Banche e BTp, perché saremmo alla vigilia di una tempesta perfetta

Banche italiane e BTp nel mirino dei mercati da qui a breve. Ecco i fattori potenzialmente scatenanti di una prossima crisi finanziaria.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Banche italiane e BTp nel mirino dei mercati da qui a breve. Ecco i fattori potenzialmente scatenanti di una prossima crisi finanziaria.

Domani, la settima riunione annuale del board della BCE scioglierà finalmente il nodo “tapering”. L’avvio del ritiro degli stimoli monetari avverrà probabilmente in maniera soft, con gli acquisti degli assets mensili ridotti gradualmente, fino ad annullarsi entro il secondo o terzo trimestre dell’anno prossimo. Comunque sia, sarà l’incipit di una svolta, della fine dell’accomodamento monetario senza precedenti degli ultimi anni. Per il nostro mercato dei bond, la sfida appare ardua. Dal marzo 2015, mese di debutto del “quantitative easing”, Francoforte ha acquistato circa 300 miliardi di BTp, grosso modo tre volte l’importo delle emissioni nette da parte del nostro Tesoro. Ciò significa che l’istituto ha nei fatti non solo finanziato l’intero deficit fiscale cumulato del periodo 2015-2017, ma ha anche comprato titoli “vecchi”. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro, posizionarsi short o long con board BCE?)

Ciò spiega perché, a fronte di un rapporto debito/pil al 132% a fine 2016, i rendimenti decennali siano ancora di poco superiori al 2%, mentre per le scadenze più brevi (fino a 2-3 anni), sono persino negativi, come se Roma fosse un emittente solidissimo.

Banche e BTp, nuove regole BCE in arrivo

Il venir meno del supporto monetario comporterà inevitabilmente una risalita dei rendimenti in tutta l’Eurozona, ma ai danni, in particolare, dei bond percepiti meno sicuri, perché tornando i prezzi ad essere maggiormente legati ai fondamentali, non potrà che uscirne penalizzata l’Italia, con un indebitamento record di quasi 2.300 miliardi e una crescita economica bassa, per quanto in accelerazione, e un risanamento dei conti pubblici lungi dall’essere stato completato.

A questo scenario già in sé non rassicurante, se ne somma un altro, ovvero i cambiamenti regolamentari in vista nell’area. La Commissione europea, per voce del suo vice-presidente Valdis Dombrovskis, ha annunciato che entro i primi mesi del 2018 arriveranno proposte da parte del comitato rischi della BCE, tese ad allentare il rapporto tra banche e titoli di stato. Le banche italiane posseggono ancora sui 360-370 miliardi di BTp, un livello pari a circa un quinto dei loro attivi, considerato anomalo in Europa. Due le possibili soluzioni in discussione da mesi e non necessariamente tra loro alternative: porre un tetto ai titoli detenibili, in rapporto agli attivi totali; richiedere accantonamenti di capitale per i prestiti agli stati, sulla base del grado di rischio segnalato dai rating sovrani. (Leggi anche: Banche italiano sotto attacco? Ecco i segnali)

Tempesta perfetta per banche italiane e BTp

Il mix tra fine del QE e nuove regole per l’iscrizione a bilancio delle banche dei titoli di stato avrebbe un effetto dirompentemente negativo sulla domanda per i nostri BTp. Tutto questo, quando anche sul piano politico siamo a una possibile svolta, comunque la si giudichi. Le elezioni politiche si avvicinano e stando ai sondaggi, con la nuova legge elettorale a vincere potrebbe non essere nessuno, ma il governo uscente uscirebbe trafitto alle urne, rischiando persino che il PD arrivi terzo, in termini di seggi. Se a vincere fosse il centro-destra a trazione berlusconiana, il contraccolpo sui mercati sarebbe limitato o forse anche nullo, dato che l’ex premier Silvio Berlusconi ha allontanato qualsiasi ipotesi che l’Italia possa uscire dall’euro. Se, invece, si registrasse un’affermazione del Movimento 5 Stelle o le forze euro-scettiche in Parlamento avessero la maggioranza, in assenza di una vittoria chiara di uno dei tre schieramenti, le turbolenze finanziarie contro l’Italia riesploderebbero. Più che all’uscita dall’euro in sé, i mercati restano preoccupati per il possibile acuirsi dello scontro tra Roma e Bruxelles sulle politiche fiscali, quando già oggi i nostri conti pubblici non appaiono sicuri, tenendo conto che il costo per rifinanziare il nostro immenso debito non farà che salire nei prossimi anni.

Infine, se anche sul fronte della crescita economica si dovesse registrare una decelerazione, magari in conseguenza di un rafforzamento del cambio euro-dollaro non sostenibile per le imprese italiane e/o per la fuga dei capitali che si metterebbe in moto con le tensioni politiche e i mutamenti monetari in vista, il quadro sarebbe completo. E per quanto sopra detto, ad essere colpiti sarebbero anche i titoli bancari, perché gli istituti si vedrebbero evaporare parte del valore degli investimenti effettuati sul nostro mercato dei bond. Sarà anche per questo che i fondi americani hanno iniziato a scommettere contro le banche italiane, “shortando” le loro azioni per parecchie centinaia di milioni di dollari. Il rischio di un nuovo 2011 aumenta di mese in mese e il momento della denotazione sarebbe dietro l’angolo. (Leggi anche: Sulle banche italiane doppia mazzata in arrivo)

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Argomenti: austerità fiscale, Banche italiane, Bce, bolla finanziaria, bond sovrani, Crisi delle banche, Crisi economica Italia, Debito pubblico italiano, Economia Italia, Mario Draghi, rendimenti bond

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