Banche europee, aumenti di capitale possibili anche senza l’ok dei soci

Le banche europee potranno aumentare il capitale senza l'autorizzazione degli azionisti, se vi è un rischio sistemico. La sentenza della Corte di Giustizia UE altera i rapporti tra manager e soci in favore dei primi.

di , pubblicato il
Le banche europee potranno aumentare il capitale senza l'autorizzazione degli azionisti, se vi è un rischio sistemico. La sentenza della Corte di Giustizia UE altera i rapporti tra manager e soci in favore dei primi.

La Corte di Giustizia UE ha sentenziato stamattina, che le banche con sede nell’Unione Europea hanno la possibilità di varare aumenti di capitale, quand’anche non avessero ricevuto l’autorizzazione da parte dell’assemblea dei soci, purché vi sia il rischio di un grave perturbamento finanziario. Respingendo le rimostranze degli azionisti della banca irlandese IIP, i giudici europei hanno stabilito che l’interesse pubblico alla stabilità finanziaria prevale su quello degli azionisti e dei creditori.

La sentenza fa chiarezza su una vicenda giudiziaria, che si trascinava dalla fine del 2010, all’epoca in cui il governo di Dublino aveva concordato con la Commissione UE un piano di salvataggio delle sue banche. In quell’occasione, chiese alla banca IIP di emettere azioni per un controvalore di 2,7 miliardi, al fine di subentrare nel capitale come socio. L’assemblea degli azionisti respinse la proposta, ma l’esecutivo fece ricorso al giudice, che con un’ordinanza ingiuntiva impose all’istituto di esercitare il prescritto aumento di capitale, consentendo al Tesoro irlandese di diventarne azionista al 99,2%. (Leggi anche: Banche europee a rischio, Soros scatena la tempesta)

Così i manager bancari diventano onnipotenti

I soci fecero, però, ricorso all’Alta Corte irlandese, sostenendo che la ricapitalizzazione forzata fosse illegittima, in virtù di una direttiva europea. E così i giudici di Dublino rimisero la questione alla Corte di Giustizia UE, notando che la banca non avrebbe potuto aumentare il suo capitale ai livelli minimi regolamentari, ma con ciò provocando un’insolvenza e destabilizzando i mercati finanziari. E oggi è arrivata la decisione dei giudici europei, che di fatto danno ragione al governo irlandese, considerando legittima la ricapitalizzazione forzata.

Una sentenza, che è destinata non solo a fare discutere, ma anche ad avere effetti dirompenti nei rapporti tra banche e azionisti, con i dirigenti ad avere da oggi uno strumento potente per fare prevalere i propri piani sugli interessi dei soci. Vero è che la Corte osserva che “l’ordinanza ingiuntiva costituisce una misura eccezionale che s’inserisce in una situazione di grave perturbamento dell’economia e del sistema finanziario di uno Stato membro e che mira a rimediare a una minaccia sistemica per la stabilità finanziaria dell’Unione”, ma poiché non è pacifico verificare la sussistenza di una minaccia sistemica alla stabilità finanziaria di un paese o di tutta la UE, potrebbe accadere d’ora in poi, che qualsivoglia ricorso alle ricapitalizzazioni venga giustificato e portato avanti sulla base della sentenza di oggi, a discapito degli interessi dei soci attuali.

(Leggi anche: Banche europee, UE dice no a nuove regole sui capitali)

 

 

Gli azionisti delle banche si scoprono poco tutelati

Il caso italiano è emblematico. Anziché concentrarsi su un piano doloroso, ma magari necessario di tagli dei costi e di rilancio della redditività, i manager di questa o quella banca italiana potrebbero essere adesso maggiormente inclini a forzare la mano con il varo di aumenti di capitale, avendo dalla loro uno strumento giuridico potente. Avrebbero gioco facile a vincere le resistenze degli azionisti, paventando rischi sistemici, in grado di mettere a repentaglio gli atti adottati dagli organi societari. Insomma, l’avallo alla super-potenza dei manager bancari, dopo anni di ridimensionamento del potere verso i soci-azionisti.

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,
>