Banche, Atlante nato per tirare Unicredit fuori dai guai?

Unicredit sarebbe la banca più a rischio con Atlante. Lo spiega Moody's, che smaschera il vero risultato dell'operazione. Che il fondo sia stato creato solo per tirare fuori dai guai l'istituto, vincolatosi a garantire l'aumento di Vicenza.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Unicredit sarebbe la banca più a rischio con Atlante. Lo spiega Moody's, che smaschera il vero risultato dell'operazione. Che il fondo sia stato creato solo per tirare fuori dai guai l'istituto, vincolatosi a garantire l'aumento di Vicenza.

Ieri, ci ha pensato Moody’s a fare venire meno il clima quasi idilliaco di questi giorni sui mercati sull’annuncio della nascita del fondo Atlante. L’istituto non è stato il primo ad avere messo in dubbio la positività dell’operazione, perché nei giorni scorsi ci aveva pensato Fitch ad avvertire contro il possibile trasferimento dei rischi dalle banche italiane più piccole e deboli a quelle più grandi e forti, con la conseguenza che le prime si potrebbero rafforzare un po’ (MPS e Carige, in particolare), ma a discapito della solidità delle seconde. Stavolta, però, Moody’s ha fatto un nome ben preciso e non si è tenuta sul generico: Atlante potrebbe indebolire, in particolare, Unicredit. La seconda banca italiana per valore di capitalizzazione in borsa finanzia il fondo con un miliardo di euro, ma ciò potrebbe fare scendere il suo Cet1 ratio, ovvero il principale indicatore di patrimonializzazione per la BCE, sotto la soglia minima regolamentare del 10% dal 10,73% transitional e dal 10,94% fully loaded di fine 2015.

Sofferenze bancarie e aumenti sono rischi per azionisti Atlante

A rischiare, sempre secondo l’agenzia di rating, non sarebbe solo Unicredit, ma anche altre grandi banche. Tuttavia, continua, Intesa-Sanpaolo mostra un buffer di capitale maggiore e tale da non scendere probabilmente sotto la soglia minima nemmeno nel caso di esposizione agli istituti più deboli. Si direbbe, quindi, che Atlante sia stato un cattivo affare per Unicredit, mentre le cose sono un po’ più complesse. Già, perché il fondo, partecipato tra gli altri anche da Intesa, Cariplo, le Fondazioni bancarie, Cdp e assicurazioni, è nato con un preciso obiettivo: sostenere nell’immediato le imminenti ricapitalizzazioni di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca e dopo anche la cessione delle sofferenze a prezzi vicini a quelli iscritti nei bilanci degli istituti.    

Aumento BpVi e il caso Unicredit

Per Unicredit, volendola dire tutta, Atlante è stata un’ancora di salvezza, perché l’istituto si era impegnato nei mesi scorsi a sostenere da solo l’aumento di capitale da 1,75 miliardi della Popolare di Vicenza, salvo avere fiutato nelle ultime settimane il pericolo di doversi accollare quasi l’intero importo, acquistando tutto l’inoptato, che appariva verosimilmente abbastanza elevato, data l’elevata sfiducia del mercato verso la solidità vicentina. Ma se Unicredit si fosse tirata indietro, il rischio di insuccesso dell’aumento di BpVi sarebbe stato quasi totale e con esso si sarebbe data l’impressione agli investitori che il sistema bancario italiano fosse prossimo al tracollo. Vi immaginate la reazione del mercato alla scoperta che solo una parte infima degli 1,75 miliardi ricercati da Vicenza fosse stata raccolta?

Atlante come soccorso a Unicredit?

D’altra parte, se la banca gestita da Federico Ghizzoni si fosse accollata da sola un onere così grande, lo spettro della speculazione si sarebbe abbattuto contro di essa in borsa. Difficile, infatti, spiegare agli azionisti la bontà di un’operazione così rischiosa e senza credibili prospettive nel breve e medio termine. Ma saltando Unicredit, che rientra tra le “too big to fail”, sarebbe crollato l’intero sistema del credito tricolore. Per rimediare al guaio creato in casa dall’istituto milanese, frutto di una valutazione poco ponderata, è stato costretto a scendere in soccorso l’intero gotha bancario e finanziario, coadiuvato dal governo, che dal canto suo aveva rimediato un pugno di mosche con la garanzia pubblica sulle sofferenze cedute.      

Rischi per bond Unicredit, l’allarme Moody’s

Moody’s non è stata tenera, sottolineando come il pagamento delle cedole sui bond subordinati del tipo “Tier 1 additional” di Unicredit potrebbe essere sospeso, nel caso in cui la banca scendesse al di sotto del ratio minimo pattuito all’emissione dei titoli. Parole, che aggiungono sfiducia a quella già montante sui mercati dai salvataggi del novembre scorso, quando le obbligazioni subordinate di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti sono state azzerate e per le quali potrebbe esserci solo nei prossimi mesi un ristoro da parte del governo, anche se non automatico per tutti gli investitori. Unicredit vale oggi in borsa 20,6 miliardi, ma ha perso un terzo del suo valore dall’inizio dell’anno, una crollo superiore alla media accusata dalle banche italiane (-28%), decisamente superiore al -20% di Intesa-Sanpaolo. Se quest’ultima a Piazza Affari è prezzata all’80% del suo patrimonio netto, per Unicredit il rapporto scende a un pessimo 38,5%. Altro segnale, che il mercato si fiderebbe poco di quella che fino a pochi mesi fa era la prima banca del Belpaese.  

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia