Azioni MPS a +34% da inizio anno, rally su voci (ottimistiche) di accordo con UE

Titolo MPS in spolvero sulle indiscrezioni per un accordo alla portata con la Commissione europea sul piano di "derisking". Eppure, le distanze tra Siena e Bruxelles restano.

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Titolo MPS in spolvero sulle indiscrezioni per un accordo alla portata con la Commissione europea sul piano di

Dall’inizio dell’anno, le azioni Monte Paschi di Siena a Piazza Affari hanno messo le ali, guadagnando un ottimo 34%, che si confronta con il pallido +1% segnato dall’indice Ftse Mib. Insomma, una volta tanto la banca senese sovrasta gli altri titoli alla Borsa italiana.

La ragione di tanto entusiasmo risiede nelle voci su un accordo quasi fatto con la Commissione europea e relativo al cosiddetto piano di “de-risking”. MPS dovrà cedere 11-12 miliardi di euro dei suoi crediti deteriorati a un’apposita “bad bank”, verosimilmente partecipata da Amco, una controllata del Tesoro.

L’ufficializzazione dell’accordo avverrebbe contestualmente all’approvazione del bilancio, prevista in data 7 febbraio. L’operazione costituirebbe il via libera alla successiva dismissione della quota del 68,24% in capo al Tesoro, cioè avallerebbe la ri-privatizzazione dell’istituto, attraverso l’ingresso nel capitale di un’altra banca. Ma siamo sicuri che tutto stia realmente filando liscio?

Bruxelles ha fissato da sempre un paletto irremovibile: la cessione degli NPL dovrà avvenire ai prezzi di mercato, altrimenti verrebbe considerata aiuto di stato. Questo significa che la “bad bank”, nell’accollarsi i crediti a rischio di MPS, non potrà gonfiarne le valutazioni. Per quanto sia difficile capire quale sia il prezzo di mercato di assets del genere, sappiamo che mediamente la banca ha iscritto a bilancio i suoi crediti al 54% del loro valore originario, mentre Amco li pagherebbe non oltre il 30%. Sulla base anche delle cessioni effettuate in questi anni da Siena, probabile che la UE consideri di mercato un prezzo attorno al 20%.

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Le perdite a carico dei contribuenti

Svalutare eccessivamente gli NPL, però, farebbe male ai conti senesi. La distanza tra prezzo di iscrizione a bilancio e prezzo di vendita imporrà perdite, che andranno a indebolire i ratios patrimoniali e allontanerebbe la privatizzazione. E Mediobanca avverte che il CET1 rischia di scendere all’11%, una percentuale che non assicurerebbe alla banca il riparo da possibili intemperie, specie sul fronte normativo, alla luce delle linee guida di Basilea IV.

Attualmente, MPS capitalizza in borsa 2,14 miliardi, a fronte di 9,6 miliardi di patrimonio netto al 30 settembre scorso. Stando a Mediobanca, il rapporto di 0,20 sarebbe appropriato, come dire che il deprezzamento di Siena in borsa rispetto alle altre banche italiane ed europee resti giustificato.

D’altra parte, se MPS riuscisse a “strappare” a Bruxelles qualche concessione sul prezzo, a pagare saremmo noi contribuenti. Il Tesoro, infatti, tramite una sua controllata acquisterebbe gli NPL a valori eccessivi, subendo perdite in fase di gestione degli assets, le quali verrebbero scaricate nei fatti sui conti pubblici. Viceversa, se fosse la banca ad accollarsi maggiori perdite del previsto, a pagare il conto sarebbero gli azionisti, i cui titoli in possesso si ridurrebbero di valore. E ancora una volta a pagare saremmo noi, dato che il capitale risulta per oltre i due terzi in mano al Tesoro.

Allo stato attuale, pur a seguito del maxi-recupero di questo inizio 2020, lo stato perderebbe con l’uscita dal capitale quasi 5 miliardi e mezzo. Nel 2017, tra ricapitalizzazione diretta e swap tra obbligazioni subordinate e azioni, aveva speso 6,9 miliardi, mentre adesso la sua quota in MPS vale poco più di 1,4 miliardi. Se paga pantalone, al mercato fa evidentemente bene. Ieri, la banca ha emesso in favore degli investitori istituzionali un bond Senior Preferred con scadenza tra 5 anni e 3 mesi (aprile 2025) per 750 milioni di euro, ricevendo ordini fino a 1,6 miliardi da parte di 115 soggetti ed esitando un rendimento annuale del 2,70%, circa 290 punti base sopra il “midswap”. Il titolo sarà quotato alla Borsa del Lussemburgo e gode di rating molto bassi: “Caa1” per Moody’s, “B” per Fitch e “B-high” per DBRS.

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