Banche: depositi tengono a galla la raccolta, ma rischio fuga con tassi negativi

Conti bancari a rischio con i tassi negativi? Ecco perché le banche italiane non potrebbero permettersi di punirli.

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Conti bancari a rischio con i tassi negativi? Ecco perché le banche italiane non potrebbero permettersi di punirli.

Pochi giorni fa, un istituto con sede in Svizzera, Julius Baer, ha inviato migliaia di lettere ad altrettanti clienti italiani, con le quali comunicava loro la decisione di applicare un tasso penalizzante dello 0,4% sui conti correnti al di sopra dei 100.000 euro. La misura è stata giustificata con l’applicazione dei tassi negativi da parte delle banche centrali ai depositi degli istituti, un fatto che costituisce un costo per le banche e che inizia ad essere girato alla clientela, provocando un effetto indesiderato non proprio in linea con l’obiettivo perseguito dai governatori centrali, ovvero di stimolo dei prestiti per ravvivare l’inflazione e l’economia.

Per quanto si tratti di un provvedimento ancora non ravvisato in alcuna delle banche italiane, quanto accaduto in Svizzera potrebbe rappresentare solo il via a una fase di revisione delle condizioni contrattuali, per cui almeno i conti più grossi potrebbero venire intaccati.

Depositi crescono, obbligazioni bancarie crollano

Ma se c’è una cosa che le banche italiane non potrebbero permettersi è proprio di perdere risparmi da parte della clientela. Alla fine dell’aprile scorso, la raccolta risultava pari a poco oltre i 1.686 miliardi, di cui 1.330 attraverso depositi e quasi 356 miliardi di obbligazioni bancarie.

Il dato complessivo rappresenta un calo di quasi 80 miliardi rispetto all’apice toccato poco più di tre anni prima, quando al termine del primo trimestre del 2013 si registrava una raccolta bancaria di 1.765 miliardi, di cui 1.213 miliardi attraverso depositi e 552 miliardi di obbligazioni.

Dunque, in un triennio si è registrata una contrazione del 4,5%, ma sintesi di una crescita di +9,6% dei depositi e di un crollo di quasi il 36% della raccolta obbligazionaria. In termini assoluti, i depositi sono cresciuti di 117 miliardi, mentre le obbligazioni bancarie detenute dalle famiglie sono diminuite di circa 196 miliardi.

Certo, ora come ora le banche nell’Eurozona possono anche prendere a prestito il denaro dalla BCE con le nuove aste Tltro a condizioni più vantaggiose che quelle offerte alla clientela sui loro risparmi, ma puntare solo su questo canale allenterebbe il legame nel medio-lungo termine con i risparmiatori e in un paese come l’Italia non sarebbe lungimirante.

 

 

 

Rischio bail-in finora non intacca fiducia risparmiatori

Persino rispetto al mese di novembre dello scorso anno, quando è avvenuto il salvataggio di 4 istituti, che ha provocato un’ondata di paura e rabbia tra l’opinione pubblica, la raccolta bancaria risulta in crescita di circa 6 miliardi, ma anche in questo caso il dato finale è frutto di quasi una trentina di miliardi di aumento dei depositi e di un tracollo di 22 miliardi delle obbligazioni.

Dunque, nonostante il timore per il “bail-in” e le notizie poco rassicuranti sulla tenuta del nostro sistema bancario, la fiducia degli italiani non sembra essere stata intaccata. E’ accaduto semplicemente che le famiglie si siano spostate verso strumenti più sicuri, allontanandosi da quelli avvertiti più a rischio, come i bond bancari, specie subordinati.

Tassi negativi il rischio maggiore per i clienti

Ma se i tassi negativi dovessero tradursi in un’ondata generalizzata di penalizzazioni sui depositi, dal sistema bancario italiano potrebbero defluire svariati miliardi di risparmio, anche se, escludendo che la clientela minuta prenda la via dell’estero e considerando l’inesistenza di alternative liquide diffuse e altrettanto sicure alla portata di tutti, l’impatto potrebbe venire ridimensionato.

Un fatto è certo: se la BCE continuerà a tagliare i tassi overnight o li protrarrà ai livelli attuali per un periodo molto lungo, i margini delle banche, complice un’economia poco vivace, costringeranno gli istituti a trasferire sui conti il costo subito. Se lo facessero per l’intera entità a loro carico e applicassero la penalizzazione in maniera lineare su tutti i conti, le perdite a carico dei risparmiatori arriverebbero a circa 6 miliardi. Confidiamo che non si arrivi a tanto e che eventualmente sarebbero risparmiati almeno i conti fino a un certo importo, ma il rischio che si verifichi uno scenario potenzialmente negativo per i clienti esiste.

 

 

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