Azioni Telecom a +10% con le elezioni, Berlusconi dietro la scalata del fondo USA?

Perché dietro al rally azionario di Telecom potrebbe esserci Silvio Berlusconi e quale scenario abbiamo davanti con il prossimo governo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Perché dietro al rally azionario di Telecom potrebbe esserci Silvio Berlusconi e quale scenario abbiamo davanti con il prossimo governo.

Da quando sono state celebrate le elezioni politiche di domenica scorsa, le azioni di Telecom Italia sono salite di circa il 10% a 0,79 euro, segnando al momento un rialzo giornaliero di oltre il 2,2%. Nel frattempo, Mediaset ha risalito la china, restando dell’1% più bassa di venerdì scorso, ma si consideri che il titolo lunedì era sprofondato di oltre il 6%, quando i risultati elettorali hanno sancito la vittoria, in termini di seggi, della coalizione di centro-destra, ma senza maggioranza assoluta e con l’alleato leghista ad avere scavalcato Forza Italia nei consensi. Cosa c’entrano Telecom e Mediaset con le elezioni e da cosa sarebbero accomunate? Risposta semplice: Silvio Berlusconi.

Con la sconfitta personale incassata dall’ex premier e patron di Mediaset, sappiamo che sembra allontanarsi la prospettiva che l’azionista di controllo di fatto francese, Vivendi, usi la cassa della compagnia per risolvere i suoi conflitti giudiziari con l’impero radio-televisivo della famiglia Berlusconi, legati alla scalata di due anni fa, seguita al mancato acquisto di Premium da parte del finanziere bretone Vincent Bollorè. Per il ripensamento sull’operazione e i danni subiti, Cologno Monzese chiede un maxi-risarcimento da 3 miliardi, che a febbraio i francesi hanno cercato di patteggiare in sede di conciliazione, assicurando contratti per 460 milioni in favore di Mediaset e che sarebbero stati sottoscritti in 6 anni dalla controllata Telecom.

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Vivendi detiene il 24,8% della compagnia, ma si è appreso che nelle ultime settimane si è affacciato al suo capitale anche il fondo americano Elliott Management dell’investitore Paul Singer, che gestisce assets per 34 miliardi. Tra azioni ordinarie e di risparmio, il fondo ha acquisito il 6% di Telecom, non certo una percentuale che da sola possa impensierire i francesi, ma da qui all’assemblea del 24 aprile è probabile che gli americani rastrellino nuove azioni e tali da rafforzare la loro quota. Si consideri che il 60% del capitale risulta in mano a fondi stranieri e italiani e che l’anno scorso Vivendi ha prevalso in assemblea, in sede di rinnovo del cda, per meno di un punto percentuale di capitale.

La pista che porterebbe a Silvio

In sostanza, un ribaltone dentro la compagnia sarebbe possibile. Domanda: perché Elliott sta rastrellando azioni Telecom ed eventualmente per conto di chi? Qui, le poche certezze si mescolano alle tante fantasie. Sappiamo che dal 2015 ad oggi, ovvero da quando Bollorè ha iniziato ad acquistare azioni della compagnia italiana, il loro prezzo è sceso del 30%. In effetti, i francesi hanno molto pasticciato, assumendo e licenziando Flavio Cattaneo come amministratore delegato in appena un anno di attività, costretti così a pagargli una buonuscita da ben 25 milioni.

La governance fa acqua e lo scontro con le autorità di vigilanza e il governo italiani è stato duro e autolesionista, se è vero che adesso Roma pretende che la rete venga separata dal servizio e magari controllata dalla Cassa depositi e prestiti, che è un istituto controllato dal Tesoro. In pratica, le azioni Telecom sarebbero sottovalutate, rispecchiando una gestione inefficiente. Da qui, gli acquisti di questi giorni. Tuttavia, a pochi è sfuggito un particolare: Elliott è creditore del Milan, il club calcistico che fu di proprietà di Berlusconi dal 1986 all’anno scorso, quando venne ceduto al cinese Yonghong Li per 740 milioni. La vendita fu agevolata dal maxi-prestito di 180 milioni del fondo USA alla Rossoneri Lux Sports di Li e dai 128 milioni di obbligazioni emesse dal Milan e acquistate sempre da Elliott.

