Bail-in o non bail-in? MPS rischia il crac

Bail-in per MPS? Continua lo scontro tra Europa e Italia sulle modalità del salvataggio, ma il tempo sta per scadere e serve una soluzione entro pochi giorni.

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Bail-in per MPS? Continua lo scontro tra Europa e Italia sulle modalità del salvataggio, ma il tempo sta per scadere e serve una soluzione entro pochi giorni.

Il Single Resolution Board, l’istituzione europea preposta alla gestione dei casi di risoluzione delle banche europee, ha fatto trapelare la notizia di avere già allo studio un piano di emergenza per MPS, qualora l’istituto senese non superasse gli stress-test della BCE, i cui risultati saranno pubblicati domani.

Allo stesso tempo, per allontanare da sé i dubbi su un possibile fallimento, Rocca Salimbeni fa trapelare altre voci, ossia di approntare entro questo venerdì un piano per la ricapitalizzazione dell’istituto fino a 5 miliardi di euro, nonché per la cessione di parte delle sue sofferenze.

Bail-in, salvataggio MPS non sembra vicinissimo

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha escluso che sia anche solo in discussione una qualche risoluzione bancaria nel nostro paese, ribadendo il suo ottimismo sul fatto che alla fine tra Commissione europea e Roma si trovi una soluzione di compromesso.

Il governo Renzi vorrebbe provvedere a un salvataggio pubblico diretto, iniettando capitali nell’istituto, o indiretto, garantendo la ricapitalizzazione. Prima ancora, un secondo fondo, cosiddetto “Atlante 2”, partecipato dalla solita Cdp e dalle casse previdenziali private su “sollecitazione” dell’esecutivo, si occuperebbe di rilevare svariati miliardi delle sofferenze di MPS, anche se a prezzi intermedi tra quelli iscritti a bilancio e quelli vigenti attualmente sul mercato. Da questo “buco” nei conti di Siena, infatti, sarebbe possibile determinare il fabbisogno di capitale derivante dalle ulteriori perdite da iscrivere a bilancio sui crediti da svalutare, oltre all’ammanco risultante dal monitoraggio dell’Eba sui casi di stress.

 

 

 

Obbligazionisti MPS motivo di scontro

Bruxelles non è contraria a priori a un intervento pubblico, purché le perdite siano condivise anche dagli investitori privati, ovvero da azionisti e obbligazionisti subordinati. Roma non può permettersi una simile misura, perché circa un terzo degli oltre 5 miliardi di obbligazioni subordinate emesse da MPS e ancora in circolazione è detenuto dalle famiglie. Per il governo sarebbe un contraccolpo elettorale duro il bail-in parziale, non sostenibile a poche settimane dal referendum costituzionale.

D’altra parte, l’Europa non può permettersi di avallare un salvataggio del tutto a carico del contribuente, in quanto farebbe venire meno la credibilità della nuova normativa, il bail-in appunto, creando problemi nel Nord Europa, dove l’opinione pubblica non vorrebbe sentirne di condividere il costo dei salvataggi bancari di altri paesi, dopo essersi già svenati negli anni della crisi finanziaria per mettere in sicurezza i propri istituti (240 miliardi nella sola Germania).

Crisi politica crea ulteriori dubbi

La questione è questa e difficilmente si potranno accontentare entrambe le parti del negoziato. La posizione dell’Italia è meno forte di quanto si creda, perché la fase politica nel nostro paese appare incerta e Bruxelles guarda con preoccupazione all’appuntamento referendario autunnale. Inoltre, MPS potrebbe non essere l’unico istituto a necessitare di un intervento pubblico di sostegno. L’Europa teme che tra qualche mese, dopo che sarà stata salvata MPS, si accendano i fari su altre banche italiane, considerando che i loro crediti deteriorati ammontino a 360 miliardi, di cui 85 ancora iscritti nei bilanci in qualità di sofferenze, ovvero a serio rischio di rimborso.

Che senso avrebbe – questo quanto si chiederebbero a Bruxelles – se salvassimo MPS con soldi pubblici, per verificare tra qualche mese la necessità di interventi simili con altre banche italiane e magari con un governo euro-scettico a Roma, nel caso si tenessero elezioni anticipate dopo un’eventuale sconfitta del premier Matteo Renzi al referendum?

 

 

 

Il tempo corre, soluzione entro il weekend o è rischio bufera

I commissari europei potrebbero adottare, quindi, una strategia attendista, volta a scrutare l’evoluzione del clima politico e sui mercati finanziari in Italia. Ma di tempo MPS ne ha poco. Di certo, gli investitori non aspetterebbero altri 2-3 mesi, prima di sapere che fine farebbe Siena. La cattiva gestione del dossier potrebbe portare a un evento imprevisto, considerando anche che Atlante 2 punterebbe a rastrellare sul mercato quasi una decina di miliardi di sofferenze di MPS, quando nell’intero 2015 ne sono state cedute in Italia per 19 miliardi.

Serve una maxi-iniezione di fiducia per spingere i privati a fare la loro parte, ma i tentennamenti di Bruxelles e le incomprensioni con Roma non aiutano. Se entro questo fine settimana, dopo gli stress-test, non si trova una soluzione, lunedì la riapertura delle contrattazioni sarà funesta per MPS.

 

 

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