Banche: arriva Atlante per evitare il crollo, ma non chiamatelo mercato

Per le banche italiane nasce il pronto soccorso di Atlante, un fondo di sostegno per gli aumenti di capitale e la cessione delle sofferenze.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Per le banche italiane nasce il pronto soccorso di Atlante, un fondo di sostegno per gli aumenti di capitale e la cessione delle sofferenze.

E’ nato il “Progetto Atlante”, da cui prenderà il nome l’apposito fondo lanciato da Quaestio Capital Management, partecipata al 37,5% dalla Fondazione Cariplo di Giuseppe Guzzetti e presieduto da Alessandro Penati. A tale proposito, è stata già depositata un’istanza presso la Banca d’Italia per chiedere la possibilità di detenere la maggioranza nella prima banca target degli investimenti del nuovo veicolo. Il progetto è stato ufficializzato al termine di una girandola di incontri presso il Ministero dell’Economia, tra i rappresentanti del governo italiano e gli amministratori delegati di numerose banche e Fondazioni. Della partita non farà parte Mediobanca, che si è tirata fuori.

Banche italiane, arriva Atlante

Il fondo avrà una dotazione di 5-6 miliardi, di cui 4 dovrebbero essere raccolti entro la fine del mese. Nel dettaglio, un miliardo sarà sottoscritto da Intesa-Sanpaolo, un altro da Unicredit, un altro ancora da diversi istituti, mentre le compagnie assicurative dovrebbero versarne uno, le Fondazioni 500 milioni e la Cdp intorno a 5-600 milioni. Un altro mezzo miliardo sarebbe stanziato da Sga, la Società di gestione degli attivi, nata nel 1997 per rilevare i crediti “cattivi” del Banco di Napoli e che in un quindicennio è riuscita a recuperarne l’85%. La partecipazione della Cdp è volutamente bassa, in modo da non fare accendere i fari della Commissione europea sugli aiuti di stato. Il 70% delle riserve di Atlante sarà destinato alla sottoscrizione delle azioni rimaste inoptate per le operazioni di ricapitalizzazione delle banche italiane. In altre parole, il fondo rileverà tutto l’aumento di capitale non sottoscritto dal mercato, arrivando anche a detenere persino la maggioranza delle azioni di una banca. Il pacchetto azionario potrà essere detenuto per un periodo massimo di 5 anni, prorogabili di altri 3.      

Come funziona Atlante

Il restante 30% sarà dedicato, invece, all’acquisizione delle sofferenze bancarie, puntando principalmente sulla tranche junior, potendo così fare leva su quella senior, per la quale è maggiore l’interesse del mercato. Per questo, il comunicato del nascente fondo recita che l’ammontare che le banche potranno deconsolidare dai loro bilanci potrebbe essere di gran lunga maggiore rispetto alle risorse stanziate da Atlante allo scopo. Il governo avrebbe assicurato gli aderenti al progetto che la UE non dovrebbe mettere i bastoni tra le ruote sulla faccenda degli aiuti di stato, non ritenendoli tali nemmeno per i casi, in cui Atlante dovesse arrivare a detenere la maggioranza del capitale di una o più banche. Dal canto suo, l’esecutivo è intenzionato ad agevolare l’opera del fondo con misure “di accompagnamento”, come l’accelerazione dei tempi normativi per il recupero dei crediti attraverso le procedure concorsuali. Nel deposito del progetto, si capisce la ragione per cui gran parte del gotha finanziario italiano sia sceso in campo per cercare di dare una mano al nostro sistema bancario. Dalle parole utilizzate, traspare perfettamente l’estrema preoccupazione per una “crisi di sistema”. I futuri azionisti di Atlante rimarcano, infatti, come i titoli bancari abbiano perso dall’inizio dell’anno mediamente il 41% e che ci sarebbe il rischio che alcune operazioni di ricapitalizzazione, previste a breve, possano concludersi con un insuccesso, cosa che potrebbe aggravare il clima di sfiducia verso le nostre banche, portando da una parte a una fuga di capitali dall’Italia e dall’altro all’aumento delle probabilità di casi di “risoluzione” (applicazione del bail-in), che comporterebbe perdite a carico dei creditori degli istituti, nonché a una stretta del credito e a danni alla nostra economia reale, in termini anche di minori investimenti delle aziende.      

