Bail-in, sulle regole per i salvataggi bancari è scontro in Europa

Bail-in, è scontro tra Commissione e fondo Srb su come normare i salvataggi delle banche. Dietro si nasconde qualcosa di molto meno formale di quanto appaia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Bail-in, è scontro tra Commissione e fondo Srb su come normare i salvataggi delle banche. Dietro si nasconde qualcosa di molto meno formale di quanto appaia.

In una bozza di regolamentazione del cosiddetto “bail-in”, di cui è entrata in possesso l’agenzia Reuters, la Commissione europea ha rivendicato uno spazio di intervento a discapito del fondo di risoluzione per le banche, il Single resolution board, istituito proprio per gestire le situazioni di crisi. Il presidente dell’Srb, Elke Koenig, aveva fissato a suo tempo un livello minimo di perdite, che la banca dovrebbe essere in grado di assorbire in autonomia, prima di chiedere l’intervento dello stato o del fondo di risoluzione europeo per evitare il crac. Tale livello è oggi pari all’8% del totale delle passività dell’istituto. Solo se la banca riesce con fondi propri a raggiungere questo livello minimo, potrà evitare di gravare sugli azionisti, gli obbligazionisti subordinati, quelli senior e, infine, sui titolari dei conti correnti per cifre al di sopra dei 100.000 euro. Secondo Bruxelles, le perdite che gli istituti devono essere in grado di assorbire per evitare di fare scattare il “bail-in” non possono essere fissate in misura uguale per tutti, né sarebbe opportuno che una materia così importante, si legge, venga affrontata con una normativa di secondo livello. Inoltre, con riguardo al periodo transitorio minimo, necessario per raggiungere il livello adeguato di perdite assorbibili dalla banca, la Commissione spiega che esso dovrebbe essere “il più breve possibile”, ma non fissa scadenze, contrariamente ai 4 anni richiesti dall’Eba (European banking authority).

Crisi banche, come c’è dietro lo scontro

Semplice conflitto di attribuzione di poteri? Sì e no. In realtà, dietro allo scontro si nasconde qualcosa di molto più sostanziale che formale. Il “bail-in” è quel nuovo meccanismo di gestione dei salvataggi bancari, che richiede un previo accollo delle perdite a carico degli stakeholders, senza il quale lo stato nazionale e, in ultima istanza, il fondo di risoluzione europeo non potrebbe intervenire con aiuti pubblici. Prima di chiedere aiuto allo stato o al fondo europeo, in altri termini, la banca deve dimostrare di avere coperto autonomamente perdite per non meno dell’8% delle sue passività. Potrà farlo con risorse proprie, come attraverso l’utilizzo di riserve di utili o aumenti di capitale, ma anche caricandole sugli investitori e i clienti.      

Commissione contro Germania, ancora una volta

Ora, più alta è la percentuale minima richiesta e più difficile risulta per le banche accedere a un salvataggio pubblico, mentre più oneroso sarà il contributo richiesto alle varie categorie di creditori (azionisti, obbligazionisti, correnti). La Commissione, che è un organo politico, sta cercando di porre rimedio alla crisi di fiducia, che dall’inizio di quest’anno si è generate sui mercati europei sulle banche, specie in un paese-chiave come l’Italia, il cui comparto era già in difficoltà per le elevate sofferenze. Diversi governi sono preoccupati e Bruxelles sta dando rappresentazione proprio a questi timori, tentando di ammorbidire la normativa. Ma il fondo di gestione delle crisi bancarie, l’Srb, in qualità di organismo tecnico è molto meno flessibile. C’è di più: esso è guidato da una tedesca, che in linea con la posizione di Berlino non accetta un’applicazione poco rigorosa delle nuove norme. La Germania, anzi, preme affinché il “bail-in” sia attuato a dovere, altrimenti si rischiano nuove esposizioni dei contribuenti alle perdite delle banche, a tutto discapito dei bilanci pubblici. Senza l’allentamento di tale legame tra stati e banche, ha più volte spiegato sia il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, sia il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, di garanzia unica sui depositi (sponsorizzata proprio dalla Commissione) non se ne potrà nemmeno parlare. I contribuenti tedeschi non salveranno le banche di nessun altro paese, meno che mai per i rischi sovrani a cui queste risultano esposte, hanno avvertito.    

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Argomenti: bail in, Banche italiane, Crisi delle banche, Crisi Eurozona, Economia Europa, Economia Italia