Banca Etruria: Boschi e Renzi travolti dall’asse Visco-Vegas (Consob-Bankitalia)

Altro colpo da ko contro il PD di Renzi arriva sulle banche. Il sottosegretario Maria Elena Boschi sarebbe prossima alle dimissioni. La bufera scatenata da Vegas (Consob) rischia di travolgere pure il governo.

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Altro colpo da ko contro il PD di Renzi arriva sulle banche. Il sottosegretario Maria Elena Boschi sarebbe prossima alle dimissioni. La bufera scatenata da Vegas (Consob) rischia di travolgere pure il governo.

Maria Elena Boschi, sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, sarebbe a un passo dalle dimissioni dal governo. Lo sosterrebbero rumors parlamentari, oltre che il buon senso. Quando saremmo a meno di tre mesi della data delle elezioni politiche, di tutto il PD di Matteo Renzi avrebbe bisogno, tranne che di imbracciare una battaglia quasi persa in partenza per difendere l’onore dalle accuse di connivenza con le banche salvate dai contribuenti italiani. Procediamo con ordine. Cos’è successo? Ieri pomeriggio, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, è stato ascoltato dalla Commissione d’inchiesta sulle banche. Nel corso dell’audizione, ha sganciato una bomba a dir poco atomica contro il Nazareno, sostenendo di avere incontrato la Boschi nell’aprile del 2014 e che questa le avrebbe espresso preoccupazione sulla fusione tra Banca Etruria e Popolare di Vicenza, facendosi carico dei timori dell’industria orafa aretina, che non vedeva di buon occhio tale operazione. (Leggi anche: Crisi banche, Renzi e Boschi creano gazzarra contro Visco per riabilitarsi)

Vegas avrebbe chiarito all’allora ministro delle Riforme che non è compito della Consob occuparsi di fusioni, spettando il monitoraggio a Bankitalia. Si sarebbe incontrato un paio di altre volte con la Boschi e in un’occasione – siamo nel maggio 2014 – questa gli avrebbe confidato che il padre Pierluigi sarebbe stato nominato vice-presidente di Banca Etruria.

Inutile dire che sia esploso il putiferio politico su queste frasi. La Boschi ha voluto partecipare ieri alla trasmissione Otto e Mezzo di Lilli Gruber, confrontandosi con il giornalista de Il Fatto, Marco Travaglio, e a suo modo ha cercato di ribattere a tutte le accuse, anzitutto, smentendo la ricostruzione delle opposizioni, Movimento 5 Stelle in testa, secondo cui ella avrebbe mentito al Parlamento nel 2015, quando avrebbe sostenuto di non essersi mai occupata di Etruria, aggiungendo di non avere mai fatto pressioni. E successivamente mostra un sms inviatole da Vegas, che le chiede di incontrarla a casa sua, spiegando di avergli risposto che lo avrebbe incontrato al ministero o presso la sede della Consob.

Boschi verso le dimissioni

Il treno delle polemiche e delle richieste di dimissioni era già partito a tutta velocità e adesso diventa difficile fermarlo, anche perché cresce l’imbarazzo persino nella cerchia strettissima dei renziani, che teme di finire tritata alle urne dall’ennesimo presunto scandalo, che se formalmente nulla proverebbe, se non che un ministro della Repubblica si sarebbe interessato (legittimamente) alla sorte di una banca, sul piano più prettamente politico, si va componendo un quadro indiziario per cui il PD alle urne si presenterebbe come partito di amici e parenti banchieri.

Ieri sera, una nota di Palazzo Chigi cercava di spegnere l’ennesimo incendio, notando come la Boschi avrebbe chiarito in maniera “ineccepibile”. Tuttavia, Quirinale e premier restano preoccupati del possibile contraccolpo politico sul governo di questa vicenda, quando siamo alla fine della legislatura e il presidente Sergio Mattarella vorrebbe tutelare al massimo la figura di Paolo Gentiloni in uno scenario post-elettorale potenzialmente confuso. Da qui, le probabili dimissioni della Boschi forse già da oggi. (Leggi anche: Crisi banche, come la Commissione d’inchiesta rischia di colpire i mercati)

Renzi contro tutti

Il caso banche sta dimostrando quanto avevamo avvertito da settimane, ovvero che la Commissione si sarebbe ritorta contro Renzi, il quale sperava di utilizzarla a fini politici per mettere sotto processo Bankitalia e Consob e quanto meno alleviare le responsabilità del suo governo nella pessima gestione della crisi. Vegas, il cui mandato scade formalmente oggi, non sarebbe riconfermato alla guida della Commissione di Vigilanza, scontrandosi con l’indisponibilità proprio di Renzi a consentirgli di espletare un secondo mandato. Quella di ieri sarebbe a tutti gli effetti una “vendetta” politica di Vegas, che sembra stia facendo asse, come sarebbe ovvio che fosse, con il governatore Ignazio Visco, altra “vittima” delle bordate renziane, anche se è riuscito, a differenza di quanto dovrebbe accadere per il presidente della Consob, a farsi rieleggere alla guida di Bankitalia, nonostante l’opposizione del PD.

A questo punto, per la seria “chi la fa l’aspetti”, Renzi punterebbe a chiudere al più presto i lavori della Commissione banche, temendo altre dichiarazioni di fuoco dell’ex ad Unicredit, Federico Ghizzoni, tirato in ballo dall’ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, secondo cui avrebbe ricevuto richiesta dalla Boschi per rilevare Banca Etruria, operazione che non andò in porto, dopo che l’istituto aveva, tuttavia, aperto il dossier, chiudendolo subito dopo per i timori legati all’eccessivo peso delle sofferenze bancarie della banca aretina. Se Ghizzoni confermasse tale indiscrezione, non saremmo nemmeno in questo caso in presenza di alcun reato commesso dall’ex ministro, ma diverrebbe ancora più insostenibile la posizione del PD, che sul piano elettorale andrebbe a scontrarsi contro un muro di sospetti e un chiacchiericcio inarrestabile ai suoi danni.

Sta andando in scena una guerra aperta dal PD contro quello stesso establishment che lo aveva fin qui coccolato. Renzi ha peccato di ingenerosità, pensando maldestramente di potere utilizzare istituzioni, partiti, uomini e authorities a propria convenienza, piegandoli all’occorrenza alle sue finalità politiche. Il Nazareno non sarebbe più nemmeno unito attorno al suo segretario, ma semplicemente eviterebbe di mostrarsi dubbioso sul proprio leader alla vigilia delle elezioni. Renzi è un uomo solo e non più al comando. I sondaggi continuano a punirlo, non ha più alleati e lo stesso governo che sostiene è affollato di ministri che cercano di rimarcarne le distanze, mentre il Quirinale già da tempo lo considera un elemento di disturbo per la stabilità politico-istituzionale e confida più nel buon senso di un altro ex premier, Silvio Berlusconi. Per non parlare dei presidenti di Camera e Senato, che hanno fatto armi e bagagli e sono passati con i “traditori” di Renzi, Bersani-D’Alema & Co. (Leggi anche: Il declino di Renzi tra onda nera, banche e Putin)

 

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