Banche, crediti a rischio: l’Italia fa muro con gli eurodeputati contro la BCE

L'Italia segno un punto sulle banche contro la BCE, anche se la vittoria potrebbe durare poco.

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L'Italia segno un punto sulle banche contro la BCE, anche se la vittoria potrebbe durare poco.

L’Italia segna un punto a suo favore nella delicata partita sulle banche. Ieri, in audizione all’Europarlamento, Danielle Nouy, a capo della Vigilanza della BCE, ha dovuto aprire a un possibile rinvio per l’entrata in vigore delle nuove regole sui crediti deteriorati, che in assenza di novità, sarebbero operative dal prossimo gennaio. Poco prima, l’ufficio legale di Strasburgo aveva dato parere negativo sulle proposte di Francoforte, sostenendo che le misure sul cosiddetto “addendum” travalicherebbero le competenze dell’istituto e richiederebbero una modifica delle normative europee.

E così, la Nouy ha ammesso che dall’8 dicembre, data ultima per fare giungere i pareri delle parti, all’1 gennaio vi sarebbe troppo poco tempo per rendere le nuove norme eventualmente vigenti, per cui non è escluso che vengano rinviate, nonostante esse, ha chiosato, siano “legittime e necessarie”.

Martedì pomeriggio, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aveva replicato piccato alla richiesta arrivata poco prima dal governatore della BCE, Mario Draghi, e rivolta a governi e autorità nazionali di fare di più per contribuire all’abbattimento dei cosiddetti crediti deteriorati (Npl). Il ministro aveva sostenuto il travalico delle competenze da parte di Francoforte sul tema e ieri ha incassato un parere favorevole alla sua tesi, peraltro dal connotato politico abbastanza forte. (Leggi anche: Crisi banche, Draghi tuona sugli Npl e Padoan reagisce)

Rinvio regole BCE vittoria per banche italiane

E’ evidente come le banche europee stiano facendo pressioni sull’Europarlamento, affinché l’entrata in vigore delle nuove regole venga almeno rinviata, oltre che ammorbidita. Esse prevedono che i nuovi crediti dubbi iscritti a bilancio dall’1 gennaio prossimo siano coperti al 100% del valore non coperto da alcuna garanzia entro due anni, entro sette anni per i crediti a rischio coperti da una qualche garanzia. L’Italia sarebbe la più colpita dalle nuove regole, le quali non si esclude che riguardino persino gli stock di Npl già in pancia. Le banche italiane detenevano al 31 dicembre 2016 crediti deteriorati lordo per 316 miliardi, che al netto delle svalutazioni già effettuate scendevano a 176 miliardi.

Di questi, risultavano sprovvisti da alcuna garanzia 34 miliardi, per cui i restanti 142 erano coperti.

Stando alle nuove regole, se riguardassero anche gli Npl pregressi, le nostre banche dovrebbero accantonare in 2 anni qualcosa come 34 miliardi e altri 142 miliardi in 7 anni. In media, quindi, dovrebbero iscrivere a bilancio ulteriori perdite per circa 38 miliardi all’anno nel biennio 2018-’19 e oltre 20 miliardi all’anno nel quinquennio successivo. Parliamo di cifre enormi, pari al 2% degli impieghi complessivi per i primi 2 anni e a oltre l’1% nei successivi 5, ipotizzando che non vi sarebbero flussi netti ulteriori di Npl dal 2018.

Se, invece, le nuove regole riguardassero solamente i nuovi Npl, il conto scenderebbe drasticamente. Nel 2016, le prime 10 banche italiane hanno registrato nuovi crediti deteriorati per 29,4 miliardi. Arrotondando la cifra per difetto, in scia al cauto ottimismo sull’accelerazione della crescita economica in Italia, ipotizziamo che nel 2018 vi sarebbero 25 miliardi di nuovi crediti deteriorati. Mediamente, questi sarebbero coperti da garanzie per oltre l’80%, come ci suggeriscono i dati storici di questi anni, per cui le grandi banche dovrebbero accantonare “solo” 5-5,5 miliardi per il primo anno. Aldilà delle nuove regole, le banche sono già solite coprire per quasi la metà i crediti deteriorati, ma non in tempi così veloci. In ogni caso, il conto da pagare sarebbe salato, quattrini sottratti ai prestiti a imprese e famiglie. Per questo, il passo indietro compiuto ieri dalla BCE sullo sbarramento di fuoco di Strasburgo segna una importante vittoria per il sistema economico italiano e un’apparente sconfitta per la Germania, anche se non ci sarebbe molto tempo per festeggiare. (Leggi anche: Banche e BTp, perché saremmo alla vigilia di una tempesta perfetta)

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