In pratica, i Berlusconi devono ringraziare gli americani, se hanno potuto incassare un assegno così alto. Pertanto, si presume che i rapporti tra Fininvest e il fondo siano positivi, nonostante le tensioni di questi mesi tra il secondo e il Milan per le difficoltà della società a rimborsare il prestito alla scadenza di ottobre. Che dietro Elliott ci sia proprio Berlusconi, che vorrebbe punire l’ex amico Bollorè per avere cercato di fregarlo, salendo a poco meno del 30% del capitale Mediaset e minacciandone il controllo? Se così fosse, potremmo sospettare che dietro all’operazione si celi una strategia a tenaglia. In pratica, l’ex premier avrebbe convinto (condizionale più che d’obbligo) gli americani a insidiare Vivendi nel capitale Telecom, al contempo rassicurandoli sul governo che starebbe per nascere. Almeno prima delle elezioni, sembrava assodato che o sarebbe stato guidato da Forza Italia o da un esponente del centro-sinistra o super-partes non sgradito agli azzurri e, anzi, che sarebbe arrivato a Palazzo Chigi con il loro avallo.

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Il fattore Salvini imprevisto

Il terremoto politico del 4 marzo ha stravolto gli schemi e ogni previsione. Adesso, il governo potrebbe essere guidato o dal Movimento 5 Stelle, magari con il sostegno del PD, o dalla Lega di Matteo Salvini, ma sempre con il sostegno del PD. Il primo scenario per Berlusconi sarebbe un incubo, perché ne verrebbero minacciati gli interessi familiari (ecco perché il titolo Mediaset è crollato lunedì), mentre un Salvini premier non nuocerebbe all’affare Mediaset-Telecom, non fosse altro perché anche il Carroccio detesta i francesi, rivendicando la proprietà italiana di assets strategici come la compagnia telefonica. E sempre lunedì, nel congratularsi per il risultato elettorale, Berlusconi ad Arcore ha presentato a Salvini i figli Piersilvio e Marina, rispettivamente vice-presidente di Mediaset e a capo della Mondadori, presenti all’incontro. Casualità? Niente affatto. L’ex premier sa che adesso il leader del centro-destra è l’alleato e che a dovere tutelare gli interessi di famiglia dovrà essere lui. Non a caso, si vocifera che il leghista lo abbia rassicurato fortemente.

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Resterebbe da vedere quale sarebbe il beneficio che Elliott ricaverebbe dal sostenere un’operazione berlusconiana. In realtà, potrebbe trattarsi, in effetti, di una coincidenza tra interessi: il fondo ritiene di poter realizzare laute plusvalenze dalla migliore valorizzazione dell’ex monopolista, magari anche grazie alla studiata societarizzazione della rete, che verrebbe scorporata e assegnata in capo alla Cdp; e Berlusconi si toglierebbe dai piedi un “traditore”, che rimarrebbe parecchio indebolito dalla eventuale cacciata dalla compagnia, visto che ad oggi venderebbe la sua quota a prezzi inferiori a quelli di acquisto, subendo perdite. E da una posizione di governo, poi, l’ex premier riuscirebbe a rendere possibile un qualche accordo industriale tra la società di controllo dell’infrastruttura e Mediaset. Infine, questa sfrutterebbe la debolezza di Bollorè per incassare il massimo risarcimento possibile, magari costringendo l’ex amico a scendere a patti. Di certo, in pochi mesi l’Italia è piombata addosso ai francesi, che da proprietari di Telecom e potenziale controllanti di Mediaset sono finiti per fare un buco nell’acqua con la seconda e a rischiare adesso persino la prima.

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Argomenti: Economia Italia, Politica, Politica italiana, Servizi pubblici

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