Ballottaggio Francia, perché Le Pen può ancora vincere contro la spocchia di Macron

Le chances di vittoria di Marine Le Pen alle elezioni presidenziali in Francia potrebbero essere superiori alle stime, date le numerose gaffes di Emmanuel Macron dopo la vittoria al primo turno. Pesano il voto operaio e l'astensionismo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le chances di vittoria di Marine Le Pen alle elezioni presidenziali in Francia potrebbero essere superiori alle stime, date le numerose gaffes di Emmanuel Macron dopo la vittoria al primo turno. Pesano il voto operaio e l'astensionismo.

Emmanuel Macron versus Marine Le Pen. Domani sera sarà un faccia a faccia in diretta televisiva tra i due candidati rimasti in gara per il ballottaggio alle elezioni presidenziali in Francia. E’ la prima volta che un esponente del Fronte Nazionale avrà la possibilità di scontrarsi in prima serata con il front-runner per la corsa all’Eliseo, perché nel 2002 l’allora presidente Jacques Chirac non accettò il dibattito TV con il rivale Jean-Marie Le Pen, padre del’attuale leader nazionalista.

Fa onore all’ex banchiere e già ministro concedere all’avversario la possibilità di confrontarsi sui temi salienti, ma potrebbe essere un errore dal suo punto di vista: Chirac nel 2002 stravinse con l’82%, forse avrebbe potuto permettersi di concedere un faccia a faccia all’avversario, data la forbice enorme che li divideva, ma non volle rischiare nemmeno una virgola del proprio consenso, vantaggio che Macron metterebbe a repentaglio, perché la legge della comunicazione politica insegna che i duelli TV tendono a rinvigorire le quotazioni di chi parte indietro. (Leggi anche: Né banchiere, né razzista: lo slogan che preoccupa Macron e rianima Le Pen)

Le gaffes di Macron non lo aiutano

Quando mancano cinque giorni alla data del ballottaggio, sono diverse le gaffes che potrebbero costare care a Macron. La visita ad Amiens della settimana scorsa presso lo stabilimento Whirlpool in via di ridimensionamento per la delocalizzazione parziale in Polonia è stata un disastro d’immagine per il candidato 39-enne, che non ha voluto incontrare gli operai, limitandosi a farsi applaudire al chiuso dai manager della società, salvo uscire tra i dipendenti, una volta appreso della presenza della sfidante, beccandosi i fischi. E il video che lo ritrae pulirsi le mani con salviette profumate subito dopo averle strette ad alcuni dei lavoratori in loco non aiuta certo a diffondere l’immagine di un politico vicino alla gente più umile. (Leggi anche: Ballottaggio in fabbrica: vince Le Pen, operai Whirlpool fischiano Macron)

Oltre ai gesti, Macron sta usando una strategia poco accattivante anche sul piano verbale. Come quando ha rifiutato di fare appello agli elettori degli schieramenti rimasti esclusi dal ballottaggio, in particolare, a quelli del conservatore François Fillon e del comunista Jean-Luc Mélénchon (molti di questi ultimi sono giovani), sostenendo che dovrebbero votarlo per il solo fatto di avere vinto il primo turno.

Corsa di Le Pen al voto operaio

E qui l’uomo starebbe commettendo un grave errore, pensando che la Francia di oggi sia la stessa di 15 anni, quella che lasciò trionfare Chirac contro Le Pen il padre per il solo fatto che quest’ultimo fosse un pericolo nazionalista. Non solo i sondaggi raccontano di un paese più equamente diviso (le distanze si sarebbero ridotte al 58-42%), ma stavolta potrebbe giocare un ruolo determinante l’astensione. Molti elettori della gauche, specie quella di Mélénchon, non si sentirebbero a loro agio a votare per Macron, percepito come un candidato liberale sui temi economici e con un passato da banchiere poco rassicurante per le loro istanze sociali.

Le Pen l’ha capito e sta accentuando la sua corsa verso il voto operaio. Se non riuscirà a convincere più elettori di sinistra a votarla, quanto meno dovrà sperare che in parecchi su quel fronte non si rechino ai seggi o lascino la scheda bianca. Per questo, ha sin dopo l’approdo al ballottaggio marcato le distanze dal Fronte Nazionale, evidenziando di correre come rappresentante non di un solo partito. (Leggi anche: Elezioni Francia, risultati e analisi del voto)

Tutti con Macron, e questo è un male per lui

La donna ha stretto qualche giorno fa un accordo con Nicolas Dupont-Aignan, a capo della destra sovranista, che al primo turno ha raccolto il 4,7% dei consensi. Se sarà eletta alla presidenza, ha promesso di nominare quest’ultimo premier, un passo che non solo per la prima volta rompe l’isolamento del Fronte Nazionale rispetto all’arco repubblicano, ma che potrebbe spingere diversi elettori della destra non estremista a votarla. Dupont-Aignan è, infatti, un ex deputato del partito neo-gollista di Fillon, che decise di crearsi una formazione autonoma su posizioni sovraniste nel 2008.

Più in generale, Macron rischia di fare la fine di Hillary Clinton su un apparente paradosso: gli eccessivi endorsements in suo favore. Dalla destra alla sinistra, escluso Mélénchon, passando per il governo e l’Eliseo, per i sindacati dei lavoratori, compresi degli agenti di polizia, nonché per Bruxelles e praticamente tutte le cancellerie europee, tutti fanno il tifo per lui. Un asso nella manica, che in tempi di protesta anti-establishment potrebbe rivelarsi un boomerang. La rivale sta sfruttando proprio il suo essere priva di sostegno degli altri partiti per accentuare tra l’elettorato la sensazione che sia rimasta l’unico baluardo in difesa degli interessi nazionali e delle fasce più deboli e dimenticate della popolazione francese. (Leggi anche: Trump con Le Pen, Obama per Macron)

Determinante sarà l’astensione a sinistra

Il gap da colmare, però, sarebbe ancora enorme e il tempo rimasto pochissimo. Lo scenario principale resta di gran lunga una vittoria di Macron, anche se bisogna verificare con quali percentuali. E, però, quel mancato endorsement di Mélénchon, che ancora sabato ribadiva che non sosterrà l’ex banchiere, in quanto troppo legato alla finanza, pesa come un macigno sulla strada dell’elezione per il giovane front-runner. Quelle parole contengono un non detto, ovvero quasi un avallo all’astensione ai propri elettori, che sulla carta favorirebbe Le Pen.

Due saranno i fattori su cui la donna potrà ancora fare affidamento per sperare di prevalere tra cinque giorni: una bassa partecipazione al voto tra gli elettori di sinistra e la capacità di attirare a sé molti consensi a destra. Tra l’altro, le gaffes di Macron potrebbero spingere a non andare ai seggi proprio elettori che al primo turno lo avevano votato, un fatto che gli sarebbe fatale. (Leggi anche: Presidenza Macron, come sarà la Francia nei prossimi 5 anni?)

 

 

 

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Argomenti: Esteri, Francia, Politica Europa