Ricapitalizzazioni a breve assicurate

Il riferimento è chiaro: a giorni dovranno essere varati gli aumenti della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca per complessivi 2,5 miliardi. Si tratta di due istituti nell’occhio del ciclone per le loro elevate sofferenze. Il sistema bancario crede, quindi, che senza la garanzia di un sostegno da parte di un veicolo ad hoc, il mercato potrebbe non coprire tali aumenti, scatenando una fuga degli investitori, che potenzialmente potrebbe mettere in ginocchio la nostra economia. Peraltro, è convinzione degli aderenti al Progetto Atlante, che il solo fatto che esista la garanzia di un intervento a copertura integrale dell’inoptato, potrebbe azzerare il rischio che una banca non trovi capitali sufficienti sul mercato.

Sofferenze saranno rilevate non a prezzi di mercato

Quanto alle sofferenze, Atlante dovrebbe acquistarle a un prezzo vicino a quello di iscrizione nei bilanci delle banche cedenti (al netto delle svalutazioni già effettuate), quindi, ben al di sopra di quanto oggi il mercato non sia disposto ad accollarseli. Mediamente, le banche hanno oggi crediti sofferenti iscritti al 44% del loro valore nominale, quando gli investitori privati non sarebbero disposti ad andare oltre il 20-25%. La rilevazione di tali pacchetti di crediti a un prezzo vicino a quello d’iscrizione nei bilanci limiterebbe di gran lunga le ulteriori perdite a carico degli istituti e potrebbe rilanciarne anche i titoli in borsa. Le sofferenze elevate deprimono oggi il valore delle banche in borsa, che scende in alcuni casi fino a un quinto del patrimonio netto. Dunque, dovrebbe venir meno anche la crisi dei titoli a Piazza Affari.    

Atlante basterà?

Basterà l’espediente di un fondo di sistema per arrestare la crisi delle banche italiane in borsa, alleviarne le sofferenze e aumentarne il grado di patrimonializzazione? Stando alle esigue risorse stanziate, ci sarebbe poco da gioire. Le sofferenze nette ammontano in Italia a 87 miliardi, per cui Atlante coprirebbe solo circa il 3% del loro importo. Più elevata, però, sarebbe la percentuale rispetto ai crediti effettivamente ceduti sul mercato. In generale, la speranza risiede nella creazione di un clima di maggiore ottimismo, generato proprio dalla nascita di un fondo appositamente voluto per sostenere le banche in due momenti cruciali: ricapitalizzazioni e cessioni delle sofferenze. I primi segnali in borsa stamattina appaiono positivo, ma è nel medio periodo che dovremmo verificarne gli effetti. La sensazione è che Atlante non sia tanto il modo per ristabilire la fiducia nel nostro sistema bancario, quanto un’operazione di sostegno alle ricapitalizzazioni altrimenti fallimentari di Vicenza e Veneto Banca. Dopo che Unicredit aveva mostrato dubbi a restare unico garante dell’aumento della prima, pare che al Mef sia scattato l’allarme e che ciò abbia spinto il governo a benedire un’operazione di sistema per stoppare una possibili crisi.

Non è operazione di mercato

  Dopo la delusione mostrata dal mercato per l’accordo tra Roma e Bruxelles sulla garanzia pubblica per le cessioni dei crediti in sofferenza, una seconda ondata di sfiducia sull’incapacità delle nostre banche di reperire risorse autonomamente sarebbe stato troppo. Ma quanta fiducia potrà davvero generare Atlante? Potrà reggere su di sé il peso di un sistema scricchiolante o il suo nome si rivelerà pretenzioso? Una cosa siamo in grado già oggi di dirla: tutto possiamo dire, tranne che si tratti di un’operazione puramente di mercato, come vorrebbe farci credere il governo. Banche, assicurazioni, Cdp e Fondazioni acquisteranno le sofferenze a prezzi superiori a quelli di mercato e le azioni rimaste inoptate, che gli altri investitori privati evidentemente non si sentono di accollarsi. Perché mai un privato dovrebbe comportarsi in maniera del tutto diversa dagli altri? Ah, saperlo!      

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia