Paura dei Bitcoin, banche centrali studiano moneta digitale ufficiale

Le monete digitali minacciano la stabilità finanziaria? Lo pensa il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, che invita le banche centrali ad emettere "criptomonete" ufficiali.

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Le monete digitali minacciano la stabilità finanziaria? Lo pensa il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, che invita le banche centrali ad emettere

Il boom delle monete digitali inizia a fare serpeggiare qualche timore tra le banche centrali, come testimoniano le dichiarazioni di ieri del governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, che ieri ha affrontato il tema da Francoforte. Il banchiere centrale tedesco ha sostenuto la necessità per gli istituti di creare monete digitali ufficiali, in modo da fare concorrenza a quelle informali sorte negli anni passati, come i Bitcoin. Insieme agli Ethereum, entrambi i mercati capitalizzano ormai circa 80 miliardi di dollari, che se sono una frazione infinitesimale del valore di capitalizzazione delle borse mondiali, d’altra parte va detto che i prezzi dei Bitcoin risultano esplosi del 200% da inizio anno e quelli degli Ethereum si sono impennati fino al +5.000%. E parliamo di solo due delle decine di monete digitali esistenti, ciascuna delle quali in forte crescita. (Leggi anche: Boom di Ethereum scalfisce il primato dei Bitcoin tra le monete digitali)

Secondo Weidmann, nel caso di crisi finanziaria, i clienti delle banche avrebbero incentivo a spostare il loro denaro dai loro conti e impiegarlo nell’acquisto di monete digitali delle banche centrali, le quali per definizione non sono mai insolventi. In questo modo, spiega, si correrebbe il rischio, però, di provocare una sorta di “run” bancario con solo un clic, ovvero di spostare ingenti quantità di denaro a discapito delle banche, le quali si ritroverebbero così a corto di liquidità.

Creare moneta digitale ufficiale?

Per evitare tutto questo, aggiunge, le banche centrali dovrebbero rendere più efficiente l’attuale sistema dei pagamenti, in modo da ridurre l’incentivo dei clienti a puntare sulle monete digitali, potendo già godere di transazioni istantanee.

Weidmann, personaggio noto per le sue critiche alla politica monetaria ultra-espansiva del governatore della BCE, Mario Draghi, ma che ha sempre assunto posizioni chiare in difesa del diritto al contante, è forse il primo banchiere centrale a interrogarsi pubblicamente sulle conseguenze del boom delle monete digitali nel caso di nuova crisi finanziaria.

(Leggi anche: Pagamenti elettronici superano uso del contante)

Il numero uno della Bundesbank, in sostanza, invita (le banche) a tenere presente che se la fiducia verso di esse scemasse, adesso vi sarebbe un’alternativa alla portata di tutti e immediata, disponibile con un clic del mouse. Essa sarebbe rappresentata dai Bitcoin e da assets simili nel panorama dei pagamenti digitali, una concorrenza temibile alla finanza tradizionale.

Le principali tappe dei Bitcoin

D’altra parte, se guardassimo al grafico delle quotazioni dei Bitcoin, che resta a tutt’oggi la moneta digitale più popolare, dal 2009 al 2013 restano piuttosto contenute, salvo esplodere in concomitanza con la crisi bancaria a Cipro, quando la UE impose a Nicosia l’applicazione del primo “bail-in” della storia europea, caricando le perdite degli istituti sugli azionisti, gli obbligazionisti (subordinati e senior) e finanche sui correntisti per gli importi superiori ai 100.000 euro.

E una seconda fase di esplosione dei prezzi si è registrata a partire dall’inizio del 2016, in previsione di varie tensioni geo-politiche e finanziarie, come i timori per il rallentamento dell’economia cinese, la Brexit, le elezioni americane, il caso italiano e il lungo ciclo elettorale europeo, oltre che per la “demonetizzazione” avviata in India alla fine dello scorso anno, seguita da quella catastrofica nel Venezuela, nonché per gli ingenti deflussi di capitali dalla Cina. (Leggi anche: Bitcoin, prezzi ai massimi: ecco cosa li spinge)

Monete digitali come alternativa a finanza tradizionale

Potrà un’eventuale moneta digitale “ufficiale” contrastare l’ascesa di quelle informalmente sorte negli ultimi anni? Se sono vere le ragioni del successo di cui sopra appena abbozzate, dovremmo rispondere di no. I mercati delle monete digitali sono ancora circuiti alquanto ristretti, se comparati a quelli finanziari globali. Questo riflette, però, la loro origine relativamente recente, non le loro potenzialità.

E se è vero che ci sarebbe un segmento crescente del mercato a cercare alternative alla finanza tradizionale, questo si terrebbe molto alla larga da monete studiate a tavolino dalle banche centrali, la sfiducia verso le quali sarebbe proprio causa principale del boom dei Bitcoin prima e delle concorrenti adesso.

D’altronde, facciamo attenzione ai tempi di questo fenomeno. Come vi spiegavamo sopra, i Bitcoin nascono nel 2009, all’indomani dello scoppio della crisi finanziaria negli USA, propagatasi in men che non si dica nel resto del pianeta. Vivono il loro primo boom nel 2012-2013, in piena crisi dell’euro, salvo essere frenati per un po’ dalle minacce di regolamentazione o vero e proprio divieto di utilizzo da parte delle autorità americane e cinesi. Riemergono con prepotenza da un anno e mezzo a questa parte, ma stavolta tallonati da concorrenti ancora più agguerriti.

Da cosa sfuggono gli investitori nelle monete digitali? Dal circuito finanziario tradizionale, ormai del tutto percepito compromesso dalle banche centrali, le cui politiche espansive avrebbero alimentato una potente bolla dei prezzi. Nemmeno l’oro verrebbe più avvertito del tutto estraneo alle manipolazioni, essendo un asset che funge da un lato come riparo dall’inflazione e dalle tensioni internazionali, ma che dall’altro non riesce ultimamente a surriscaldarsi, proprio per effetto della bassa inflazione presso le economie avanzate, sintomo di economie tendenzialmente depresse, se non sostenute proprio dalle stamperie delle rispettive banche centrali. Per non parlare del fatto che l’oro sia quotato in dollari, valuta al centro della possibile sfiducia di quel mercato, che guarda con crescente scetticismo alle azioni della Federal Reserve e delle sue colleghe straniere. (Leggi anche: Tutti pazzi per Bitcoin: bolla da criptomoneta o scommessa vincente?)

 

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