Ballottaggio in fabbrica: vince Le Pen, operai Whirlpool fischiano Macron

Marine Le Pen ha sconfitto Emmanuel Macron, almeno al ballottaggio virtuale celebrato ieri nello stabilimento Whirlpool di Amiens. L'episodio mette a nudo le difficoltà del candidato front-runner di fare breccia tra i ceti popolari.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Marine Le Pen ha sconfitto Emmanuel Macron, almeno al ballottaggio virtuale celebrato ieri nello stabilimento Whirlpool di Amiens. L'episodio mette a nudo le difficoltà del candidato front-runner di fare breccia tra i ceti popolari.

Mancano dieci giorni al ballottaggio delle elezioni presidenziali in Francia e stando a tutti i sondaggi, il candidato centrista Emmanuel Macron dovrebbe stravincere con almeno 20 punti percentuali di vantaggio sulla rivale nazionalista ed euro-scettica Marine Le Pen. Eppure, ieri per il 39-enne ex banchiere e già ministro dell’Economia sotto l’impopolarissima presidenza Hollande è stata una debacle d’immagine. L’uomo si è diretto nella cittadina di Amiens, a 75 miglia a nord di Parigi, nella regione in cui è cresciuto e dove ha incontrato l’attuale moglie Brigitte. L’obiettivo era di visitare una fabbrica della Whirlpool, dove gli operai protestano per la chiusura annunciata dai dirigenti, i quali intendono delocalizzare lo stabilimento in Polonia.

Appresa la cosa, la Le Pen non si è fatta sfuggire l’occasione e con un geniale coup de thèatre, si è recata anch’ella sul posto, ma bruciando sul tempo Macron. Questi, anziché incontrare gli operai, ha ripiegato presso la sede della Camera di Commercio, convinto dal management della fabbrica che altrimenti avrebbe rischiato i fischi dei dipendenti, essendo percepito quale candidato “globalista”. (Leggi anche: Le Pen o Macron, se il vero rischio della Francia fosse un altro?)

Applausi per Le Pen, fischi per Macron

Risultato? La Le Pen è stata accolta da applausi, strette di mano e un bagno di selfie, mentre all’uscita dalla riunione con i managers, per Macron ci sono stati solo fischi. L’uomo si è difeso già prima di uscire, sostenendo che la rivale farebbe solo demagogia, mentre egli sarebbe un risolutore di problemi. Sarà, ma per dirla alla francese, quella di ieri è stata un “échec”, una gran brutta figura per chi tra un paio di settimane dovrebbe arrivare all’Eliseo.

Per contro, la leader del Fronte Nazionale dichiarava di essere dove avrebbe dovuto essere, “tra gli operai”. Sarà abbastanza difficile cancellare questa immagine dalle menti degli elettori di sinistra, quando il 7 maggio si recheranno alle urne a scegliere tra Macron e Le Pen. Mai cuore e ragione saranno così contrastati. (Leggi anche: Le Pen o Macron, la vera posta in gioco globale)

Paradosso Le Pen: piace più a ex elettori socialisti

La donna è per la gauche una bestia nera, un demonio da combattere a tutti i costi, ma il ballottaggio pone i francesi dinnanzi a un’alternativa diversa, quella tra una candidata di tendenze sociali in economia e un rivale più liberale e, soprattutto, percepito come uomo dell’establishment, quello contro cui quasi la metà degli elettori si è espressa al primo turno.

L’episodio di ieri è stata la teatralizzazione di una netta differenza ideologica tra i due candidati: globalismo e nazionalismo. La Le Pen ha raccolto consensi e si è imposta proprio nelle aree, in cui 5 anni fa a vincere era stato François Hollande, ovvero il candidato socialista. E’ questo il paradosso della Francia di oggi, quello di trovarsi unita, dai sindacati ai partiti politici, dagli industriali ai media, contro il pericolo nazionalista, ma che ha fatto a questo giro più breccia forse a sinistra che a destra. (Leggi anche: Elezioni Francia, risultati e analisi del voto)

Macron rischia di vincere senza mandato chiaro

Oltre al nucleo elettorale storico, quello della destra più radicale, i voti della candidata del Fronte Nazionale sono stati raccolti per lo più nelle aree depresse del territorio transalpino o quelle in fase di deindustrializzazione, che in teoria dovrebbero essere rappresentate dalla sinistra. Questa, invece, ha ottenuto percentuali significative nelle grandi città, segno che nemmeno il comunista Jean-Luc Mélénchon, che ha sfiorato il 20% dei consensi domenica scorsa, sarebbe riuscito a fare breccia tra la classe operaia o più disagiata, ma semmai tra la borghesia più progressista.

A vincere sarà con ogni probabilità Macron, ma sarà condannato sin dall’insediamento a un mandato senza indicazioni chiare, essendo sostenuto sia da chi chiede riforme economiche thatcheriane dell’economia (François Fillon), sia da quanti auspicano la difesa del modello sociale francese (Benoit Hamon) e persino un suo rafforzamento in senso sociale e anti-globalista (Mélénchon). L’unica cosa che sappiamo è che con Macron all’Eliseo non avremmo un presidente euro-scettico. E questo all’establishment europeo di oggi basta e avanza. (Leggi anche: Come sarà presidenza Macron?)

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Argomenti: Francia, Politica, Politica Europa

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