Banca Nazionale Svizzera verso una nuova capitolazione? Il franco vola contro l’euro

Franco svizzero ai massimi da 5 anni contro l'euro con l'emergenza Coronavirus. E la banca centrale accusa maxi-perdite nel primo trimestre, dovute proprio al tentativo di indebolire il cambio.

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Franco svizzero ai massimi da 5 anni contro l'euro con l'emergenza Coronavirus. E la banca centrale accusa maxi-perdite nel primo trimestre, dovute proprio al tentativo di indebolire il cambio.

La Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha chiuso il primo trimestre dell’anno con una maxi-perdita di 41,2 miliardi di franchi, pari a 39,17 miliardi di euro al cambio attuale. Nel report di ieri, si legge che il passivo sia stato provocato per 31,9 miliardi al deprezzamento delle azioni in portafoglio, mentre per 17,1 miliardi ha concorso il rafforzamento del cambio. In pratica, l’istituto ha subito le conseguenze dell’elevata quantità di assets detenuti in forma di azioni, pari al 20% del totale, e investite all’estero per cercare di mettere a frutto le riserve valutarie, che attualmente ammontano a 765,626 miliardi di franchi, oltre il 110% del pil elvetico.

Il franco svizzero è fermato dalla banca centrale, che raddoppia l’assegno allo stato

A causa dell’emergenza Coronavirus, le borse mondiali sono crollate a febbraio e marzo, con Wall Street a perdere fino a oltre un terzo del suo valore, recuperando parzialmente nelle ultime settimane. E così, il valore dei titoli azionari in pancia alla BNS è sceso nel primo trimestre da 167 a 128,8 miliardi. Il resto lo sta facendo il tentativo della BNS di frenare l’apprezzamento del franco svizzero, che stamattina scambiava a 1,05171 contro l’euro, ai massimi da 5 anni. E più il franco è forte, meno valgono le sue riserve in valute estere. Per contro, il bilancio si è giovato dell’apprezzamento dell’oro per 2,8 miliardi e dei tassi negativi imposti sui depositi delle banche per altri 300 milioni. Ricordiamo, infatti, che la BNS possiede anche 1.040 tonnellate di oro.

Dicevamo, franco svizzero sempre più super. E c’è da giurare che sarebbe ancora più forte, se solo venisse lasciato apprezzarsi sul mercato valutario. Uno dei modi per capire se e in quale misura la BNS stia intervenendo per indebolirlo è monitorare le variazioni dei depositi a vista delle banche.

Si tratta di denaro che gli istituti parcheggiano presso la BNS, spesso frutto di operazioni di cessione di valuta straniera da parte di quest’ultima. Ebbene, nell’ultimo mese sono cresciuti di 28,4 miliardi e da inizio anno di ben 52,6 miliardi, segnando un imponente +9% e salendo a 637,2 miliardi, il nuovo massimo storico. Dal giorno in cui l’istituto pose fine alla difesa del cambio minimo di 1,20 – eravamo il 15 gennaio del 2015 – i depositi a vista si sono impennati di 235 miliardi, cioè di quasi il 60%.

Franco svizzero inarrestabile

Tra le misure adottate per indebolire il cambio vi sono i succitati tassi negativi, fissati ad oggi al -0,75%. Nulla di tutto ciò sta dissuadendo gli investitori dal puntare sulla Svizzera, percepita come porto sicuro per i loro capitali. E così, oggi i rendimenti si mostrano profondamente negativi lungo l’intera curva delle scadenze. Pensate che il bond sovrano elvetico più longevo scade nel 2064 e offre il -0,25%, cioè chi lo acquista accetta di “regalare” a Berna più del 10% del capitale, anche se perlopiù trattasi di una scommessa speculativa sul cambio, cioè si presume che si riesca almeno a conservare il valore dell’investimento grazie al rafforzamento del franco.

I dati di ieri, comunque, raccontano una verità scomoda alla stessa BNS. Se è vero che il suo obiettivo non sia di maturare profitti sulle riserve valutarie e che, in fondo, esse conseguano al successo del sistema Svizzera, d’altro canto rafforzano la convinzione che l’istituto non possa andare eternamente e massicciamente contro il mercato, dovendosi prima o poi rassegnare a far apprezzare il cambio, sebbene questo significhi transitare l’economia domestica per un periodo di deflazione e basse esportazioni, con contraccolpi per la crescita. Anche perché, più crescono le riserve e maggiori le esposizioni ai rischi internazionali non direttamente controllabili. In pancia, la BNS detiene assets per il 40% denominati in euro, proprio la valuta contro le cui difficoltà in molti casi gli investitori cercano riparo in Svizzera.

Resta da chiedersi, invece, se gli interventi dell’istituto siano destinati a intensificarsi nelle prossime settimane, visto che 1,05 è stato dopo l’abbandono del cambio minimo il nuovo riferimento informale a cui Zurigo si è appigliata per difendere la parità. La forte crisi esplosa nel mondo con l’emergenza Coronavirus, acuita nell’Eurozona dalla frammentazione dei mercati finanziari, sosterrà sempre più gli afflussi dei capitali nello stato alpino, con inevitabile pressione rialzista sul cambio. E chissà se per la seconda volta in 5 anni, la BNS non sia costretta ad alzare bandiera bianca, arrendendosi alle forze del mercato!

Franco svizzero, cambio “minimo” contro l’euro a rischio?

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