Banche, capitale a rischio e possibile fuga dai bond

S’infittisce il dibattito europeo sui limiti da imporre alle banche nell’Eurozona per la detenzione di titoli di stato. La Germania chiede con il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, e il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, di porre fine alla distorsione in favore dei bond sovrani, dettata dal fatto che ai fini dei bilanci bancari siano […]

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S’infittisce il dibattito europeo sui limiti da imporre alle banche nell’Eurozona per la detenzione di titoli di stato. La Germania chiede con il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, e il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, di porre fine alla distorsione in favore dei bond sovrani, dettata dal fatto che ai fini dei bilanci bancari siano […]

S’infittisce il dibattito europeo sui limiti da imporre alle banche nell’Eurozona per la detenzione di titoli di stato. La Germania chiede con il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, e il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, di porre fine alla distorsione in favore dei bond sovrani, dettata dal fatto che ai fini dei bilanci bancari siano considerati a rischio zero, non richiedendo per questo l’accantonamento di capitale, a differenza di quanto accade per qualsiasi altro asset.

Le cose stanno così: se una banca presta 10.000 euro a Tizio, sulla base del profilo di rischio di questi, dovrà accantonare un minimo di capitale, in modo da fronteggiare l’eventuale concretizzarsi di un evento creditizio. In altri termini, per qualsiasi prestito erogato le banche devono anticiparne le possibili perdite, essendo costrette dalle norme del settore a detenere scorte di capitale.

Bond Eurozona e banche

Non è così per i titoli di stato, che possono essere acquistati, quindi, senza alcun limite, non essendo richiesto alcun accantonamento. Non è un caso che in tempi di crisi economica e di sofferenze sui crediti alle stelle, le banche italiane abbiano più che raddoppiato negli ultimi cinque anni le loro esposizioni verso i più sicuri e meno costosi BTp.

Qualche mese fa, detenevano 455 miliardi di bond sovrani, di cui oltre il 90% italiani. Si tratta di un importo pari all’11,4% dei loro assets, il doppio della media del 5,8% per le banche di tutta l’Eurozona, che nel complesso hanno in pancia 1.850 miliardi di euro in titoli di stato (2.300 miliardi in tutta la UE). Non scherza nemmeno la Spagna, dove gli istituti posseggono titoli di stato per 291 miliardi, pari al 10,2% dei loro attivi.

 

 

 

Capitale banche a rischio

L’agenzia di rating Fitch ha svolto qualche calcolo, arrivando alla conclusione che con l’introduzione di eventuali requisiti più stringenti per la detenzione di questi bond, le banche dell’Eurozona dovrebbero o ricapitalizzarsi per 135 miliardi in tutto, oppure dovrebbero vendere 429 miliardi di bond in eccesso rispetto ai limiti.

Tali cifre sono il frutto di una valutazione del rischio minimo del 10% per tali titoli e crescente per gli importi al di sopra del 100% del capitale.

Caso MPS il più serio in Italia

E’ chiaro che il paese più compito da eventuali misure più punitive per questi assets sia proprio il nostro, che non solo possiede in valore assoluto un quarto dei titoli in questione di tutta l’unione monetaria, ma inoltre le banche italiane posseggono in molti casi di gran lunga meno capitale. Si pensi al caso di MPS, che a fronte di un patrimonio netto di 9,6 miliardi, ha bond per 29 miliardi, tre volte tanto.

Se passasse l’idea estrema dei tedeschi, ovvero di costringere le banche ad accantonare il 75% del valore dei titoli per gli importi detenuti oltre il 100% del loro capitale, MPS avrebbe dinnanzi a sé due scelte: o vendere una ventina di miliardi di titoli di stato o reperire una quindicina di miliardi di capitale aggiuntivo a copertura dei rischi. Considerando che oggi Siena capitalizza in borsa intorno a 1,7-8 miliardi, non avrebbe altra scelta che “svendere” i BTp, ma caricandosi di perdite anche potenzialmente elevatissime e che potrebbero indebolirne il capitale. In ogni caso, quindi, le banche italiane dovrebbero molto probabilmente ricapitalizzarsi, anche se i calcoli dipendono da istituto a istituto.

 

 

 

Intesa-Sanpaolo anticipa nuove norme dimezzando bond in portafoglio

Intesa-Sanpaolo ha fiutato i rischi e nei mesi scorsi ha dimezzato il suo portafoglio titoli a 30 miliardi, abbassando contestualmente dal 94% al 50% la quota di bond italiani sul totale e passando da un rapporto di quasi il 130% del capitale a uno poco superiore al 60%, mettendosi al riparo da eventuali cambi normativi.

Non è detto che passi la proposta tedesca, anzi quasi certamente quella di Berlino rappresenta un tentativo del governo Merkel di contrappesare le richieste sul tavolo della Commissione europea di una garanzia unica sui depositi. Ma una qualche correzione alla legislazione attuale sarà introdotta e quand’anche fosse più morbida di quanto desiderato da Schaeuble e Weidmann, non sarebbe ugualmente un fatto positivo per le banche italiane già scarsamente patrimonializzate in diversi casi.

Che il mercato non abbia iniziato già a scontare tale scenario in quel -39% accusato dai titoli bancari dall’inizio dell’anno?

 

 

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