Banche, come la crisi ha penalizzato i risparmiatori e creato un “buco” da 20 mld

Come sono cambiati i numeri delle banche con la crisi. Vediamo la differenza tra il 2015 e il 2007, dalla quale emerge per gli istituti un "buco" di 20 miliardi.

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Sono passati più di 7 anni dallo scoppio della più potente crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione. Il panorama economico ne risulta stravolto, compreso quello che riguarda le nostre banche, che proprio oggi hanno appreso dell’accordo stretto a Bruxelles tra il governo italiano e la Commissione europea sul sostegno pubblico alla cessione delle sofferenze degli istituti. Queste ammontano oggi a 89 miliardi di euro, al netto delle svalutazioni, quando alla fine del 2007, ultimo anno prima della crisi, valevano appena 13 miliardi. Ma il dato dei crediti a rischio non è l’unico ad essere cambiato. Alla fine del 2015, la raccolta bancaria presso la clientela era pari a 1.697,4 miliardi, un ammontare elevato e pari a oltre il 100% del pil, in crescita anche rispetto al periodo pre-crisi, quando era a 1.513 miliardi. Ma si consideri che nel dicembre del 2008, quando esplose il panico tra i risparmiatori, la raccolta delle banche sfondava i 1.800 miliardi, in crescita di ben quasi 300 miliardi in un solo anno.

Risparmi famiglie aumentano, nonostante crisi

Resta il fatto che rispetto a 8 anni fa, i depositi bancari sono di 185 miliardi in più. Un dato estremamente positivo, perché segnala che le famiglie italiane avrebbero capacità di risparmio, pur tra le difficoltà, anche se è conseguenza dei minori acquisti e dei ridotti investimenti, compresi quelli diretti al settore immobiliare. A fronte di un aumento della raccolta, però, risultano cresciuti anche i prestiti alle famiglie e alle imprese, pari a 1.420,5 miliardi alla fine dello scorso mese, contro i 1.279 miliardi del dicembre 2007. E gli impieghi complessivi ammontano a 1.830,2 miliardi, mentre erano di 1.653 miliardi 8 anni fa. La differenza tra i 2 valori è data dagli impieghi in favore delle amministrazioni pubbliche.

Le banche italiane detengono oggi, infatti, oltre 400 miliardi in titoli di stato, più del doppio di appena 4 anni fa, alla fine del 2011.        

Margine interessi ridotto crea buco da 20 miliardi

Il mese scorso, il tasso medio offerto dalle banche sulla liquidità raccolta presso la clientela era dell’1,19%, molto inferiore al 2,89% del dicembre del 2007. Parliamo di 2 ere diversissime, anche se gli anni che le separano sono pochi: allora i tassi erano relativamente alti e rispecchiavano un’economia in crescita, oggi risultano azzerati sul mercato. In termini annualizzati, significa che attualmente i risparmiatori italiani percepirebbero poco più di 20 miliardi per la liquidità depositata presso gli istituti in varie forme (conti correnti, conti deposito, pronti contro termine, obbligazioni), meno della metà dei quasi 44 miliardi scaturenti dall’annualizzazione del calcolo sui tassi di fine 2007. Certo, rispetto ad allora ne beneficiano quanti chiedono un prestito alla banca, perché a fronte del 6,18% medio applicato 8 anni prima, il mese scorso i tassi sugli impieghi erano diminuiti al 3,26%, il minimo storico. Tenendo in considerazione il monte-prestiti, troviamo che il dato annualizzato esita un esborso di meno di 60 miliardi da parte dei debitori verso le banche, molto inferiore ai più di 102 miliardi di fine 2007. In pratica, prima della crisi le banche godevano di un margine (differenza tra tassi attivi e tassi passivi) di 58,4 miliardi, mentre oggi di appena 39,5 miliardi. Il margine risulta inferiore nel 2015 di quasi una ventina di miliardi rispetto all’anno pre-crisi. A conti fatti, i risparmiatori perdono rispetto ad allora quasi 24 miliardi su base annua, mentre i debitori delle banche pagano circa 42 miliardi in meno. Da qui, il “buco” di 19-20 delle banche.    

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