Banche europee, crisi vera sarà politica entro l’anno prossimo

La crisi delle banche europee determinerà quella politica, qualunque cosa, a questo punto, faranno i governi nazionali. I salvataggi pubblici segneranno la fine della UE?

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La crisi delle banche europee determinerà quella politica, qualunque cosa, a questo punto, faranno i governi nazionali. I salvataggi pubblici segneranno la fine della UE?

Le banche italiane stanno male, ma nemmeno quelle del resto d’Europa se la passano bene. Incontrando il premier svedese Stefan Loefven, il nostro Matteo Renzi aveva avvertito, nel corso della settimana scorsa, che non c’è un caso Italia, ma che la crisi riguarda l’intero sistema bancario europeo.

Un modo per allontanare lo spauracchio di un paese (il nostro) sorvegliato speciale, ma un fondo di verità in quelle parole ci sarebbe, persino secondo il capo economista di Deutsche Bank, David Folkerts-Landau, secondo cui le banche europee necessiterebbero di un salvataggio pubblico per complessivi 150 miliardi di euro, che fa notare essere molti di meno dei 475 miliardi di dollari iniettati dal Tesoro americano nelle banche USA, dopo la crisi finanziaria del 2008.

Fa specie che ad invocare un salvataggio pubblico sia proprio un manager di quella che il Fondo Monetario Internazionale ha definito pochi giorni fa “la banca più rischiosa di tutta Europa”. Zeppa di 55 mila miliardi di euro di titoli derivati e condannata per svariati miliardi per varie vicende illegali, come la manipolazione dei tassi Libor, Deutsche Bank sarebbe tutt’altro che una banca da salvare con soldi pubblici. Ma nel tentativo di salvare sé stessa, adesso l’istituto tedesco si accoda a quanti concordano sulla necessità di un bailout per le banche italiane.

Salvataggio banche, UE al bivio

L’Eurogruppo di oggi e domani dovrebbe finalmente dare una risposta al quesito di queste ultime settimane: consentire alle banche italiane di ottenere aiuti dello stato, ma senza infliggere perdite ad azionisti e obbligazionisti, aprendo così la strada alla sospensione del bail-in anche per altri istituti dell’Eurozona?

L’Italia con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, punterà su questa strategia difensiva: o le banche italiane saranno salvate, ad iniziare da MPS, senza perdite per gli obbligazionisti, oppure ne verrà fuori una crisi sistemica, la cui portata sarebbe simile a quella scatenata dal crac di Lehman Brothers nel settembre del 2008.

 

 

 

 

Elezioni in stati-chiave

Una soluzione sarà quasi certamente trovata e avanza l’ipotesi di gravare solo sugli investitori istituzionali, sgravando dalle perdite i privati.

Una via, che certamente farebbe comodo nel breve termine per attutire l’impatto sociale di un bail-in parziale, ma che pagheremmo nel medio termine, allontanando dal nostro paese i grossi capitali.

Comunque sia, l’intervento pubblico sarebbe una soluzione-tampone per la crisi bancaria europea, ma l’apertura di un’altra crisi, quella politica della UE. Entro i prossimi 14 mesi saranno chiamati a votare gli elettori di Austria, Italia (sul referendum costituzionale e forse anche per il voto anticipato), Olanda, Francia e Germania.

Salvataggi pubblici alimenteranno crisi politica europea

In tutti questi paesi, i movimenti euro-scettici sono preponderanti o comunque molto influenti. Il Partito della Libertà austriaco, il Fronte Nazionale francese, il Partito liberale olandese, il Movimento 5 Stelle italiano e l’Alternativa per la Germania tedesca sono tutte formazioni contrarie ad addossare al contribuente le perdite delle cattive gestioni delle banche.

Pensate che un salvataggio a carico dello stato non faccia crescere i loro consensi? Che non avranno buon gioco a sostenere che i rispettivi governi chiedano sacrifici alla popolazione in forma di austerità, mentre non hanno alcun problema a reperire “paccate” di miliardi per aiutare le banche, senza nemmeno che chi abbia sbagliato paghi? Il tappo salterebbe più che altro in Germania, dove gli euro-scettici dell’AfD sono nati e oggi viaggiano nei sondaggi su percentuali a doppia cifra proprio per la loro opposizione ai salvataggi di stati e banche con il denaro dei contribuenti tedeschi.

 

 

 

Commissione UE ne uscirà con ossa rotte

Vi immaginate cosa accadrebbe, se tutte queste formazioni riuscissero, anche non vincendo, a imporsi alle elezioni nazionali? Sarebbe l’accelerazione della fine della UE, con delegittimazione ulteriore del ruolo della Commissione europea, il cui presidente Jean-Claude Juncker appare oggi più indebolito che mai, non godendo del sostegno esplicito nemmeno dello sponsor tedesco, il quale lo accusa velatamente di avere mal gestito il dossier Brexit.

Salvare le banche oggi con soldi pubblici equivale a scavarsi la fossa.

Non farlo, alimenterebbe forse una crisi sistemica, che farebbe ripiombare l’economia dell’Eurozona nella recessione, sempre che non sia questa la direzione in cui si starebbe avviando. E anche la crisi economica farebbe crescere le tensioni politiche. Comunque la si giri, l’Europa di Bruxelles sembra avere i giorni segnati.

 

 

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