Bail-in, Italia a rischio credibilità: ci confermiamo inaffidabili agli occhi del mondo

Crisi bancaria: l'Italia punta a sospendere il bail-in, ma è entrato in vigore solo a gennaio. Non poteva pensarci prima, anziché mostrasi la solita inaffidabile in Europa?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Crisi bancaria: l'Italia punta a sospendere il bail-in, ma è entrato in vigore solo a gennaio. Non poteva pensarci prima, anziché mostrasi la solita inaffidabile in Europa?

Il bail-in va sospeso. Sembrano concordare tutti in Italia sulla necessità che l’insieme delle nuove norme sui salvataggi bancari non venga applicato ai casi in esame in queste settimane nel nostro paese, iniziando da MPS. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, nel giorno della riconferma alla carica, venerdì scorso, ha persino definito “incostituzionale” il bail-in, rivendicando l’efficacia di soluzioni già approntate privatamente dalle banche, come il fondo Atlante e il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, fa appello alla possibilità di intervenire con un sostegno pubblico. Da tempo, il numero uno di Palazzo Koch chiede che il bail-in venga sospeso, mentre il governo Renzi esplicitamente tratta in tal senso con le autorità europee.

Eppure, questi è entrato in vigore solamente nel gennaio di quest’anno, senza che fino al giorno prima si siano udite in Parlamento e nel paese opposizioni reali al nuovo modo di normare i salvataggi bancari. In Italia, si assisté nel 2013 a dichiarazioni di giubilo da parte del governo Letta, quando la UE emanò la direttiva comunitaria, nota come Bank recovery and resolution directive (Brrd). Il premier e il suo ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, twittarono allora che si trattasse di un provvedimento a tutela dei risparmiatori e che avrebbe accresciuto il credito nel nostro paese.

 

[tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Tutti chiedono #salvataggiobanche pubblico, dov’erano prima?[/tweet_box]

Rischio reputazione, per quanta ne abbiamo

La Germania avrà interesse e commette qualche errore di ottusità nell’interpretare in modo rigido le nuove norme, perché dovrebbe considerare che gli obbligazionisti, che hanno sottoscritto i titoli prima che la direttiva fosse emanata e successivamente recepita dalle leggi nazionali, avevano investito in un quadro normativo assai diverso. Tuttavia, quando la cancelliera Angela Merkel sostiene che non si possono cambiare le regole ogni due anni, non ha torto. Quando in Europa si fa notare che non sarebbe credibile sospendere l’applicazione del bail-in appena entrato in vigore, si dice la verità. Quando il commissario alla Concorrenza, Margrethe Vestager, tira le orecchie all’Italia, sostenendo che se avesse voluto aiutare le banche con denaro pubblico, avrebbe dovuto pensarci prima, in presenza delle norme che lo consentivano, evidenzia una sacrosanta realtà.

Supponiamo pure che l’Italia riesca a strappare alla Commissione europea la concessione di uno o più salvataggi pubblici delle sue banche; difficilmente, potremmo definirla una vittoria, perché ancora una volta, avremmo portato a casa un risultato con anni di ritardo, forzando le regole e mostrandoci agli occhi del mondo inaffidabili. Altro che attirare i presunti capitali in uscita da Londra con la Brexit. I mali dell’Italia si chiamano apatia, conformismo e adesione acritica alle proposte altrui, salvo svegliarci quando stiamo per sbattere contro un muro. Non è una colpa della sola politica, perché di questi mali sta dimostrando di soffrire anche l’intera classe dirigente del Belpaese, grande stampa compresa.

 

 

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Argomenti: bail in, Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Europa, Economia Italia, Governo Renzi