Bail-in e crisi del debito, ecco la banca che rischia di saltare

La crisi delle banche e quella del debito sovrano s'intrecciano ancora una volta. Il caso del Portogallo è emblematico e sa anche tanto di presa in giro verso l'Italia.

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La crisi delle banche e quella del debito sovrano s'intrecciano ancora una volta. Il caso del Portogallo è emblematico e sa anche tanto di presa in giro verso l'Italia.

La crisi delle banche e quella del debito sovrano sono strettamente connesse, come dimostra anche l’ultimo caso esploso in questi giorni. Parliamo del Portogallo, che insieme all’Irlanda è stato un paese esemplare nell’attuazione delle riforme strutturali richieste dalla Troika (UE, BCE e FMI), dopo avere ottenuto un bail-out da 78 miliardi di euro nel 2011. Lisbona è uscita dal piano di assistenza finanziaria già nella seconda metà del 2014, quando al governo c’era ancora il centro-destra del premier Pedro Passos-Coelho.

A novembre è accaduto l’inverosimile, ovvero che i socialisti, che pure erano stati sconfitti alle elezioni politiche del 4 ottobre, abbiano creato un’alleanza inedita con comunisti, ecologisti e sinistra radicale, dando vita a un nuovo governo di stampo anti-austerity, guidato da Antonio Costa.

Diversi salvataggi bancari in pochi mesi

I primi sei mesi per la nuova maggioranza non sono stati facili. Già alla fine dello scorso anno è stato necessario l’azzeramento delle obbligazioni senior di Novo Banco, erede di Banco Espirito Santo salvato nel 2014 con 5 miliardi di euro pubblici, un fatto che ha creato un precedente in Europa, quando ancora non vi era nemmeno in vigore la nuova disciplina sul cosiddetto “bail-in”.

Pochi giorni prima era stato salvato per la seconda volta in meno di tre anni anche Banif con altri 3 miliardi di euro, salvo essere ceduto subito dopo alla spagnola Santander. Adesso, stando a quanto annunciato dallo stesso governo, sarebbe il turno di Caixa Geral de Dépositos (Cgd), l’istituto statale che detiene un terzo dei depositi bancari di tutto il paese.

 

 

 

Lisbona verso aiuti di stato a banca pubblica

Cgd ha chiuso il primo trimestre in perdita di 74,2 milioni, quando nello stesso periodo dello scorso anno aveva riportato un utile di 2,1 milioni, ma il vero problema è che ha in pancia crediti in sofferenza per 8 miliardi. Al fine di adempiere alle nuove previsioni sui requisiti patrimoniali minimi in vigore dal 2017, il governo ha messo sul piatto fino a 4 miliardi di euro, che sarebbero utilizzati dalla banca in forma di un aumento di capitale.

Formalmente, spiegano le fonti di Lisbona, l’istituto avrebbe bisogno di circa 600 milioni entro la fine dell’anno, ma l’intenzione dell’esecutivo è di creare un buffer di capitale, che ristabilisca quella fiducia minima nel sistema bancario nazionale.

Debito Portogallo il terzo più alto in Europa

Cgd ha già ottenuto aiuti di stato per 900 milioni nel 2012 e sui quali ancora paga 80 milioni all’anno in interessi. Il vero problema per il premier Costa sarà come districarsi tra le nuove regole dei salvataggi e quelle fiscali. Complice il caso Banif (ma anche senza, Bruxelles ha stimato un deficit al 3,2%), i conti pubblici sono stati chiusi nel 2015 con un deficit al 4,4% del pil, quando era stato concordato con la Commissione europea il 2,7%.

Per questo, insieme alla Spagna, il Portogallo rischia una sanzione anche solo simbolica da parte della UE per deficit eccessivo, ma che avrebbe l’effetto di riaccendere i riflettori dei mercati sulla crisi del debito del paese, oggi intorno al 127% del pil, il terzo più alto in Europa in termini percentuali dopo Grecia e Italia.

