Banche europee contro il QE di Draghi: impatto negativo sui prestiti, benefici scarsi per le famiglie

Analisi negativa della Federazione bancaria europea sul QE di Mario Draghi: non farà ripartire il credito; rischi di bolle finanziarie ed effetti poco benefici per le famiglie.

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Analisi negativa della Federazione bancaria europea sul QE di Mario Draghi: non farà ripartire il credito; rischi di bolle finanziarie ed effetti poco benefici per le famiglie.

Mentre il mercato festeggia da settimane l’attuazione del “quantitative easing” (QE) della BCE e nessun governo europeo osa mostrare dubbi sulla sua efficacia, in termini di ripresa dell’economia nell’Eurozona e dei prezzi, non la pensa così la Federazione bancaria europea (Fbe), che pur sostenendo che gli stimoli monetari deprezzeranno l’euro e sosterranno così le esportazioni, avverte che ciò non si tradurrà automaticamente in un aumento del credito da parte delle banche. L’analisi della Fbe sembra a tratti impietosa sul QE. Essa pone un freno all’ottimismo forse eccessivo di queste settimane, in cui il crollo dei rendimenti dei bond governativi ha fatto sperare in un superamento definito della crisi del debito sovrano di questi anni nell’Eurozona e in una ripartenza delle economie nazionali. E ieri, stando ai dati della BCE, per la prima volta in 3 anni sono aumentati a marzo i prestiti nell’Area Euro dello 0,1%. Una crescita abbastanza contenuta, ma che aveva provato l’efficacia del QE.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, vediamo un grosso rischio e paradosso a cui stare attenti  

Prestiti banche Eurozona non cresceranno con QE

Tuttavia, la Fbe evidenzia come la compressione dei rendimenti riduce i margini sui tassi delle banche, quindi, l’incentivo a erogare finanziamenti alle famiglie e alle imprese.

 E se da un lato i ricavi sono schiacciati dai bassi rendimenti del mercato, dall’altro i costi, già scesi ai minimi, potrebbero subire un aumento per le nuove spinte regolamentari previste da Basilea 3, che prevedono maggiori accantonamenti di capitale sui prestiti effettuati. L’efficacia sembra limitata anche per le famiglie, che da un lato usufruiscono di tassi più bassi sui prestiti, ma dall’altro vedono ridursi il reddito disponibile, a causa dell’aumento dei prezzi provocato dall’abbondante liquidità in circolo. In effetti, l’obiettivo principale della BCE consiste nel far risalire l’inflazione vicino al 2%, ma ciò si traduce in una perdita del potere di acquisto dei redditi delle famiglie. D’altra parte, spiega la Fbe, è difficile ipotizzare che il credito possa ripartire, date alcune difficoltà, come la crescita debole, l’alto indebitamento di famiglie e imprese e l’alto livello dei crediti deteriorati.

Rischio bolle finanziarie

Di più: secondo la Federazione, le banche dell’Eurozona sono indotte a vendere i bond, dati i loro prezzi storicamente elevati, incassando così liquidità sempre più alla ricerca di rendimenti maggiori, anche al costo di assumersi rischi crescenti, investendo in assets meno sicuri. E uno degli effetti del QE, spiega, si traduce nella riduzione dei rendimenti tra le varie scadenze, ma facendo così venire meno la fonte chiave dei profitti delle banche, disincentivate a sostenere il credito.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, un effetto indesiderato: corsa ai titoli ‘spazzatura’     Infine, la Fbe intravede anche alcuni rischi globali, quali la formazione di bolle per alcuni assets e il minore incentivo dei governi europei ad attuare le riforme, essendo venuta meno la pressione dei mercati finanziari. L’analisi della Fbe cozza con quelle dei principali analisti dentro e fuori l’Eurozona e deve destare preoccupazione, perché è svolta proprio da un soggetto che rappresenta coloro che si presume dovrebbero ora più che nel recente passato favorire l’economia reale con maggiori prestiti a famiglie e imprese. Per quanto detto sopra, sembra che la ripresa dovrà fare affidamento su altre direttrici.   APPROFONDISCI – Alberto Gallo, Rbs: vi spiego perché il bazooka di Draghi fallirà  

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