Azioni Mediaset da comprare o vendere dopo l’accordo tra Fininvest e Vivendi?

La holding della famiglia Berlusconi torna in possesso della maggioranza assoluta del capitale con diritto di voto in assemblea dopo 16 anni. Ecco il possibile impatto sul titolo.

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L'appeal delle azioni Mediaset

E’ stato implementato l’accordo tra Fininvest e Vivendi con la cessione della seconda alla prima del 5% di azioni Mediaset, come da accordo annunciato agli inizi di maggio. La holding della famiglia Berlusconi ha acquistato il pacchetto a un prezzo unitario di 2,70 euro e per un esborso complessivo di circa 160 milioni. In cambio, il colosso televisivo ha staccato in settimana un dividendo di 30 centesimi per azione. Fininvest ha così incassato 156 milioni e Vivendi 102 milioni. Di fatto, la prima ha finanziato l’acquisto grazie alla distribuzione del dividendo e la seconda ha ottenuto una congrua buonuscita.

In base agli accordi, Vivendi potrà rimanere con una quota diretta del 4,61%, mentre quella del 19,19% posseduta tramite Simon Fiduciaria dovrà essere venduta nell’arco di 5 anni a un prezzo crescente tra 2,70 e 3,10 euro. Fininvest si riserverà il diritto di acquistare i titoli rimasti invenduti. Ma se il prezzo delle azioni Mediaset in borsa fosse superiore a 3,20 euro, Vivendi potrà vendere finanche l’intera partecipazione senza dover attendere il periodo concordato.

Berlusconi “blindati” sulle azioni Mediaset

Grazie all’operazione di questa settimana, Fininvest è entrata in possesso del 49,2% del capitale e del 50,99% delle azioni Mediaset con diritto di voto. Non accadeva dal 2005. Di fatto, la holding ha “blindato” il controllo della famiglia Berlusconi. Un bene o un male per il titolo? Premessa: in 25 anni di quotazione in borsa, Mediaset non è mai stata realmente un’azienda dall’assetto proprietario contendibile. Solamente negli ultimi anni, con la repentina e imprevista scalata dei francesi, Fininvest ha rischiato seriamente di perdere il controllo.

Quando una società è saldamente nelle mani di un azionista o un gruppo stabile di azionisti, viene meno l’appeal speculativo a comprarne le azioni.

Poiché non risulta scalabile, non c’è alcuna possibilità che terzi offrano prezzi nettamente superiori a quelli di mercato per entrare in possesso di una quota elevata di capitale. Nel caso in esame, c’è un altro problema: qualora le azioni Mediaset quotassero sopra 3,20 euro, Vivendi potrebbe vendere la sua partecipazione anche per intero. Per la legge della domanda e dell’offerta, sarebbe come dire che questa sia diventata una soglia, toccata la quale l’azienda in borsa registrerebbe pressioni ribassiste sui prezzi.

Resta l’appeal legato alla strategia aziendale di trasferire la sede legale in Olanda per creare un colosso europeo dei media. Affinché ciò si tramuti, tuttavia, in un evidente beneficio per le azioni Mediaset, sarebbe necessario che il piano si concretizzasse in un aumento dei profitti, cioè taglio dei costi per via dei risparmi derivanti dall’integrazione con le controllate in Spagna e Germania e/o lievitazione del fatturato. Per il momento, accontentiamoci dell’utile netto di 52,5 milioni di euro riportato nel primo trimestre.

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