Bail-in: prima banca fallita con le nuove regole, tagliati pure i bond senior

Bail-in, primo caso di applicazione delle nuove norme in Europa. L'Austria impone anche sui creditori senior perdite per il 54% del valore dei bond, dopo avere azzerato le obbligazioni subordinate.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Bail-in, primo caso di applicazione delle nuove norme in Europa. L'Austria impone anche sui creditori senior perdite per il 54% del valore dei bond, dopo avere azzerato le obbligazioni subordinate.

Mentre in Italia, il Tesoro è al lavoro per trovare una soluzione concertata tra banche e Cdp per smaltire le elevate sofferenze delle prime e finanziare i loro aumenti di capitale con modalità non tali da fare drizzare le antenne della Commissione europea sugli aiuti di stato, ai suoi confini si sta dando vita al primo caso europeo di “bail-in”. Come dire, finora abbiamo scherzato e parlato, adesso arrivano i fatti. La Consob di Vienna, la Finanzmarktaufsicht, ha annunciato nelle scorse ore che sottoporrà alle nuove regole previste dalla Bank recovery and resolution directive (Brrd) la Heta Asset Resolution AG, la banca della Carinzia, che eredita le spoglie della Hypo Alpe-Adria Bank. In seguito a tale decisione, le obbligazioni subordinate sono state azzerate, mentre i bond senior sono stati tagliati del 53,98%. Cancellati anche tutti gli interessi a decorrere dall’1 marzo del 2015, data del salvataggio della vecchia banca. Inoltre, tutte le scadenze sono state armonizzate e rinviate al 31 dicembre del 2023.

Caso si complica per garanzie bond

L’authority ha spiegato, infatti, che le dispute legali si chiuderanno presumibilmente entro il 2023 e solo per allora sarà possibile la distribuzione degli assets bancari tra i creditori. I due co-chief dell’authority, Helmut Ettl e Klaus Kumpmueller, hanno dichiarato che “una risoluzione ordinata appare più vantaggiosa di una dichiarazione di insolvenza”. Il caso austriaco, però, è più complicato di quanto si pensi, come ammette il ministro delle Finanze, Hans Joerg Schelling, che pure pone l’accento sul fatto che il “bail-in” sia in attuazione, pur con tutte le criticità sul piano legale. Infatti, la provincia della Carinzia aveva garantito gli assets della vecchia Hypo per 11 miliardi di euro, per cui la stessa Vigilanza ritiene che vi sarebbero in vista contestazioni da parte dei creditori per ottenere dall’ente locale 6,4 miliardi, ovvero il valore cancellato dei bond senior. La posizione del governo sul punto è ferma: nessun rimborso è possibile, perché ciò sarebbe incompatibile con le nuove regole europee, entrate in vigore lo scorso 1 gennaio.      

Banca fallita, primo caso si bail-in europeo

La stessa Carinzia aveva cercato di neutralizzare le garanzie apposte ai bond con il loro acquisto a prezzi scontati sul mercato, ma l’operazione è stata contrastata con successo a marzo da alcuni creditori, guidati da Commerzbank e Pimco. La storia di Hypo è rappresentativa delle difficoltà a cui stanno andando incontro da anni diverse banche europee. L’istituto si era sviluppato nella ex Iugoslavia, ma dal 2010 aveva iniziato a scricchiolare sotto il peso delle sofferenze accusate. Salvato con 5,5 miliardi di euro del denaro dei contribuenti, un anno fa si scopre che detiene ancora una “voragine” nei conti di 8,5 miliardi. A quel punto, il governo la chiude e decide di fare intervenire la Vigilanza. Nelle scorse ore, la prima applicazione del “bail-in” in Europa.

Creditori non hanno più certezze su garanzie bancarie

Il caso è emblematico, perché evidenzia le difficoltà tecniche nell’attuazione delle nuove regole in questa prima fase di passaggio, che sta avvenendo senza un’adeguata transizione, come temuto anche dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Il problema non è tanto nei cavilli giuridici, quanto nella tutela del mercato dai mutamenti legislativi. I creditori senior austriaci avevano acquistati i bond, convinti che fossero garantiti dalla Carinzia. E così era, in effetti. Ma queste garanzie sono saltate automaticamente con l’entrata in vigore della direttiva comunitaria, che impone su tutti i creditori, salvo quelli garantiti con assets della banca stessa, perdite per i casi di rischio insolvenza e fino all’8% del passivo totale della stessa. Un caso non dissimile si era avuto in Portogallo alla fine dello scorso anno, quando a oltre un anno dal salvataggio di Banco Espirito Santo, il governo di Lisbona, d’intesa con la banca centrale lusitana ha imposto perdite anche a carico degli obbligazionisti senior del Novo Banco, l’erede dell’istituto fallito. Chi pensava fino a poco tempo fa di avere investito in titoli relativamente sicuri, ha scoperto sulla propria pelle negli ultimi mesi di essersi sbagliato.  

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Argomenti: bail in, Economia Europa