminerà le 124 grandi banche dell’Eurozona, sottoposte ai propri stress-test, successivi alla revisione qualitativa degli asset (“asset quality review”) della BCE.

Gli stress-test sono esami che consentiranno all’auth0rity europea di valutare la resistenza patrimoniale delle banche a condizioni avverse, in modo da ripristinare la fiducia dei mercati sulla solidità degli istituti nell’Eurozona. Il precedente test del 2011 non ha riscosso, infatti, il successo sperato, perché gli investitori lo hanno considerato poco severo (e i fatti dimostrano che avevano ragione).

 

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Tra le ipotesi di riferimento, l’Eba ha tenuto in considerazione uno scenario avverso con l’aumento dei rischi sistemici, dovuto alla crescita dei rendimenti globali, specie per la peggiore valutazione dei rischi verso le economie emergenti; il deterioramento della qualità del credito nelle economie deboli, a causa di una fase di stallo nell’adozione delle riforme, tale da creare timori sulla sostenibilità delle finanze pubbliche, nonché per la mancata riparazione dei bilanci bancari, a sua volta causa di raccolta insufficiente sul mercato.

I rischi coperti dalla metodologia applicata sono quelli di credito, sovrani, di mercato, di finanziamento, le esposizioni alle cartolarizzazioni, 

L’Eba presuppone, poi, che i bilanci delle banche siano statici, ossia che gli istituti non possano intraprendere azioni difensive. Tra i fenomeni di deterioramento, figurano una crisi del comparto immobiliare, un aumento dei costi di finanziamento, che si trasmette agli asset e alle passività delle banche, uno choc dei tassi di cambio degli stati dell’Europa centrale e dell’Est.

I criteri Eba in cifre

In cifre, si suppone uno scenario macro-economico con recessione per quest’anno e l’anno prossimo, in cui il pil scenderà nell’Eurozona dello 0,7% nel 2014 e dell’1,5% nel 2015, per tornare a una crescita di appena lo 0,1% nel 2016. Ciò implica una deviazione cumulata rispettivamente del -2,2%, -5,6% e -7%.

Quanto all’inflazione, viene simulato un tasso più basso dello 0,1% per quest’anno, dell’1% nel 2015 e dell’1,7% nel 2016, rispetto alle stime attuali per lo scenario di base. Ciò corrisponde a supporre un tasso d’inflazione rispettivamente all’1%, allo 0,6% e allo 0%.

I tassi di disoccupazione nell’Area Euro vengono simulati a percentuali più alte e all’11,3% nel 2014, al 12,3% nel 2015 e al 13% nel 2016, pari a una deviazione rispettivamente dello 0,6%, dell’1,9% e del 2,9%.

I criteri per l’Italia sono i seguenti: rispetto a uno scenario base di una crescita allo 0,6% nel 2014, all’1,2% nel 2015 e all’1,3% nel 2015, si simula un pil a -0,9%, a -1,6% e a -0,7% rispettivamente. 

Lo choc dei tassi: rispetto allo scenario di base, i rendimenti dei bond USA a lungo termine sono simulati in aumento di 100 punti base (1%) nel primo trimestre, per arrivare a +250 bp nell’ultimo trimestre del 2014 e ripiegare a un aumento di 150 punti base nel primo trimestre del 2015, livello a cui resterebbero per tutto il prossimo anno, rispetto ai rendimenti attesi.

Lo choc colpirebbe anche i bond UE, che mediamente vedrebbero salire i rendimenti a lungo termine di 150 bp nel 2014 e di 110 punti nel biennio 2015-’16.

Sul mercato monetario si assisterebbe a un aumento permanente dei tassi interbancari di breve termine di 80 punti base, mentre i costi di finanziamento a lungo termine seguirebbero di più il trend dei bond sovrani. Anche i prezzi delle azioni crollerebbero mediamente del 18-19% nella UE, ma in Italia del 20,3% quest’anno, del 17,7% nel 2015 e del 20,4% nel 2016.

 

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