 

 

 

Contatti con Germania per evitare sanzioni

I 4 miliardi ipotizzati dal governo corrispondono al 2,5% del pil, per cui la loro contabilizzazione a carico dello stato determinerebbe anche quest’anno uno sforamento del tetto massimo del deficit del 3%. Per cercare una possibile intesa ed evitare le sanzioni relative al 2015, il presidente Marcelo Rebelo de Sousa ha incontrato l’altro ieri il collega tedesco Joachim Gauck a Berlino in una visita-lampo di appena mezz’ora, con la speranza che la Germania non faccia pressione sulla Commissione Juncker, perché adotti una linea dura. A differenza del governo, il capo dello stato lusitano è un conservatore, quindi, in maggiore sintonia con Berlino.

Ma quand’anche i commissari chiudessero per l’ennesima volta un occhio sui conti pubblici anche per il 2016, quale soluzione sarebbe possibile per aggirare il “bail-in” e per evitare che i 4 miliardi iniettati dallo stato siano considerati aiuti di stato?

Flessibilità UE cozza con atteggiamento verso Italia

A quanto pare, il piano di ricapitalizzazione pubblico di Costa avrebbe il placet della BCE, ma restano i nodi legali. Dall’1 gennaio di quest’anno, in caso di rischio di insolvenza, prima di potere chiedere aiuto allo stato, una banca dovrà caricare le perdite per almeno l’8% del suo passivo totale su azionisti, obbligazionisti subordinati, obbligazionisti senior e, infine, sui titolari di conti correnti e deposito superiori ai 100.000 euro. Dunque, quanto vorrebbe fare Lisbona sarebbe in evidente contrasto con le nuove regole.

Interpretare con flessibilità quelli che nei fatti sarebbero aiuti di stato alle banche non sarà un’operazione facile per la Commissione, dato che un’operazione simile e meno sfacciata è stata negata non più tardi di 4 mesi fa all’Italia, che si è dovuto inventare il macchinoso sistema della garanzia pubblica sulle sofferenze (Gacs), rivelatosi così poco incisivo da dovere essere affiancato di recente dalla nascita del fondo Atlante, frutto di un’operazione di sistema, benedetta e orchestrata dal governo Renzi.

 

 

 

Spread a quasi 300 punti in Portogallo

Eppure, Bruxelles qualcosa dovrà inventarsi per fare combaciare il rispetto dei target fiscali, delle regole sugli aiuti di stato e della nuova disciplina sul “bail-in”. I commissari sono geniali nella ricerca di soluzioni formali per rendere possibile l’impossibile. Il vero problema sarà convincere il mercato che il Portogallo sia uscito dalla crisi.

Nonostante la ripresa della sua economia, con tassi di crescita attesi nell’ordine dell’1,5%, e il calo della disoccupazione sotto il 12%, Lisbona non sta riscuotendo grosso successo sul mercato dei titoli di stato, dove i decennali oggi rendono quasi il 3,10%, mostrando uno spread con gli omologhi Bund di 290 punti base. Siamo intorni a rendimenti doppi rispetto a quelli del marzo 2015, quando la BCE iniziava ad acquistare i bond governativi dell’Eurozona. Vero è che si attestano al di sotto del 3,56% toccato nel dicembre scorso, in coincidenza con il salvataggio di Banif, ma non pare si possa dire che Lisbona stia approfittando più di tanto del QE, che altrove tiene i rendimenti ancora nei pressi dei minimi storici.

Essenziale rating bond Portogallo non sia abbassato

Si consideri che il governo Costa non potrà tirare granché la corda sul deficit, rischiando altrimenti che il rating sovrano lusitano venga declassato a “spazzatura” dalle agenzie internazionali, a partire dalla cinese Dbrs, non potendo così più essere oggetto di acquisti da parte della BCE.

Ma i 4 miliardi messi in conto per salvare Cgd graveranno sul bilancio statale e avvicineranno il debito al 130% del pil. Comunque la si giri, i contribuenti portoghesi saranno chiamati ancora una volta a mettere mano al portafogli e questo, nonostante ci raccontiamo da mesi che le banche non saranno più salvate a loro spese. Caixa Geral de Dépositos dimostra che ognuno cerca di muoversi alla meno peggio, ma anche che non ci sono certezze e regole omogenee su come risolvere le crisi bancarie.

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